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Bolzano

Prorogata la mostra “La scuola di Arti e Mestieri” al Museo Mercantile di Bolzano

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Quasi a metà di via Portici nel cuore del centro storico di Bolzano ha sede il Palazzo Mercantile di Bolzano e il suo museo omonimo, una struttura unica nel suo genere testimone di una lunga storia commerciale, in parte ancora da scoprire.

La visita riserva molte sorprese: la città di Bolzano avvolta nell’atmosfera natalizia e la mostra temporanea “La scuola di Arti e Mestieri di Bolzano (1884-1921)” prorogata fino a settembre 2022, ospitata nel magnifico palazzo Mercantile con entrata in via Argentieri.

La vocazione di Bolzano fin dalla sua fondazione verso la metà del XII^ sec. era quella di città mercantile, dove grazie alle sue fiere (quattro all’anno) si scambiavano merci provenienti dall’area della Germania meridionale e dell’Italia centro-settentrionale; tessuti, pelli e cuoio, cera e spezie, cereali oltre all’esportazione di vino.

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L’idea di fondo prevedeva un maggior numero di botteghe commerciali e artigianali lungo la via principale – via Portici – costituita da edifici con facciata stretta che si sviluppavano in altezza tra diversi piani e cantine.

La peste che colpì tutta Europa a metà del Trecento rallentò gli scambi transalpini, ma con il Quattrocento ripresero a salire; un documento trentino testimonia il passaggio di ben 3626 mercanti diretti alle fiere di Bolzano. Zafferano, vino, olio, produzioni tessili e seta, nonché produzione mineraria come il rame erano molto richiesti.

Nel 1635 per rendere attrattiva la piazza bolzanina furono promulgati “i privilegi di fiera” da parte dell’arciduchessa Claudia de’ Medici reggente del Tirolo. Una donna di grande personalità, che da straniera ha saputo gestire il non facile ambiente della corte di Innsbruck, dimostrando una spiccata sensibilità, oltre che mecenatismo per le questioni economiche.

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L’esito più importante fu la creazione del Magistrato Mercantile, un tribunale consentiva di risolvere entrambi i gradi di giudizio in pochi giorni, eletto e composto esclusivamente da mercanti italiani e tedeschi a rotazione, con competenze su tutte le controversie legate agli affari di fiera.

Agli inizi del ‘700 si avviò la costruzione del Palazzo Mercantile su progetto dell’architetto veronese Francesco Perotti, l’edificio si distingue nel suo stile per la mescolanza di elementi rinascimentali e barocchi, al posto degli Erker sono presenti torrette e archi a sesto acuto.

A piano terra si trova la sala delle aste e al piano superiore il Salone d’onore con arredi ricercati e una collezione di opere d’arte, stufe in maiolica e pregevoli lavori in ferro battuto. E ancora una grande libreria barocca, un prezioso tappeto Ushak e numerosi ritratti dei regnanti che si sono succeduti in Tirolo.

Nel 2012 le cantine medioevali sono state integrate nel percorso museale che racconta la storia più antica del palazzo.

Gli spazi e le sale rappresentavano il prestigio e il potere delle grandi famiglie mercantili locali (Gumer, Menz, Zallinger, Graff, ecc..), ma verso il 1920 in seguito ai cambiamenti politico-economici e di comunicazione iniziò il lento declino della piazza bolzanina.

Nel 1851 nasce la Camera di Commercio di Bolzano che ne eredita i beni e nel 1997 viene inaugurato l’attuale Museo Mercantile che conserva il ricco patrimonio artistico, una biblioteca di preziosi testi giuridici e mercantili d’epoca con l’archivio aziendale della famiglia Menz, commercianti tessili tra i primi a negoziare con l’Oriente.

La parte più straordinaria dell’archivio è costituita dai campionari con pezzi di stoffa in varie fantasie e grandi libri di commissioni, che riportano le ordinazioni, nome e località di provenienza dei clienti, nonché qualità e tipologia della merce ordinata.

In questo ricercato contesto espositivo ben si colloca la mostra temporanea “La scuola di Arti e Mestieri di Bolzano (1884-1921)” che traeva origine dalle forti idee “moderniste” che hanno scosso le fondamenta delle scuole tradizionali tra cui l’Accademia di Vienna; i professori legati al movimento della Secessione sostenevano l’integrazione di arte, design e produzione industriale.

In questo fertile ambito si sono sviluppate sull’intero territorio dell’Impero austro-ungarico 150 “Fachschulen” (scuole tecniche di arti e mestieri), destinate a formare maestranze specializzate, i cui prodotti rappresentavano una voce negli scambi commerciali con l’estero.

A queste scuole si accedeva dopo otto anni di studio (elementari e medie), i programmi didattici privilegiavano i lavori in legno (a Bolzano) oppure in arte ceramica, arte tessile (tappeti e arazzi), lavorazione dei metalli e ferro battuto, taglio e intarsio di pietre.

