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Musica

Fra mito e leggenda, il cantante senza tempo: 30 anni fa moriva Freddy Mercury

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il 24 novembre di 30 anni fa moriva Freddie Mercury leader dei Queen e forse il più grande cantante della storia della musica. 

Le sue canzoni sono capolavori senza tempo che vengono ascoltate con grande emozione dai giovani e da quei over ’50 ’60 e ’70 che hanno vissuto la grande epopea del rock in un tempo dove tutta la musica era nuova e da scoprire.

La sua storia è quella di un artista unico, che da Zanzibar a Londra ha consacrato la sua leggenda.

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A lui è stato dedicato «Freddy Mercury: The Final Act» in onda in queste ore su BBC2: tra gli altri il racconto inedito di Anita Dobson, moglie di Brian May e amica stretta del leader dei Queen.

Freddie Mercury: The Final Act” è anche una storia di amicizia, amore e lotta contro il pregiudizio, dimostrato dal modo in cui gli amici di Freddie hanno creato una gioiosa celebrazione della sua vita, che non solo ha brunito la sua reputazione di uno dei grandi interpreti musicali, ma che hanno anche contribuito a cambiare gli atteggiamenti sociali.

Secondo quanto riportato da Irish Mirror, tra le novità del filmato che attendono i telespettatori c’è la testimonianza di Anita Dobson, moglie di Brian May e amica intima di Freddie, che ricorda come il frontman della band si stesse preparando a morire già sei mesi prima della sua tragica fine, per complicazioni dovute all’Aids, e alcune sue tragiche parole: “Freddie mi disse: ‘Quando non potrò più cantare, cara, sarà quello il momento in cui morirò'”.

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Nel documentario la donna descrive la star come “molto magro e scarno” prima della sua morte avvenuta il 24 novembre 1991 nella sua casa di West London. Inoltre l’assistente personale di Freddie, Peter Freestone, rivela di come si sia preso cura di Mercury nelle due settimane prima della morte, con il leader dei Queen che “rifiutava i farmaci salvavita”.

Lo stesso rivela anche gli ultimi momenti: “Joe Fanelli mi ha chiamato intorno alle 5 del mattino. Praticamente Freddie era appena entrato in coma. Abbiamo fatto di tutto per accudirlo. Lui continuava a muoversi leggermente. Noi gli abbiamo cambiato la maglietta e, poi, abbiamo assistito alla sua dipartita”.

Intanto durante l’estate Brian May aveva confermato la lavorazione di un secondo capitolo di “Bohemian Rhapsody”: “Ci stiamo lavorando, stiamo cercando alcune idee”, ammettendo che nessuno si sarebbe aspettato che il primo film potesse avere un tale successo.

Nel documentario, stando alle anticipazioni, si parlerà degli ultimi anni di vita di Freddie Mercury, che nonostante la malattia continuò ad essere attivissimo quasi fino all’ultimo (all’inizio del 1991, per dire, i Queen spedirono nei negozi l’album “Innuendo“, registrato nel corso dell’anno precedente, quando le condizioni di salute del cantante avevano già cominciato a non essere delle migliori – non poca preoccupazione destò la forma fisica con la quale Mercury si presentò nel febbraio del ’90 insieme ai Queen sul palco dei BRIT Awards per ritirare un premio speciale).

Il documentario racconterà anche i preparativi del concerto che i Queen organizzarono subito dopo la sua morte per omaggiarlo, quello che si svolse nell’aprile del ’92 allo stadio di Wembley e che vide alternarsi sul palco le star del pop e del rock internazionale, da David Bowie (memorabile il duetto con Annie Lennox su “Under pressure”, la hit che qualche anno prima il fu Duca Bianco aveva inciso con gli stessi Queen) a George Michael, passando per Elton John.

Gli autori dello speciale hanno intervistato per l’occasione alcuni dei protagonisti di quello show, compresi Roger Daltrey degli Who e Paul Young.

Ricordato per il suo talento vocale e per l’esuberante personalità sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock e viene riconosciuto come uno dei migliori frontman di sempre. Come membro dei Queen venne inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2001, e come singolo artista entrò a far parte della Songwriters Hall of Fame nel 2003. Nel 2008 la rivista statunitense Rolling Stone lo classificò 18° nella classifica dei migliori cento cantanti di tutti i tempi, mentre l’anno successivo si piazzò al primo posto tra le voci rock per Classic Rock.

Nel 1970, insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, fondò i Queen, ai quali un anno più tardi si aggiunse il bassista John Deacon. Per il gruppo rock britannico, con cui restò fino alla morte avvenuta all’età di 45 anni a causa di una broncopolmonite (complicanza dell’AIDS di cui era affetto), scrisse canzoni di successo come Bohemian RhapsodyCrazy Little Thing Called LoveDon’t Stop Me NowIt’s a Hard LifeKiller QueenLove of My LifeBicycle RacePlay the GameSomebody to Love e We Are the Champions.

Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese un breve percorso da solista con la pubblicazione di due album, Mr. Bad Guy nel 1985 e Barcelona nel 1988, quest’ultimo frutto della collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballé. In sua memoria, il 20 aprile 1992 fu organizzato a Londra il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti di tutta la scena musicale internazionale; parte dei proventi dell’evento furono utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, organizzazione impegnata nella lotta all’AIDS.

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