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Trento

Loredana Ciccantelli, Confapi Trentino: «Il Trentino ha dimostrato di avere un piano di azione concreto per quanto riguarda l’accoglienza turistica»

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Oggi parliamo di turismo in un momento delicato per tutto il mondo e anche per il nostro Paese. Il settore è alle prese con la pandemia e ancora uno dei più penalizzati che, ricordiamo, rappresenta quasi il 20% del Pil italiano e il 25% in Trentino

Ancora oggi il Covid e la nuova ondata della variante Omicron hanno decimato le partenze per l’Italia. Abbiamo 60 milioni di arrivi e 120 milioni di presenze in meno rispetto al 2019 nel pieno della stagione del turismo invernale e della montagna.

Abbiamo fatto un’analisi della situazione e soprattutto abbiamo cercato di tracciare delle possibii soluzioni con Loredana Ciccantelli esperta e consulente per il marketing del turismo di Confapi Trentino. (Associazione piccole e medie industrie)

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Anche nel 2022 si prospetta un anno nero per il turismo italiano. Qual è la fotografia del momento?

«Inanzitutto va ribadito che le sorti del turismo e anche dell’ampio indotto che il turismo porta con sé e più in generale dell’economia del Paese sono legati principalmente all’andamento della pandemia non solo in Italia ma anche nel resto del mondo.

Purtroppo azioni e situazioni che si verificano anche molto lontano da noi in ogni caso generano anche abbastanza velocemente delle conseguenze immediate. Il nostro è un settore legato a doppio filo alla sfera emozionale quindi ciò che risulta adesso dalla nuova situazione pandemica accentua l’incertezza. Il picco di Omicron che attendiamo per fine gennaio purtroppo ha ridotto le possibilità di accesso ad una vacanza tranquilla.

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Non siamo assolutamente nella situazione del 2020 o del 2021. Abbiamo consolidato dei protocolli di sicurezza per il contenimento, ampliato le terapie intensie e abbiamo l’arma vincente del vaccino. Direi che il quadro, pur non essendo roseo, non si possa considerare del tutto nero».

L’intero indotto delle vacanze in montagna dalle attività dei rifugi, alle malghe fino agli agriturismi è già stato duramente colpito dalle limitazioni dello scorso anno. Come sta andando in questo senso l’attuale stagione invernale? 

«E’ indubbio che Omicron abbia provocato una sostenuta percentuale di cancellazione che si attestano intorno al 30-40% sebbene molte di queste cancellazioni siano state poi sostituite da prenotazioni last minute.

Si tratta di un trend inevitabile che abbiamo visto già consolidarsi nel periodo estivo ma che a maggior ragione, vista l’incertezza attuale si è ulteriormente accentuato. Quello in corso sarà un anno di transizione durante il quale saranno necessarie flessibilità e attenzione costanti.

Al momento mancano gli arrivi dall’Austria, dalla Germania, dal Regno Unito e più in generale da tutto il Nord Europa. Purtroppo sono venuti a mancare anche gli italiani in un momento in cui, soprattutto durante le festività natalizie, ci si sarebbe aspettato un gettito notevole nel settore soprattutto per quello che riguarda le famiglie. E’assolutamente necessario che vengano gestite le richieste di operatività con una piccola finestra di prenotazione. Questa è la sfida che ci siamo posti per quest’anno: mantenere un alto livello dei servizi nonostante la situazione di difficoltà».

E’ possibile fare un piccolo ‘flash’ sul Trentino, tra le regioni che animano il turismo della montagna?

«Dal punto di vista gestionale e organizzativo il Trentino rappresenta una delle realtà più valide nel settore del turismo invernale. Pur subendo gli stessi contraccolpi delle altre zone dell’arco alpino, ha comunque messo in campo diverse strategie.

