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Trento

Il Bilancio oltre metà legislatura, Fugatti: «Avanti nonostante Vaia e Covid, il Trentino esempio per tutti»

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3 anni di straordinario e durissimo lavoro, perchè prima la tempesta Vaia e poi la terribile pandemia non hanno nulla di ordinario.

La prima ha devastato i boschi della nostra provincia pochi giorni dopo l’insediamento della prima giunta di centro destra in Trentino, la seconda ha causato ad oggi solo dai noi oltre 1.346 morti mettendo sotto pressione la sanità e il nostro tessuto economico.

Ce ne sarebbe abbastanza per far venire i capelli bianchi a chiunque, ma non al nostro governatore Maurizio Fugatti che ben coadiuvato dalla giunta ha sempre tenuta la barra diritta in mezzo a due tempeste che saranno raccontate come le peggiori sui libri di storia.

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È tempo di bilanci, anche perché nel 2022 inizieranno le grandi manovre che porteranno alle elezioni nazionali a marzo dell’anno successivo e a quelle provinciali ad ottobre del 2023. Due anni che serviranno a Fugatti per riprendere in mano il filo delle riforme rallentate dai mille problemi causati dalla sfortuna.

Risolto ieri il nodo dell’A22 che apre la strada a una nuova possibilità relativamente al rinnovo della concessione autostradale dell’A22, l’attenzione ritorna sull’andamento del Covid che ricomincia a fare nuovamente paura. Con il presidente abbiamo toccato a 360° tutti gli argomenti (e sono davvero molti) discussi in questi 3 anni di insediamento nel palazzo della provincia autonoma di Trento ma abbiamo parlato anche del futuro.

Il governatore si è levato anche qualche sassolino dalle scarpe ironizzando sulle minoranze, e dal cilindro ha tirato fuori lo slogan caro a molti: «Prima i Trentini» – ha detto Fugatti, rivendicando di aver firmato dei provvedimenti in difesa dei trentini.

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Presidente: Se l’aspettava una legislatura così? Congiunture più sfavorevoli non potevano esserci come inizio, nemmeno nelle più pessimistiche ipotesi.. Prima Vaia poi la Pandemia..

«Chiaramente eventi come Vaia e Covid non erano ipotizzabili e quindi non è stato oggettivamente facile governare queste situazioni. L’altro giorno ero in Val di Sole, a Dimaro, a ricordare i tre anni da quel momento, e, a ripensando ai momenti che abbiamo vissuto, capisci la criticità delle cose, ma credo che il sistema Trentino abbia risposto bene. Magari nei primi giorni nessuno di noi, insieme ai cittadini, non aveva capito cosa era successo, specie in alcune valli. Lo ha capito dopo, nel tempo, quando ha preso visione e si è reso conto della gravità del momento. Però credo che oggi Vaia, al netto dei problemi del Bostrico, e nel ricordo delle persone scomparse, sia un momento superato. Per quanto riguarda il Covid se è superato o no lo potremo dire solo nelle prossime settimane, vedremo cosa accade. Vedo che il mio collega Kompatscher è molto preoccupato e lo siamo anche noi».

Ritiene che la Provincia abbia reagito bene o ha qualche rimpianto sulle iniziative intraprese?

«Oggi a conti fatti, le sensazioni che ho io girando tra la gente e parlando con loro, sono comunque che nella straordinarietà dell’evento la gente abbia compreso le iniziative della Giunta provinciale, pur non facili, pur contestate in certi momenti ma che però alla fine hanno portato a dei risultati che ritengo abbastanza soddisfacenti».

