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Trento

Scuola. Brandi (Pro Vita & Famiglia): «Continua la petizione per chiedere una legge contro il gender. Il consiglio provinciale di Trento ascolti i genitori»

La petizione di Pro Vita & Famiglia Onlus ha superato le 6mila firme e chiede l’emanazione di una legge che tuteli la libertà educativa dei genitori nelle scuole

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Una petizione di Pro Vita & Famiglia Onlus, con oltre 6mila firme raccolte finora, è in corso per chiedere al Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, Walter Kaswalder, l’emanazione urgente di una legge che tuteli la libertà educativa dei genitori nelle scuole e, in particolare, delle misure volte a contrastare l’ideologia gender.

La teoria gender prende le mosse dalla distinzione tra sesso biologico e “genere”. Questa prima distinzione è importante. Infatti il “genere” non ha una derivazione naturale-biologica ma culturale, e si potrebbe definire come un insieme di ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini.

La teoria di genere, anzitutto, riduce drasticamente (fino ad annullare) il peso che ha il sesso biologico nella formazione dei ruoli, comportamenti e attributi che vengono considerati appropriati per uomini e donne.

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Proprio perché questo insieme di ruoli, comportamenti e attributi costituisce il “genere”, ed esso è un fatto di cultura non di natura. Nelle sue forme più pure, la teoria considera che nessun ruolo, comportamento o aspetto psicologico, considerato tipico degli uomini o delle donne, trovi una base reale nella natura sessuata dell’essere umano. Il sesso biologico sarebbe (o dovrebbe essere) sostanzialmente indifferente rispetto alla costruzione dell’identità psicologica e del ruolo familiare e sociale di una persona.

Si introduce quindi la definizione di “identità di genere”, cioè la percezione profonda che un soggetto ha di appartenere a un genere piuttosto che a un altro (uomo, donna, o di solito, anche altri), indipendentemente dal proprio sesso biologicoA questa identità di genere (anche questo è un punto essenziale della teoria) si attribuisce una certa prevalenza sul sesso biologico.

Abbiamo chiesto il perché e i dettagli di questa iniziativa al presidente della Onlus, Antonio Brandi.

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Presidente Brandi, cosa chiedete esattamente con questa petizione?

«Chiediamo che il Consiglio Provinciale di Trento si attivi per presentare, discutere e promulgare una legge ad hoc che vada nella direzione di garantire a tutti i genitori che nelle scuole non siano ammessi, in nessun caso e per nessuna ragione, insegnamenti o progetti che riguardino l’ideologia gender ed Lgbt».

Quando è nata questa iniziativa?

«Tutto è cominciato lo scorso novembre, quando abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di genitori indignati e infuriati per la pubblicità che l’Istituto Comprensivo Alta Vallagarina stava facendo ad un evento sul gender del MUSE, invitando gli stessi genitori a partecipare all’evento. L’Istituto comprensivo in questione raggruppa scuole elementari e medie, dunque la pubblicità della scuola si rivolge a bambini e adolescenti  giovanissimi, anche perché nel testo della pubblicità si affermava che il dibattito si sarebbe tenuto “mettendo al centro l’opinione di adulti e ragazzi”».

Perché questa necessità?

«E’ sotto gli occhi di tutti, non solo qui a Trento, ma purtroppo in tutta Italia, come la propaganda gender stia dilagando nelle scuole e negli Istituti di ogni ordine e grado. Certa politica ha tentato di legittimare tutto questo con il ddl Zan che per fortuna è stato affossato e la sua bocciatura, lo ricordiamo bene, è arrivata anche da parte di frange di sinistra e centrosinistra – storicamente pro-Lgbt – proprio perché non accettavano l’imposizione dell’identità gender in quella legge e anche nelle scuole. Allo stesso modo è successo in Trentino, con casi eclatanti, e dunque ci siamo mossi con una petizione territoriale, che speriamo possa essere presa d’esempio da altre regioni d’Italia».

Ora cosa vi aspettate?

«Le 6mila firme raccolte finora rappresentano una fetta importantissima dei nuclei familiari con figli nella provincia di Trento. Questo significa che l’istanza di una legge in tal senso è forte. Ci aspettiamo, quindi, di raccogliere ancora molte firme e che, una volta consegnate, il Consiglio Provinciale possa accogliere positivamente la nostra richiesta,  perché crediamo che sia una battaglia trasversale di buon senso per difendere la libertà educativa dei genitori, nonché lo sviluppo psico-fisico, dei bambini».

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