Tramite l’assessore Failoni, con l’attenzione ai protocolli, alla non chiusura totale delle attività e quindi al favorire la circolazione, il Trentino ha dimostrato di avere un piano di azione concreto per quanto riguarda l’accoglienza turistica. E’ stato anche elaborato un piano di compensazione offrendo ai turisti la possibilità di un’assicurazione anti Covid che comunque – e questo va detto – ha un costo del 5% del fatturato impiegato. Alla luce delle perdite attuali questa rappresenta una buona arma che a mio avviso andrebbe ulteriormente valutata come ‘booster’ per poter nuovamente convogliare il flusso turistico.

Se noi analizziamo quello che sta succedendo nel settore crociere – che è un settore totalmente diverso da quello delle zone montane ma non troppo – notiamo che la ripartenza c’è e non si ferma. Le prenotazioni arrivano nonostante la situazione Covid e i passeggeri che vengono trovati positivi vengono fatti scendere a terra per permettere l’isolamento mentre la nave prosegue la sua corsa.

E’ un parallelismo questo che potremmo fare con le montagne: dobbiamo comunque assistere chi dovesse risultare positivo ma non interrompere la vacanza per tutti. Questo è il messaggio più importante da far passare in questo momento: il Covid è diventato endemico e noi ci dobbiamo convivere».

Cosa non ha funzionato finora secondo Lei?

«Molto prescinde dalle nostre capavità di controllo. A mio avviso è stata sottovalutata l’urgenza del vaccino a livello globale. Abbiamo sottovalutato le conseguenze di una mancata vaccinazione a livello globale».

Il dibattito è ancora aperto tra Green pass, Super Green pass ed eventuali obblighi e chiusure riservate ai non vaccinati tra i possibili benefici dal punto di vista sanitario o il rischio di affossare ancora di più il turismo. Qual è la possibile Road Map per convivere con questa pandemia e uscire dalla crisi?

«Sul discorso del mancato accesso per coloro che non sono in possesso del Green pass personalmente non sono d’accordo. E’ la situazione sanitaria che impatta sul turismo e non viceversa. La mancanza di possibilità di accesso comunque inibisce la possibilità di viaggiare. Sono assolutamente favorevole all’utilizzo del Super Green pass e al fatto che il Trentino abbia legato il Green pass allo Skipass.

Ampliando le terapie intensive, ampliando la campagna vaccinale possiamo fare in modo che non ci sia un precipitare della situazione sanitaria. La ancata gravità della malattia ci può consentire di proseguire.

Dal punto di vista delle strategie locali, implementerei un servizio di assistenza in caso di positività. Farei in maniera individuale ciò che viene fatto dalle agenzie e dai tour operator per l’appunto durante le crociere: non sdi lasciano le persone in balia della propria positività che in molti casi non è una malattia vera e propria.

Va in ogni modo aiutato il turista in caso di positività a far proseguire la vacanza alla sua famiglia o a parte della sua famiglia o del suo gruppo di amici in maniera tale che questo non impatti completamente sull’impegno di viaggio che queste persone hanno preso».

All’inizio della pandemia, parlando di abitudini di servizi – e quindi anche nell’ambito turistico – di prodotti offerti si è registrato un cambio nelle abitudini dei viaggiatori o dei vacanzieri e soprattutto il settore ha cercato di proporre nuove soluzioni. A che punto siamo? Anche questa è una strada da continuare a percorrere?

«Assolutamente sì. Proprio perché la situazione è endemica dovremo convivere con il virus. E’ necessario quindi mettere in atto le soluzioni secondo le nostre possibilità. Non possiamo pensare di fronteggiare una terza, quarta o quinta ondata di virus in maniera locale.

Dato però che la percentuale di vaccinazioni per quanto riguarda l’Italia e l’Europa in generale è possibile che il turismo riprenda a girare man mano che le persone si abituano ad accettare l’incertezza. Questo perché le certezze sono state completamente spazzate via dal virus e le dobbiamo implementare dando nuove sicurezze per ciò che riguarda la propria salute e quella dei propri cari.