Questi due disastri hanno bloccato molte riforme che avevate nel vostro programma…

«E’ certo che sia Vaia che il Covid hanno in un certo senso fermato le lancette, perché la prima emergenza Covid è scoppiata a febbraio 2020, poi marzo aprile maggio e una parte di giugno. Tre, quasi quattro mesi molto difficili e pesanti dove non si capiva bene cosa sarebbe successo. Il secondo periodo Covid è iniziato a ottobre, poi novembre e dicembre e di è prolungato fino a maggio, quindi per lunghi sette mesi.  E in quei sette mesi tre ore al giorno, sabato e domenica compresi, erano dedicate a questo, oltre a tutto quello che ne conseguiva durante il giorno, in rapporto al Covid. Quindi alcune cose si sono giocoforza non dico fermate ma sicuramente rallentate, e non certo perché c’era la volontà di rallentarle. Inoltre certi settori erano oggettivamente bloccati. Non si cerca una giustificazione in questo, nemmeno quando si dice che ho governato nel periodo più difficile dell’Autonomia Trentina, anche se di questo si tratta. Non voglio lamentarmi, ma questa è la realtà, quindi è chiaro che quando si tira una riga a novembre 2021 e si fanno delle valutazioni non si può dire che esistano settori dove il Covid non abbia influito negativamente».

Tra tutte le riforme mancate una è quella della Sanità. Quali saranno i punti dove vi impegnerete maggiormente da qui al 2023?

«In merito alla Sanità sicuramente non abbiamo fatto le riforme che dovevamo fare ma che ora intendiamo fare. Però credo che la sanità trentina abbia dimostrato di saper reagire e saper gestire questa grave situazione di emergenza mondiale. Se tutto verrà permesso e la situazione rimarrà normale cercheremo di mettere in atto quelle riforme, come la Sanità decentrata, che facevano parte del nostro programma, sapendo che il tema della carenza di medici è un tema nazionale e non solo locale. Dieci anni fa non era come adesso, nemmeno cinque o sette anni fa, ma tanti sono andati in pensione e quindi è un problema reale».

Medicina è quindi stata una scelta vincente?

«Alla facoltà di Medicina ci abbiamo creduto e l’abbiamo fortemente voluta, qualche polemica c’è stata ma alla fine l’Università ci ha creduto e il risultato è stato importante: 500 iscritti, sessanta che partecipano ai corsi di cui la metà trentini e un 20% altoatesini, questi sono numeri importanti. Anche come considerazione della bontà della nostra Università».

Parliamo di grandi opere: molti comitati cittadini sono estremamente preoccupati per l’avvio dei lavori della circonvallazione ferroviaria il cui PNRR impone tempi stretti e le cui proiezioni indipendenti, fatte anche da professionisti seri e preparati hanno aspetti a dir poco apocalittici, la rabbia monta e taluni parlano di una Vaia sociale. Lei come la vede?

«Su questo credo che il dibattito sia importante, ma dobbiamo essere realisti. Realisti nel senso che quello che si doveva fare in termini di progettualità lo si doveva fare già nelle legislature precedenti. Il progetto che c’è oggi, per bello o brutto che sia, è stato deciso nelle legislature precedenti. Quindi oggi è emerso un problema di comunicazione, e non nego che possa esserci, non è che per questo possiamo cambiare il progetto, anche perché a suo tempo, quando era stato deciso che così era l’opera avrebbero dovuto essere state fatte meglio le cose.

Cosa abbiamo fatto noi? Io sono arrivato qui e poi ho visto i cantieri a Bolzano, perché se lei va a Bolzano vede cantieri della Brennero in tante realtà della città, e mi sono chiesto come mai da noi il progetto non vada avanti. Siamo andati a vedere sul bilancio e ci siamo acccorti che non c’erano risorse per fare la circonvallazione, l’interramento ecc.. Quindi ci siamo adoperati presso RFI e presso il Ministero delle Infrastrutture per trovare le risorse sulla base dei progetti che già erano stati disciplinati a suo tempo, da chi c’era prima. E li abbiamo trovati. 930 milioni, e penso sarà il cantiere più grande di tutto il trentino da quando c’era la A22 forse.. questo è stato il nostro operato. Oggi osservo che le criticità esistono però non credo che RFI possa pensare di tornare indietro. Su questo dobbiamo essere onesti».

