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Arte e Cultura

Uscito «Oltre la vertigine della follia», il romanzo autobiografico del trentino Bryan Finadri

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Il libro si intitola “Oltre la vertigine della follia”, (in vendita qui) ed è un romanzo autobiografico scritto da Bryan Finadri un giovane di 33 anni residente nella piana Rotaliana.

È la dolorosa storia di tossicodipendenza di Bryan, che ha trovato inconsapevole sollievo prima nell’alcol e poi nelle droghe. «L’abisso è diventato la mia dimora stabile, l’abisso mi aveva dato cittadinanza, senza nessuna trafila burocratica, senza dimostrare alcun documento che garantisse la mia identità. Me la sono data da solo, negli anni, quell’identità: quella del tossico» – scrive Bryan Finadri

Un romanzo di oltre 200 pagine, sofferto, con un linguaggio in alcuni passaggi duro e diretto, ma che emoziona e sottolinea ancora una volta la vita devastante che porta il buio totale nella mente di chi sceglie il baratro della dipendenza dalle droghe. 

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Bryan Finadri ammette che «la scrittura mi ha salvato la vita, mi ha dato la possibilità di secernere goccia dopo goccia quel putrido che dentro andava accumulandosi, ma fuori sulla carta prendeva tutt’altro aspetto; nulla di sporco, zozzo, vomitevole, al contrario, si trasformava in un unguento che era in grado di guarire, di far parlare i cuori a persone che nemmeno sospettavano di avere qualcosa da dire, in piccolo, non fraintendiamoci, un blog, la mia pagina facebook, e ora il grande e tanto agognato salto, la pubblicazione di un romanzo, anche se in modalità self-publishing, ovvero tutto da me, grazie al colosso Amazon, una tra le aziende che ha letteralmente rivoluzionato la nostra vita, il nostro modo di mangiare, di lavorare, di leggere, appunto».

Il libro parla di un giovane con problemi di droga che si ritrova al risveglio da inquietantissimi incubi con il corpo ricoperto da strani segni e cicatrici. Non riesce a capacitarsi della natura di queste esperienze, ma la ricerca della verità lo porterà a delle scioccanti prese di coscienza per sé stesso e per tutto il genere umano.

Potrete crederci o meno, ma molte delle esperienze sono state davvero vissute dall’autore mentre altre sono state da lui romanzate. Sarà in grado il ragazzo di non perdere la sua sanità mentale in questo tumulto di incubi e di attacchi psichici e telepatici?

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«Il mio romanzo – aggiunge Bryan Finadri – da egocentrico come ogni uomo che tende verso l’arte, sfiorandola di quando in quando, è largamente basato sulla mia esperienza personale, ed il protagonista, David, cucito su di me -con la piccola eccezione che David fumava crack assiduamente, cocaina in forma base, mentre il vero me ha quasi sempre usato il più vile e violento metodo che ci sia, il buco, per dirla con Eugenio Finardi “c’è molta violenza in un ago nelle vene”.

Non ho intenzione qui di fare alcuna apologia o chiedere scusa alla società per essermi fatto sbagliato, quando altri con le vite come o peggio della mia hanno scelto la via buona. E’ alla mia coscienza ogni sera, nel letto, a cui devo rendere conto, ogni giorno un po’ più pulita del giorno prima, la mia regola.  Sono io il mio più grande giudice, carceriere ed inquisitore».

Nel libro però l’autore lascia correre un po’ la fantasia raccontando esperienze oniriche che lasciano però il segno, nella vita da svegli. Il lume della ragione vacilla più volte ma alla fine David (il protagonista) ritroverà il filo d’Arianna, nella sua mente, nella sua vita, e con la sua dipendenza.

CHI È BRYAN FINADRI? – Nasce a Nizza da padre partenopeo e madre trentina ben 33 anni fa. Poco soli 40 giorni dalla sua nascita il padre, che aveva deciso di non riconoscerlo, viene arrestato per narcotraffico dall’interpol con 10 kg di cocaina. Da quel momento tutta la famiglia è rovinata. Da quell’avvenimento non tornò mai veramente, anche se fece dei disastrosi tentativi in merito.

Bryan cresce in una famiglia disfunzionale con una madre dolcissima e amorevole ma instabile e povera, un fratello figlio di un altro criminale napoletano padre suo adottivo, che morì d’incidente stradale quando ha otto anni; ed una sorella più grande che definisce «la mia seconda madre».

Questo tipo di vita fece crescere in lui una rabbia incontrollabile contro se stesso e una ribellione contro il sistema, il cui naturale esito fu quello di portarlo nelle grinfie della droga, dello spaccio, della tossicodipendenza e dei rave party.

Parallelamente però il suo amore per la cultura lo ha portato a leggere quanto più potesse, ad informarsi, amare la filosofia orientale.

Dal 2017 – a suo dire – comincia ad avere rapporti con entità extraterrestri attraverso i loro mezzi volanti, che si mostravano a lui ogni sera. Inizialmente in maniera inquietante e minacciosa, «poi per fortuna ora abbiamo instaurato un rapporto di buon vicinato e ho capito che solo lasciandomi andare alla paura o alla rabbia attiro le fazioni negative, o come avrete modo di leggere nel libro, la legione d’Orione. Emanando invece amore e gratitudine a livello telepatico gli spettacolari incontri trasmettono solo sensazioni di comunione mistica, amore ed amicizia».

Ora a fasi alterne Bryan riesce a controllare la sua tossicodipendenza da cocaina, anche se con qualche ricovero in clinica ogni due tre anni, «ma so che mi libererò di questo mostro che, dall’altra parte del velo, non è altro che un’entità affamata e sola, tormentata e “tossica” della nostra energia vitale come noi della sua polverina, quando, come per noi così anche per loro, basterebbe l’amore, ma un vero amore incondizionato, a tutti i costi, a guarirci e a liberare noi da loro e loro da noi» – Conclude.

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