Questo oggi è fattibile. Per cui anche l’uso della maschetina Ffp2 obbligatoria è una grande svolta perché arresta il virus senza arrestare la circolazione delle persone. Fermare attività o limitare le persone o gli orari sono soluzioni ormai improponibili.

Costi quel che costi, è necessario mantenere il motore in funzione, anche con poca benzina. Dobbiamo andare avanti e incamminarci verso la cosiddetta ripresa e resilienza che con il piano degli investimenti europei speriamo di potere portare avanti. Nel frattempo bisogna resistere e mantere quello che abbiamo conquistato fino ad oggi non solo dal punto di vista sanitario ma anche turistico ed economico».

E proprio parlando di Pnrr, sappiamo che lei è una promotrice. Arrivano richieste e proposte anche su sostegni urgenti. La proroga della cassa integrazione e adeguate moratorie fiscali. Nel piano sono previsti 1,8 miliardi che per molti sono insufficienti. 

«Diciamo che lo tsunami che ha travolto il settore ha praticamente spazzato via tantissime imprese e altrettante ne sta mettendo a dura prova. Mi viene da dire che qualsiasi fondo sarebbe insufficiente per coprire il danno che è stato fatto e che purtroppo dobbiamo ancora fronteggiare.

Il sostegno al turismo ci vuole come è necessario in verità a tutte le categorie produttive che abbiano registrato un calo del 90% o comunque un calo molto elevato del fatturato a dimostrare che la filiera si è spezzata in più punti e non si tratta solamente di quel famoso 13% del Pil ma di una percentuale molto più elevata.

L’indotto derivante dal turismo – che è un export a tutti gli effetti – è stato bombardato e anche se a occhio nudo non vediamo le macerie, queste ci sono. Il Pnrr dovrà partire e partirà al più presto a livello nazionale o così almeno speriamo. La moratoria fiscale di cui si parla è assolutamente necessaria perché semplicemente non abbiamo altre energie da spendere. Stiamo cercando di rialzarci e ci lecchiamo le ferite giornalmente.

Cerchiamo in tutti i modi di riprendere un filo che è stato spezzato in maniera brutale e che continua a venire tagliato ogni volta che noi cerchiamo di ricucirlo. Tutto questo ci drena una marea energie che non possiamo spendere in altre situazioni. Da questo punto di vista il settore va assolutamente protetto da ulteriori stress. Per ciò che riguarda il prolungamento della cassa integrazione sono d’accordo anche se forse andrebbe anche lasciata la scelta decisionale agli imprenditori che non devono essere visti come soggetti che vogliono lucrare ma da sostenere».

Dopo il Natale, il Capodanno e l’Epifania come si prosegue o in altri casi come si può ripartire?

«Per quanto riguarda la stagione invernale attuale con il dato che prevede il picco di omicron entro gennaio rendono difficile intravedere cambiamenti nell’immediato. Non deve tuttavia scoraggiare il fatto che non si vedano al momento grosse spinte promozionali o di prenotazioni successive al mese di gennaio.

Tra le carte di spinta da parte della Provincia c’è quella dell’implementazione dell’assicurazione e del servizio di assistenza in caso di positività. Se il meteo e la neve tengono si può prevedere una buona stagione. Va tenuto però un livello molto alto per non causare una diminuzione dell’emozionalità».

Quale messaggio si sente di lanciare agli imprenditori del settore, agli addetti ai lavori e magari anche alle istituzioni e ai nostri decisori politici?

«Quello rivolto agli imprenditori più che altro è un messaggio di fiducia. Resistere, insistere, lottare e mantenere sempre un livello di servizio elevato perché la luce in fondo al tunnel c’è e perché il vaccino è quello che ci farà uscire da questa situazione e perché tutto questo, da negativo probabilmente può segnare un punto positivo dal quale ripartire nella consapevolezza che quello che abbiamo non è mai definitivo ed ha sempre necessità di essere verificato. Questo può dare una spinta ulteriore per il futuro. Io me lo auguro perché ne abbiamo bisogno e ce lo meritiamo».

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