Il sindaco ha messo un esperto ad occuparsi di questo nei rapporti con i cittadini, onde informare e rassicurare questi comitati, che sono preoccupati, anzi spesso vedono proprio buio. Pensate di fare una cosa analoga come Provincia?

«Con il Comune dialoghiamo anche su queste tematiche e quindi siamo disponibili a lavorare insieme, non credo sia necessario trovare altri interlocutori, penso ne basti uno e vada bene quello. Anche perché questa persona è competente».

Parliamo della Valdastico. Pur di attuarla non vi fermerete davanti a nulla?

«Se la Valdastico verrà fatta  o meno non saremo noi a deciderlo, nel senso che la Valdastico fa parte di un accordo tra territori diversi, il ministero competente e la società concessionaria. Accordo fatto quando a livello nazionale governava il centrosinistra, non è che l’hanno deciso politicamente altri. Il Trentino non si può sfilare dalla Valdastico, ci sono dei progetti su cui vale la leale e reciproca collaborazione, quindi il Trentino anche dicesse di no alla Valdastico l’opera potrebbe essere fatta lo stesso pur passando per il nostro territorio. Io sono convinto dell’utilità della Valdastico, che eventualmente sarà realizzata su decisione del Ministero piuttosto che della Concessionaria, non saremo noi a decidere se si farà. Io spero che venga fatta, ma con le modalità che abbiamo sempre detto».

Ha un’idea dei tempi di realizzo?

«Prima di sette, dieci anni non penso sarà completata».

Molti cittadini si chiedono se il NOT prima o poi vedrà la luce.. a che punto siamo? E’ tra le scelte primarie della vostra strategia politica vista l’imminenza delle elezioni?

«Tendenzialmente non parlo di NOT, perché sul NOT c’è ancora un ultimo appello, nel senso che vi è stato un ulteriore ricorso da parte di un concorrente e che ora è in Cassazione. Quindi attendiamo con serenità e rispetto istituzionale l’esito di questo ricorso. Finché non si saprà l’esito noi non ci pronunceremo. Auspichiamo che sia un percorso il più veloce possibile però è ancora nelle mani della Magistratura competente».

Eventi: un nuovo Festival dell’Economia, altri 3 anni di Festival dello sport, il più grande concerto della storia Trentina, le olimpiadi del 2026, anch’esse fortemente volute dalla sua Giunta. Si ritiene soddisfatto così o si può fare di più per la cultura?

«In generale si può fare sempre di più».

Qualche idea?

«Guardiamo il MART, i cui numeri sono sotto gli occhi di tutti come il grande lavoro fatto da Vittorio Sgarbi. E sorrido quando era stata fatta la raccolta firme del consiglio di minoranza per chiedere le dimissioni di Sgarbi. Per quanto sta portando Sgarbi in Trentino in termini culturali perso sia solo da ringraziare, altro che raccolta firme. Ma aldilà di questo credo che anche il concerto di Vasco Rossi, restando in tema di cultura legata alla musica per giovani e meno giovani, possa essere vista come un evento importante, dopodiché in termini di cultura si può sempre fare di più, però dal nostro punto di vista i risultati che ci sono stati sono soddisfacenti. In questo momento non è facile riempire i teatri e le piazze con eventi culturali, e non lo è stato nemmeno nell’ultimo anno e mezzo quindi, non è neppure fattibile una valutazione, si farebbe fatica a farla, però credo che in quei tre o quattro ambiti dove siamo riusciti a lavorare i risultati si vedano».

I cittadini hanno apprezzato molto la drastica svolta su Itea: sono migliorate le cose dopo la patente a punti? Ci sono state delle sanzioni o revocati alloggi?

«Ho qui dei dati al proposito: Noi abbiamo fatto da inizio 2021 centosessantatré procedure di contestazione, con una decurtazione di circa 200 punti, credo che questo possa essere visto come l’inizio di un percorso. Per arrivare alla revoca dell’appartamento servono anche interventi dei comuni interessati, a seconda se si è nelle valli o a Trento. Ora, noi abbiamo rivisto anche i criteri della assegnazione e aldilà dei dieci anni, criteri minimi con cui vengono conferiti gli alloggi, Adesso con le ultime assegnazioni vedremo se saremo riusciti ad invertire un po’ il trend di assegnazioni ai trentini rispetto agli stranieri. Questo lo capiremo nel corso del 2022».