Gli studenti migliori proseguivano gli studi nella prestigiosa “Kunstgewerbeschule” di Vienna; la mostra mette in risalto l’eccellenza della Fachschule di Bolzano nata nel 1884, il cui scopo era quello di formare artigiani preparati all’esercizio del mestiere e artisticamente affinati.

Anche gli studenti delle famiglie meno abbienti potevano studiare, utilizzando borse di studio erogate da enti e privati.

Arte o artigianato – designer o artigiano – erano i due percorsi possibili, ambedue di alto livello grazie ad abili insegnanti, professionisti a tutti gli effetti, che oltre a “maestri” ottenevano prestigiosi incarichi sia privati che pubblici.

Si valorizzava la personalità dello studente che doveva sviluppare insieme al docente idee e proposte su forme, uso e applicazione dei materiali, rendere esecutivi i progetti con l’aiuto di modelli e prove pratiche.

Si fornivano agli studenti strumenti per affinare le conoscenze artistiche e soprattutto le capacità manuali, a conclusione del ciclo scolastico (quadriennale) si otteneva il diploma.

Un fattore fondamentale era lo stretto rapporto che si instaurava tra scuole professionali, mondo dell’economia e cittadini, essenziale fu il ruolo giocato dalla Camera di Commercio.

Tra gli allievi della scuola bolzanina che hanno avuto una carriera professionale di alto profilo emerge Josef Zotti (Borgo Valsugana 1882 – Vienna 1953), architetto e designer che studiò a Vienna con altri illustri colleghi tra cui Anton Hofer e Gustav Gurschner, originale è il suo interesse per la teoria del colore.

Nella mostra sono esposti preziosi oggetti prodotti dagli allievi migliori, una decina gli artisti di cui viene illustrata la biografia nel Quaderno 11 della collana del Museo; cornici, piccole mensole, schienali di sedie finemente intagliate, decorazioni in legno e sculture, suppellettili in argilla, pizzi, bijoux e vetri decorativi, bozzetti per stoffe e tappeti, disegni di arredi e realizzazione di mobili, ecc..

Colpisce l’attenzione un pannello intarsiato in legno di tuia, acero, pero e mogano di grande pregio.
In mostra anche molte opere d’arte del Museo delle Arti Applicate di Vienna (MAK), realizzate dagli allievi di Bolzano nel primo Novecento.

Oltre a Vienna anche Monaco offriva con l’Accademia occasioni di formazione, senza tralasciare le eccellenti botteghe concentrate nel distretto del marmo di Lasa o in val Gardena.

Tra gli insegnanti spicca Franz Paukert (1858-1927) per la competenza e l’interesse rivolto a varie forme espressive dell’artigianato artistico, nonché autore di pubblicazioni e progetti.

Inoltre Leopold Theyer (1851-1937) architetto e primo direttore della Scuola di Arti e Mestieri di Bolzano. Suo è il progetto di Villa Camille al passo Mendola come residenza estiva di proprietà del banchiere Siegmund Schwarz, che per primo intuì le potenzialità turistiche del passo a quel tempo.

Con l’avvento del fascismo anche il mondo dell’istruzione cambiò radicalmente; oltre al progressivo inserimento di insegnanti di madrelingua italiana, mutarono anche le dinamiche economiche che favorirono lo sviluppo industriale e tecnologico a discapito delle produzioni locali e dell’artigianato.

Resta il fatto che il successo delle “Fachschulen” è dovuto a diversi fattori: l’istruzione generale, la manualità, l’educazione allo studio della natura e la sua rielaborazione.

Ancora oggi elementi fondamentali per un’istruzione adeguata ai cambiamenti richiesti dalla nostra società in continuo fermento.
Grande lavoro di ricerca per questa interessante mostra, curatori arch. Roberto Festi ed Elisabetta Carnielli.

La mostra è aperta al pubblico fino a settembre 2022 al Museo Mercantile in via Argentieri 6 a Bolzano, da lunedì a sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.30, mentre il giovedì si potrà visitare dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 14 alle 16.  Chiuso nei giorni festivi.

Orari straordinari durante il periodo dell’Avvento dal 26/11 al 31/12/2021:
da lunedì a martedì dalle 10 alle 12.30
• da mercoledì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.30
• 8/12 e 19/12 dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.30
• 24/12 e 31/12 dalle 10 alle 12.30
• 25/12 e 26/12 chiuso
Gli orari sono validi sia per il museo che per la mostra temporanea.

Durante il periodo dell’Avvento sarà allestita al piano terra del Palazzo Mercantile una mostra di artigianato artistico organizzata dall’associazione di categoria lvh–apa. Ingresso gratuito.

(Per ulteriori informazioni e prenotazione di visite guidate è possibile rivolgersi al Museo Mercantile della Camera di commercio di Bolzano, persona di riferimento Elisabetta Carnielli, tel. 0471 945 530,  e-mail: mm@camcom.bz.it).
È sempre necessario il Green Pass e l’uso della mascherina.

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