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Trento

APTO, al via la valorizzazione di un ricchissimo patrimonio della Tradizione Orale Trentina

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“’Note a memoria. Lezioni di musica popolare trentina’, l’iniziativa organizzata del Museo degli usi e Costumi della Gente Trentina, va nella direzione di salvaguardia del prezioso patrimonio orale della nostra tradizione che ha bisogno di essere riconfermata – ha detto l’assessore alla cultura Mirko Bisesti ieri mattina in conferenza stampa – per questo l’impegno della Provincia autonoma, dell’assessorato attraverso il Museo di San Michele è forte. Ringrazio il presidente del Museo Ezio Amistadi con il quale stiamo lavorando intensamente per valorizzare la tradizione trentina legata ai nostri canti popolari e non solo. Un grazie particolare allo studioso Renato Morelli che mette a disposizione la sua competenza e professionalità a beneficio dell’intera collettività trentina”.

Prendendo la parola il presidente del Museo Ezio Amistadi ha ringraziato l’assessore Bisesti per la bella opportunità, e “le persone presenti qui in Sala Belli, i giornalisti, il direttore del Conservatorio di Trento Massimiliano Rizzoli, le scuole civiche e musicali, la Federazione dei cori del Trentino e il suo presidente Paolo Bergamo, la Federazione circoli culturali e ricreativi (Feccrit) e coloro che ci seguono da remoto, i nostri affezionati utenti”.

Dopo aver ricordato che il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina conserva circa 16.000 oggetti, 21.000 libri e moltissimi video, il presidente Amistadi ha sottolineato come “questo patrimonio deve essere messo a disposizione di tutti, è qui la nostra scommessa e l’iniziativa che presentiamo qui oggi va proprio in questa direzione. Dal primo di giugno di quest’anno c’è stato un cambio di direzione al Museo e abbiamo intrapreso un nuovo percorso che prevede questa condizione: cioè il Museo deve aprirsi, lavorare con gli altri, e rendersi disponibile. I nostri collaboratori, che sono molto competenti, hanno condiviso e si sono messi sulle spalle carichi di lavoro pesanti nel senso che ognuno ha diversi progetti da portare avanti. Oggi parliamo di APTO, l’Archivio provinciale della Tradizione Orale, istituito dalla Provincia autonoma di Trento nel settembre del 1998 su un progetto dell’etnomusicologo e musicista Renato Morelli che ora si è messo a disposizione gratuitamente per valorizzare questo significativo patrimonio della tradizione orale trentina e delle Alpi. Ringrazio in modo particolare Renato Morelli perchè si è messo a disposizione per fare due cose significative: proseguire nella catalogazione, nell’inserimento di centinaia e centinaia di video e di documenti e proporre, condividendo con i collaboratori del Museo, percorsi di valorizzazione di questo prezioso patrimonio della Tradizione Orale. Il ciclo di webinar è il primo passo”.

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L’etnomusicologo Renato Morelli ha quindi presentato poi il ciclo di webinar “NOTE A MEMORIA. Lezioni di musica popolare trentina” che rappresenta un’opportunità per conoscere meglio il patrimonio etnofonico trentino, valorizzando i fondi sonori presenti in APTO.

Si tratta di un corso di approfondimento e divulgazione scientifica rivolto al pubblico trentino, soprattutto giovanile, alle varie comunità dei “Trentini nel mondo”, ai coristi della Federazione cori, agli studenti delle scuole civiche musicali, del conservatorio e dell’università, e a tutti gli interessati alla musica-danza popolare trentina e, in sostanza alla cultura trentina.

Questo primo ciclo (dal 13 dicembre 2021 al 31 gennaio 2022 – ogni lunedì dalle ore 18 alle 19) è dedicato al Natale “Stelle, Gelindi, tre Re. Tradizione orale e fonti scritte nei canti di questua natalizio-epifanici della Stella dalla Controriforma alla globalizzazione”.

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Verranno presentati gli esiti di uno studio trentennale sui canti di questua natalizio-epifanici dell’arco alpino, condotto dall’etnomusicologo Morelli attraverso vari rilevamenti “sul campo” alternati a mirate indagini d’archivio (presso la biblioteca Vallicelliana di Roma, la British Library di Londra, la biblioteca del Conservatorio di Bologna, il Ferdinandeum di Innsbruck).

Uno studio che è riuscito finalmente a dare risposte concrete ad un quesito centrale negli studi etnomusicologici italiani, e non solo: l’esistenza di eventuali fonti a stampa per questo repertorio (collocato sul confine fra popolare e colto, scritto e orale, sacro e profano), considerato “di tradizione orale”.

I webinar saranno organizzati come un percorso multimediale a ritroso che, partendo dal ritrovamento in Val dei Mòcheni della seicentesca “Raccolta Michi”, porta nuova luce sull’origine e le fonti di questa tradizione (i canti di questua della Stella o dei Tre Re), scavando nelle pieghe della “micro-storia”, per arrivare alla “Grande-Storia” della Riforma luterana e del Concilio di Trento con le sue “laudi a travestimento spirituale”.

Tutti i canti presentati nei webinar sono presenti in APTO, dove potranno essere liberamente consultati e scaricati dal sito del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

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