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Val di Non – Sole – Paganella

Caseificio di Coredo, verso la fine del processo: possibile sentenza il 28 febbraio

C’è anche il giallo della possibile falsa testimonianza. Giovanni Battista Maestri, il papà del bambino tutt’ora in condizioni disperate ha denunciato un test per falsa testimonianza, ma questi potrebbe ritrattare entro il 28 febbraio e rimanere impunito.

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Si è svolta mercoledì scorso 9 febbraio l’udienza di uno dei due procedimenti penali promossi dalla procura di Trento, nei confronti dei responsabili del caseificio di Coredo, Lorenzo Biasi ex presidente della latteria indagata (ora sostituito dall’allora vicepresidente Mirko Endrizzi) e del casaro Fornasari Gianluca. 

I processi in corso sono molto delicati perché riguardano non solo il rispetto nelle norme igieniche sanitarie, ma soprattutto la salute.

Parte offesa nel procedimento è Giovanni Battista Maestri, il padre del bambino che era stato male nel giugno 2017 dopo aver mangiato formaggio prodotto e commercializzato dalla latteria sociale (ad oggi ancora in condizioni disperate).

Il formaggio, secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nas, era stato acquistato presso il caseificio di Coredo.

Ricordiamo che durante le scorse udienze, un dipendente dell’azienda, incalzato, dall’avvocato di parte civile Paolo Chiariello, si è trovato costretto a confermare che il tubo dell’autocisterna durante la raccolta del latte presso i conferitori toccava incredibilmente il terreno spesso sporco di letame e lo stesso tubo, mentre lo scarico del latte nelle vasche di affioramento o nella cisterna del caseificio, veniva posizionato a diretto contatto con il latte che veniva poi usato per produrre anche il formaggio a latte crudo, come il “Due Laghi”.

Il teste aveva segnalato la criticità ai responsabili della latteria ma era stato liquidato con: “l’abbiamo sempre fatto“. Anche il luogotenente dei Carabinieri del Nas , chiamato a deporre, aveva descritto con precisione le accertate carenze igienico-sanitarie.

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Il prof. Giaccone perito del duo Fornasari e Biasi (imputati), alla specifica domanda dell’avvocato Chiariello della parte offesa, se viste le analisi del formaggio incriminato, lo avesse dato al suo nipotino o ad un altro bambino, seppur sollecitato anche dal giudice, non ha potuto o voluto rispondere. Si sa, come spesso accade, che una mancata risposta è una risposta.

Negli giorni scorsi il papà del bambino ha presentato denuncia, corredata da corposa documentazione fotografica, per falsa testimonianza nei confronti dell’aiuto casaro Guido Widmann residente a Coredo, persona che era stata sentita nelle udienze precedenti dal giudice.

Widmann aveva testimoniato sotto giuramento che le norme igieniche venivano rispettate, anche le più banali tipo vestiario, pulizia, ecc… in chiara contrapposizione però su quanto detto da altri testimoni. Ora toccherà al giudice incaricato far luce su questa nuova denuncia e decidere il da farsi. Ma pare che il caso si stia ingarbugliando ancora di più e nei prossimi giorni potrebbero succedere dei nuovi clamorosi colpi di scena. 

Ricordiamo che chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, è punito con la reclusione da due a sei anni.

Il reato fa parte di quelli per i quali opera la causa di esclusione della punibilità (ex art. 376 c.p.), se la ritrattazione è effettuata prima della dichiarazione di chiusura del dibattimento.

A quanto pare il Widmann non si è ancora avvalso dell’ex art. 376, poiché il 9 febbraio non si è presentato a rettificare le dichiarazioni rilasciate precedentemente, tuttavia il termine utile per ritrattare è  lunedì 28 febbraio p.v., data in cui il giudice dovrebbe pronunciare la sentenza finale.

Curioso il siparietto dell’avvocato Gaetano Forte all’inizio dell’udienza dove si è prodigato a disinfettare il tavolo, il microfono a lui destinato, operazione d’igiene apprezzabile se non fosse che nell’arringa difensiva abbia sottovalutato ed addirittura minimizzato sul fatto emerso dalle udienze scorse che il latte destinato alla realizzazione dei prodotti caseari ed a quelli a latte crudo andava a diretto contatto con un tubo di scarico spesso sporco di sterco di mucca.

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