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Società

Eutanasia e droga legale, nascono i comitati per il no. Agnoli: «Tematiche che nascondono mille pericoli»

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In vista dei due referendum su eutanasia e droga legale, promossi dai radicali di Marco Cappato, sono nati in questi giorni due comitati nazionali per il No.

Abbiamo sentito, al riguardo, Francesco Agnoli laureato in Lettere classiche, che insegna Filosofia e Storia presso i Licei di Trento, Storia della stampa e dell’editoria presso la Trentino Art Academy.

Collabora con i quotidiani Avvenire, Il Foglio, La Verità e con il mensile Il Timone. Autore di numerosi saggi, ha ricevuto nel 2013 il premio “Una penna per la vita”, promosso dalla facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione tra gli altri con la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana)

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Francesco Agnoli si dedica in particolare alla storia e alla filosofia della scienza, ed ha al suo attivo numerose interviste con scienziati di fama mondiale come Federico Faggin, Enrico Bombieri, Piero Benvenuti, segretario generale dell’Unione Astronomica mondiale, e molti altri. È molto sensibile alle tematiche riguardanti la vita e la famiglia. 

Professor Agnoli, sono nati i comitati per il no alla liberalizzazione dell’eutanasia e della cannabis, in sintesi gli oppositori della linea radicale. Lei, che conosce i rispettivi presidenti, cosa ci può dire?

«Sì, sono nati due comitati per il No, e sono presieduti rispettivamente da Assuntina Morresi, di cui sono amico da molti anni, e da Angelo Vescovi, al fianco del quale ho avuto modo di parlare, diversi anni orsono, al Meeting di Rimini, davanti a migliaia di giovani, dopo aver scritto di bioetica sullo stesso quotidiano per circa un anno. Sono due uomini di scienza, perché Morresi è docente universitaria di chimica-fisica (qui il suo libro sull’eutanasia del piccolo Gard: https://www.loccidentale.it/shop/prodotto/charlie-gard-eutanasia-di-stato/ ), mentre Angelo Vescovi è un biologo e farmacologo italiano di fama mondiale per i suoi studi sulle cellule staminali. La scelta di due scienziati è importante, perché la demagogia e la superficialità delle argomentazioni dei “discepoli” di Pannella vanno contrastati sul terreno della razionalità».

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Lei come si pone rispetto ai due referendum?

«Direi che come presidente del Movimento trentino per la Vita, sono molto interessato al tema dell’eutanasia, ad un’ informazione corretta sul tema. Per ora basti dire che la confusione più tipica che si fa, da parte del fronte del sì, è quella tra accanimento terapeutico ed eutanasia. Molti credono che essere contro l’accanimento terapeutico corrisponda ad essere per il sì al referendum. Non è così. L’accanimento terapeutico, che pure non è così facile da definire, è da sfuggire, così come l’abbandono terapeutico.

L’eutanasia in stile radicale nasconde mille pericoli. Basta conoscere il primo programma eutanasico della storia, quello nazista, oppure vedere cosa succede nei paesi, come il Belgio, l’Olanda o l’Oregon, dove l’eutanasia è legale: medici che uccidono di propria iniziativa, per liberare i letti o per altro; parenti che scelgono la morte dei loro cari per affrettare l’eredità; anziani che chiedono la morte perché spinti da una certa cultura a sentirsi “un peso per lo stato e la famiglia”…

Certamente, poi, ci sono Stati e politici che vorrebbero risolvere il problema dei costi sanitari crescenti, in un Occidente sempre più anziano e senza giovani, eliminando i malati, sino a pianificare l’eutanasia di bambini malati che potrebbero essere curati… Ricordiamo il caso recente della piccola Tafida: in Inghilterra si decide di ucciderla, viene portata in Italia grazie all’opposizione dei genitori e si scopre che la piccola è curabile».

E riguardo al referendum sulla droga?

«Con gli amici dell’associazione Liberi & Forti, dedicata a don Sturzo e Alcide Degasperi stiamo studiando l’argomento, grazie all’aiuto di medici, responsabili di comunità di recupero… .Noto soltanto, per brevità, che in Italia abbiamo 300 morti per overdose all’anno, mentre negli Usa, dove da tempo stanno liberalizzando le droghe, siamo a 100.000! Per non parlare degli incidenti stradali, delle violenze, degli stupri connessi alla maggior circolazione di droga. Quanto all’idea secondo cui liberalizzare significa sconfiggere la criminalità organizzata, l’assurdità di tale affermazione è spiegata molto bene dal giudice Nicola Gratteri, in prima fila per la lotta al narcotraffico, in questo video: https://www.youtube.com/watch?v=1PUSysADPBo»

Approfitto anche per lanciare un messaggio: chi è interessato ad approfondire, può scriverci alla mail:  [email protected]

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