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Alto Garda e Ledro

Alto Garda e Ledro, riorganizzazione sanitaria a misura di cittadino

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Una sanità a misura di cittadino, che guarda ai bisogni di tutti. Inclusi coloro che vivono più lontano dai grandi hub ospedalieri di Trento e Rovereto.

L’emergenza Covid ha confermato come l’organizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari necessitasse di una revisione, per garantire la continuità delle cure e la presa in carico dei pazienti là dove vivonoha spiegato l’assessore provinciale alla salute, Stefania Segnana, intervenuta ieri sera nella sede della Comunità Alto Garda e Ledro – a Riva del Garda – per presentare ai sindaci e agli assessori comunali i dettagli della riorganizzazione sanitaria.

Un appuntamento introdotto dal commissario della Comunità Gianni Morandi, nell’ambito degli incontri sul territorio che l’esponente dell’esecutivo – affiancata dai vertici dell’Apss – sta promuovendo per condividere la proposta di riforma e raccogliere suggerimenti e criticità attraverso il confronto con gli amministratori, in vista della definizione definitiva del nuovo assetto.

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Il Trentino è stato suddiviso in tre Distretti (Nord, Sud ed Est), caratterizzati da un forte coordinamento e che di fatto costituiscono l’articolazione di Apss sul territorio. L’Alto Garda e della Val di Ledro rientrano nel nuovo Distretto Sud, del quale fanno parte anche le valli Giudicarie, la Vallagarina e gli Altipiani Cimbri. “Attraverso lo sviluppo dei distretti sanitari non ci focalizziamo sui soli ospedali, ma sull’offerta di sanità territoriale. I distretti nascono dunque con l’obiettivo di garantire la prossimità delle cure ed un approccio integrato della presa in carico del paziente, attraverso un approccio di rete e la valorizzazione di tutti i professionisti della sanitàha sottolineato Segnana.

Una vera scommessa, che secondo il direttore generale facente funzioni dell’Apss, Antonio Ferro, favorirà – tra le altre cose – il mantenimento degli ambulatori secondari dei borghi più piccoli, che attualmente i medici di medicina generale non sempre sono in grado di garantire. Questo, attraverso la nascita delle cosiddette “medicine di gruppo integrate” concepite in una logica di condivisione per garantire la vicinanza dei camici bianchi ai pazienti.

Affinché questo sia possibile, dovrà essere sviluppata un’alleanza con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e le altre figure, compresi i professionisti sanitari e socio-sanitari accreditati convenzionati.

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A tal proposito, l’assessore Segnana – affiancata dal dirigente generale del Dipartimento salute Giancarlo Ruscitti – ha ricordato come l’Amministrazione sia riuscita ad aumentare, portando a quota 42 unità, i posti disponibili per la scuola di formazione dedicata ai medici di medicina generale.

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Sono state inoltre assegnate agli iscritti al corso borse di studio aggiuntive finanziate dalla Provincia, che impegnano i medici ad assumere incarichi nel Servizio sanitario trentino per circa 3 anni dal conseguimento del diploma. Allo stesso tempo, ha invitato gli amministratori comunali a rendere le proprie realtà attrattive rispetto ai professionisti.

Una sollecitazione accolta favorevolmente dai sindaci, che hanno evidenziato come spesso le buone intenzioni si scontrino con una burocrazia che necessita uno snellimento.

Uno dei cardini della riorganizzazione, è rappresentato dalla prevenzione. L’obiettivo è di standardizzare e omogenizzare le risposte e potenziare la presa in carico e la conoscenza dei bisogni di salute sull’intero contesto provinciale, oltre a garantire efficacia ed efficienza nei livelli essenziali di assistenza, come ha spiegato il direttore facente funzioni per l’Integrazione socio sanitaria di Apss Gino Gobber.

Ulteriori dettagli sono stati forniti dal direttore amministrativo di Apss Andrea Maria Anselmo e dal direttore del Servizio ospedaliero provinciale Pier Paolo Benetollo. Quest’ultimo si è concentrato sul nuovo modello di ospedale policentrico, con la creazione di centri specializzati per patologia opportunamente distribuiti all’interno della rete ospedaliera, ma anche la caratterizzazione di ogni struttura, proprio come l’ospedale di Arco che vanta un centro all’avanguardia dedicato alla procreazione medicalmente assistita.

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