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Io la penso così…

Il testo unico Bazoli (PD) sull’eutanasia va fermato!

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Egregio Direttore,

il testo unico Bazoli (dal nome del Relatore, del PD) a breve all’esame della Camera di fatto mira ad introdurre l’eutanasia nel nostro Paese. Questo, tra l’altro, andando ben oltre i limiti fissati dalla Corte costituzionale con la sent. n. 242/2019, entro i quali l’istigazione o l’aiuto al suicidio non sarebbero punibili. Detti limiti sono: paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; affetto da una patologia irreversibile; fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli considera intollerabili; pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Infatti, a parte l’estrema difficoltà nell’interpretare il requisito della “sofferenza intollerabile”(come ha rilevato il Comitato etico dell’ASUR di Ancona nella vicenda del signor Mario, nome convenzionale di un disabile grave che aveva chiesto il suicidio assistito), nel testo unificato Bazoli non compare alcun riferimento allo stato terminale in cui dovrebbe versare la persona da sottoporre al trattamento di fine vita.

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Con la conseguenza che il soggetto con patologia tumorale a lenta evoluzione – come è il mio caso personale – corrisponde esattamente al requisito di avere una patologia irreversibile con prognosi infausta, epperò questo non vuol dire per forza essere prossimi alla morte.

Rileva poi l’espressione “condizione clinica irreversibile”, che evoca la disabilità grave (potrebbero esservi compresi vari atleti delle Paralimpiadi!) o la non autosufficienza dovuta all’età! Non si vorrà, spero, individuare la categoria degli “unfit”, come tali da espellere dal corpo sociale! Con l’evidente conseguenza che i più disparati soggetti possono rientrare nelle  cennate svariate fattispecie eutanasiche, per cui si allargherebbe di molto il numero dei richiedenti l’eutanasia! Come del resto dimostrano le Nazioni in cui l’eutanasia è già legge (Belgio e Olanda, per esempio).

E’ qui il caso di sottolineare che, se la normativa in questione venisse approvata, la risposta dell’ordinamento a chi si trova non in uno stato terminale, ma in una condizione che percepisca soggettivamente come non tollerabile, non sarebbe l’assistenza sanitaria e psicologica necessaria, ma la morte procurata!

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E intanto l’ottima legge sulle cure palliative (n. 38 del 2010) resta sulla carta, perché assai poco attuata e ancor meno finanziata. Per di più, dette cure non costituiscono nel t.u. Bazoli  “il seguito di qualsiasi percorso alternativo da parte del paziente”, a differenza di quanto previsto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, alla cui stregua “il coinvolgimento in un percorso di cure palliative deve costituire un pre – requisito della scelta…”!

Quanto poi allo schema normativo usato, non può non balzare immediatamente agli occhi come esso ricalchi pedissequamente quello della legge194/78, che ha legalizzato l’aborto in Italia. Basti pensare alla dichiarazione d’intenti contenuta nel terzo comma dell’art. 2 del t.u. (che parla di “tutela della dignità e dell’autonomia del malato”) che maschera una realtà orientata nel senso diametralmente opposto, sulla scia dell’art. 1 della citata legge 194 (che “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”). In 40 anni di applicazione la 194 ha tutelato “la vita umana dal suo inizio” rendendo possibili milioni di aborti, spesso usati come strumento di controllo delle nascite!

Ma il passaggio più grave risiede nel comma 8 dell’art. 5 del t.u., che riconosce alla persona che ha richiesto la morte il diritto di ricorrere al Giudice se “il medico non ritenga di trasmettere la richiesta (di morte) al Comitato per la valutazione clinica o in caso di parere contrario dello stesso Comitato”.

Grave, perché riconosce alla morte volontaria medicalmente assistita la qualifica di diritto esigibile, cui corrisponde il dovere del Servizio sanitario di fornire la morte a una persona. E ciò in palese contrasto con le finalità istitutive del Servizio stesso.

Grave, perché costituisce un forte condizionamento per medico e Comitato, in quanto l’accoglimento del ricorso da parte del Giudice rappresenta titolo per risarcimento dei danni da MVMA (morte volontaria medicalmente assistita).

Grave, perché in tal modo il Legislatore attribuisce alla Magistratura una sorta di ultima istanza in tema di “ius vitae ac necis” a prescindere dalle competenze mediche!

Pino Morandini (foto) – Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it – La vostra opinione conta, sempre….

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