A proposito di trentini… Con lo slogan «prima i trentini» avete dato le tessere gratuite agli anziani sui trasporti pubblici a discapito di quelle per gli immigrati, così come l’intervento sui ticket. Scelte politiche simili verranno rafforzate in vista delle elezioni?

«Credo che queste siano state scelte anche simboliche. Dare la tessera gratuita agli anziani, che peraltro non ha avuto un grande impatto finanziario sui bilanci, sia stato anche un ringraziamento per quanto fatto dagli anziani per costruire questa società».

Scelte che manterrete?

«Queste le manterremo, sia l’esenzione del ticket delle ricette sia quella degli autobus e altre iniziative che mettono al centro lo slogan “Prima i trentini”, che avevano questa finalità. E credo che questo messaggio in qualche modo sia arrivato».

Secondo Invalsi, la scuola trentina è la migliore d’Italia ed è stata l’unica a non fermarsi mai, ne rivendicate i meriti?

«E’ chiaro che il sistema scolastico trentino non nasce oggi e quindi le sue capacità hanno radici profonde. E’ indubbio che questa Giunta provinciale anche rimanendo da sola rispetto a tante altre regioni abbia voluto credere nella scuola in presenza. Ho avuto momenti nella conferenza Stato-Regioni dove all’inizio ero solo io che chiedevo di lasciare le scuole aperte. Poi mi sono stancato anche di dirlo perché mi sembrava di fare il fenomeno e quindi non l’ho più detto, però come ben sapete le scuole le abbiamo tenute aperte più di ogni altra regione. Poi sono arrivati i test Invalsi e ci hanno dato ragione. Negli anni a venire ovviamente non so cosa accadrà con i test Invalsi, sicuramente noi, anche in questo anno scolastico, lavoreremo per mantenere le scuole aperte nonostante il Covid».

Rimanendo nell’ambito delle competenze legate alla cultura: Lei ha fortemente voluto Sgarbi alla presidenza del Mart, i puristi del concettuale hanno storto il naso ma i fatti le stanno dando ragione vista l’indubbia rinascita di un museo che arrancava. Continuerà questa collaborazione?

«Sì certamente. La collaborazione continuerà e sarà rafforzata. Sgarbi ha viaggiato molto sul territorio trentino andando a visitare anche le più piccole chiesette nelle valli più lontane del Trentino dimostrando molto attaccamento alla nostra regione. I dati parlano per lui, e va detto che Sgarbi è riuscito in tempo di pandemia a portare il Mart alla grande attenzione di tutta l’Italia e dell’Europa. Per Rovereto il Mart è diventato una grande attrazione e opportunità dopo anni complicati dove di code al museo non se ne vedevano proprio».

Ritiene che la giunta abbia fatto abbastanza per le imprese trentine durante la pandemia?

«Credo che nel periodo Covid il “Riparti Trentino” fatto da questa Giunta, è stato generalmente apprezzato dal mondo commerciale e imprenditoriale, e si è potuto dimostrare che se si fa una domanda, nel giro di sette giorni si ha sul conto corrente il contributo richiesto, e non era scontato riuscire a farlo. In tema di burocrazia è un problema che viene meno. Diciamo che finora dalle categorie imprenditoriali noi, pur con le difficoltà che obbiettivamente ci sono, vediamo una volontà a collaborare, quindi questo può solo essere un sentimento positivo verso questa Giunta. Ed a dirlo sono le stesse categorie».

Lei dal primo momento ha dichiarato guerra contro la droga nelle scuole. A che punto siamo?

«Questo, va detto, è anche un tema culturale, perché tu puoi dichiarare guerra sotto due aspetti, con la repressione e con il messaggio culturale. Sotto l’aspetto della repressione abbiamo lavorato e stiamo lavorando bene con il Commissario del Governo, il Questore, le altre Forze dell’ordine. Però molte volte il lavoro delle Forze di Polizia viene reso vano dal fatto che poi non è possibile applicare pene esemplari, quindi è la legge che va cambiata in Parlamento, ma in Parlamento da parte del centrosinistra e dei i Cinque Stelle non c’è la necessaria sensibilità su questo tema. E’ purtroppo consuetudine trovare nelle piazze persone che spacciano che bloccate dalle forze dell’ordine ricevono una sanzione o un foglio di via che alla fine non valgono nulla agli effetti della repressione. Come messaggio culturale abbiamo iniziato un percorso nelle scuole “No Drugs” che abbiamo portato avanti con il dottor Samaden, perché è là che più serve un messaggio culturale. Repressione sì, ma deve passare il messaggio culturale che drogarsi è sbagliato e che anche le droghe leggere sono poi le prime che possono iniziarti alle droghe pesanti. Ma non è un percorso facile in questo momento, in cui gli stereotipi della comunicazione portano a far credere che ci possano essere distinzioni tra droghe leggere e droghe pesanti. Ma così non è. Certo è che bisogna iniziare dalla scuola». 

Immagino quindi che sarà contrario alla liberalizzazione delle droghe leggere…

«Decisamente».

Sempre in tema di sicurezza prevede a breve un protocollo per l’utilizzo delle telecamere criptate da parte dei privati?

«Se ci sarà una iniziativa da parte del Comune noi saremo favorevoli».

Quindi organizzando un incontro finalizzato ad un protocollo con le altre istituzioni, anche per prevedere l’impiego delle sale operative sarete disponibili?

«Questo è un tema prettamente comunale però siamo certamente disponibili a lavorare assieme».

Orsi e lupi: la sua giunta è stata l’unica a cercare di arginare il possibile pericolo che possono comportare per allevatori e popolazione, sfidando ideologie accoglienti nei confronti di queste due specie. Molti cittadini ritengono sia è necessario fare di più. A primavera per cosa opterete: decisioni drastiche o maggior dialogo con gli animalisti?

«Sugli orsi abbiamo fatto un protocollo di gestione, che è stato approvato dal ministero e da Ispra. Poi è stato impugnato al Tar dalle associazioni ambientaliste. Il TAR ha preso una posizione mediana, un po’ ha dato ragione a noi un po’ a loro. Adesso c’è il ricorso al Consiglio di Stato. E’ certo che questo piano di gestione è un passo avanti, perché qualora andasse avanti, ed è quello che noi ci auguriamo, si parla di un piano di gestione trentino approvato da Ispra su cui si può avere margini di azione maggiori. Lo stesso lo vorremmo fare sui lupi, però sul lupo oggi non c’è nessun piano di gestione a nessun livello regionale. Abbiamo chiesto al ministero di poter fare un piano di gestione sperimentale per il Trentino, auspichiamo che ce lo possano far fare e allora inizieremo il percorso anche lì, però non è sicuramente facile, e lo dice uno che fuori dalla porta ha la scorta per le minacce subite dagli animalisti, proprio per il tema dei lupi e degli orsi, perché secondo qualcuno ci siamo spinti troppo avanti nell’essere contrari a queste introduzioni».

Negozi chiusi la domenica e 10 anni di residenza per gli stranieri per l’accesso alla case popolari sono battaglie difficili e impopolari. Continuerà su queste posizioni?

«Impopolari forse per la sinistra. Dopodiché ci sono state sentenze dei Tribunali che devo ammettere per noi sono giunte inaspettate, perché sia sull’una che sull’altra iniziativa ci attendevamo una remissione agli organi competenti più elevati, però alla fine credo che occorra avere il coraggio di fare certe scelte, dare certi segnali. E poi la gente capisce anche che se te le bloccano tu ce l’hai messa tutta. Politicamente ci sentiamo tranquilli».

La sinistra aveva portato il sistema di accoglienza dei migranti a oltre 2.500. Come promesso lei lo ha in gran parte smantellato, ridimensionando di fatto «Cinformi». Ma l’immigrazione sul territorio nazionale nell’ultimo periodo è triplicata e quindi il problema anche per il Trentino si riproporrà presto. Se lo Stato le chiedesse di ospitare più migranti cosa risponderebbe?

«Adesso mi pare non ci siano le condizioni, nel senso che i numeri sono sempre più elevati degli sbarchi, ma al momento non ci hanno chiesto nulla perché il Trentino così come l’Alto Adige sono zone di confine, ed hanno una migrazione che arriva da terra, quindi siamo un po’ chiamati fuori da quest’accoglienza. Però è chiaro che non cambieremmo posizione e, nella eventualità che ci venisse richiesto, al netto delle persone che scappano per questioni umanitarie come abbiamo ben dimostrato con gli Afghani, sicuramente saremmo contrari».

La Lega è ancora forte in Trentino, e con il 2022 entriamo in fase di elezioni nazionali prima e provinciali poi. Come vi organizzerete? E quando farete il congresso?

«Questo è un tema del partito, c’è un commissario, e mi pare stiano lavorando molto bene. Anche il segretario Bisesti aveva lavorato bene prima. Con il Covid non è facile gestire un partito, non ti puoi vedere e se devi fare incontri devi usare la videoconferenza, non è facile mi creda. Però mi pare che la stagione dei congressi del partito sia iniziata e quindi va bene così».

Ianeselli è un sindaco apprezzato. I rapporti tra la Provincia e Comune di Trento come sono?

«Istituzionalmente corretti».

La sua presidenza dell’Euregio e quella della Regione… Come vede questi due importanti enti istituzionali nel panorama italiano ed europeo? Hanno ancora una reale necessità funzionale visto che la colgono in pochi?

«Sull’Euregio dobbiamo lavorare tanto, soprattutto nel meccanismo di comunicazione verso i giovani. In questo mese di novembre ci sarà l’apertura della sede trentina dell’Euregio a palazzo Moggioli, e quindi dovremo lavorare oltre che sulla comunicazione, anche nel territorio, nei comuni, e questo sarà un bell’obbiettivo. Sfidante».

Il tema dell’ecologia è tra i più sentiti in questo periodo, come si colloca tra le vostre priorità?

«L’ecologia è un tema importante, e crediamo anche di aver dato qualche segnale, solo dobbiamo riuscire a mitigare tra volontà di fare ecologia e la capacità di non compromettere lo sviluppo economico a fronte di stretti principi ecologici. E’ necessario mitigare tra queste due questioni».

Un bilancio della sua Presidenza, oltre a quanto sopra, anche in vista delle elezioni?

«Credo che i trentini alla fine abbiano apprezzato lo stare con i piedi per terra, il pragmatismo e anche la pacatezza con cui questa Amministrazione si è mossa, la tranquillità e la sicurezza con cui ha affrontato i momenti difficili, e credo sia passato anche il messaggio che questa giunta è molto unità insieme a tutta la nostra coalizione, questo ci tengo a sottolinearlo. Unità che ha fatto in modo che difficilmente si siano trovate incongruenze o contraddizioni fra un assessore o un consigliere. Fra di noi nessuna polemica e tanta attenzione al lavoro e alle esigenze della comunità trentina. Non era scontato, ed in Trentino non è sempre stato così. Le polemiche le lasciamo alle minoranze.  Basta vedere quanto successo nella precedente legislatura con liti, polemiche e defenestrazioni di assessori da parte della giunta di centrosinistra. Questa grande unione della giunta e dei consiglieri i trentini l’hanno molto apprezzata, pur con tutti i nostri limiti perché non pretendiamo di essere dei fenomeni. Ma alla fine credo che i trentini si sentano anche più sereni e più sicuri perché le scelte fatte sono state scelte condivise. Noi insomma preferiamo i fatti e la concretezza alle chiacchiere e alle polemiche».

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