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Politica

Ugo Rossi: «Vi spiego perché ho lasciato il Patt». Il rimpianto? «Non essermi tenuto le deleghe della sanità»

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Intervista in esclusiva rilasciata da Ugo Rossi ex presidente della Provincia Autonoma di Trento dopo la sua uscita dal PATT per aderire ad Azione che a livello nazionale fa riferimento a Carlo Calenda ed in trentino e rappresentato da Laura Scalfi e Mario Raffaelli

Incalzato da Sunil Pellanda, Rossi ha spiegato i motivi che hanno portato all’addio alle stelle alpine dopo ben 22 anni di militanza, alcuni rimpianti ed errori commessi durante la sua legislatura e conferma che probabilmente Dallapiccola e Demagri non lo raggiungeranno in “Azione”

L’ex governatore della provincia autonoma di Trento ha tracciato poi i nuovi scenari politi che si potrebbero aprire nell’area di centro sinistra autonomista grazie anche ad “Azione per il Trentino” che punta a recuperare un elettorato che non si riconosce più nelle formazioni politiche attuali con un occhio al mondo giovanile.

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Consigliere Rossi nel mese di febbraio ha lasciato il PATT, per quale motivo ?

«Molti in questi mesi mi hanno chiesto perché’ ho scelto di entrare in Trentino in Azione. La motivazione che riguarda il Patt è la seguente: serve una chiara scelta di campo per il futuro del Trentino e questa scelta va fatta adesso con chiarezza e lungimiranza. Siamo a un bivio per la nostra autonomia.

Purtroppo il Patt ora non è disponibile a farla e senza nessuna polemica credo sia giusto che faccia allora le sue riflessioni al riguardo e con i tempi che riterrà. Io come detto penso invece che il tempo sia questo e del resto non faccio che confermare quanto sempre detto e scritto in campagna elettorale: alternativi alla Lega. Il Patt non sembra ora volerlo essere fino in fondo».

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La sua adesione ad Azione ha lasciato stupiti molti trentini, ad oggi come siete messi in trentino? Intendete radicarvi sul territorio dopo l’ottimo risultato di Calenda a Roma? E se sì come intendete farlo?

«Il risultato di Carlo Calenda a Roma dimostra che ci sono ottime possibilità per il nostro progetto politico. Azione è un partito che va oltre gli schemi e gli steccati e che vuole unire diverse sensibilità lavorando sui contenuti e costruendo proposte serie. Lo fa in Trentino e lo fa a livello nazionale. Siamo impegnati con Trentino in Azione per dare una mano a costruire un campo di sensibilità politiche che partendo dai contenuti e sulla base di valori condivisi deve preparare un progetto credibile per il Trentino dei prossimi anni, con uno sguardo al futuro delle nuove generazioni. Sulla base di questi presupposti stiamo lavorando per radicarci sul territorio e ne approfitto per invitare chi vuole approfondire la nostra proposta a contattarmi».

Molti stanno attendendo il congresso del PATT per capire da che parte si schiererà in vista delle prossime Provinciali, con il centro sinistra o con il centro destra. Ma sembra sempre più certo secondo molti addetti ai lavori che sarà raggiunto in Azione dai Consiglieri Dallapiccola e Demagri cosa ci dice in merito?

«Io mi auguro che anche il Patt possa fare le sue scelte e che non ci sia un avvicinamento alla lega, perché significherebbe confondere le idee di specialità della nostra autonomia con quella leghista e quindi per il Patt, esserne fatalmente assorbito. Quanto ai consiglieri Dallapiccola e Demagri li vedo impegnati seriamente e molto nel PATT e credo continueranno a farlo».

Voci che si rincorrono su di lei dicono che lo vogliono candidato a Roma alle prossime elezioni nazionali, cosa ci dice in merito?

«Sono solo voci appunto e l’impegno parlamentare non è nelle mie corde. Sono impegnato qui in Trentino e voglio dare una mano per favorire un ricambio generazionale di classe dirigente, nella convinzione di poter dare qualche buon consiglio, basato sull’esperienza politica e amministrativa che ho avuto l’onore di fare».

Se tornasse indietro ripartendo dai 5 anni di legislatura che ha fatto come presidente della Provincia Autonoma di Trento rifarebbe tutto quello che ha fatto?

«Ovvio che non rifarei proprio tutto. Quando si governa ai massimi livelli è normale fare degli errori. Ne cito uno per tutti: conoscendo bene il mondo della sanità avrei dovuto tenere direttamente la delega di questo settore e completare il lavoro fatto nei cinque anni precedenti come assessore».

Cosa avrebbe voluto fare quando era insediato sulla poltrona di presidente della provincia autonoma di Trento e non riuscito a fare?

«Una cosa su tutte: non sono riuscito convincere quella parte di alleati che non ha saputo capire che insieme avremmo potuto affrontare e sconfiggere l’ondata “salviniana”».

Riguardo alla sua legislatura di presidente ha qualche rimpianto?

«Quando si fa il massimo credendo in quello che fai non ci sono rimpianti. Mi sono speso molto in prima persona come “amministratore” anche trascurando per oggettivi limiti di tempo la ricerca del consenso. Forse guardando indietro non dico che avrei dovuto stare più attento al consenso perché non credo che questo sia il compito di chi governa, ma dedicare più tempo energie anche alla dimensione “politica” forse sì».

Guardando al futuro politico, Azione fino ad ora non si è mai pronunciata su future alleanze in vista delle provinciali del 2023, è possibile pensare un’alleanza con l’area di Italia Viva di Matteo Renzi e il PD?

«La situazione politica è ancora molto fluida in un campo come nell’altro. Abbiamo ora un governo nazionale dove convivono diverse sensibilità. Questo però non significa che non si debba già lavorare per affrontare l’appuntamento del 2023. Non si può perché l’affrontare con serietà e quindi con credibilità un appuntamento elettorale come quello delle provinciali richiede saper mettere in rete le competenze in tempo utile per fare un lungo lavoro di costruzione del programma. Noi di Trentino in Azione abbiamo già cominciato e facciamo appello a quanti vogliono collaborare e portare il loro contributo. La politica deve saper tradursi in visione e in buona amministrazione e non è solo una questione di puro consenso. Quando la politica si basa solo sulla ricerca del facile consenso poi accade che i governi sono inadeguati. Al Trentino e al nostro Paese servono governi adeguati!»

Cosa ne pensa del ritorno in “pista” se non in prima persona di un altro ex presidente della Provincia Autonoma di Trento come Lorenzo Dellai?

«Le recenti riflessioni di Dellai mi trovano concorde anche perché sono molto simili con quanto anch’io ho detto qualche mese fa. Bisogna mettere da parte il passato, le ambizioni personali e rimettere in campo la voglia di costruire un progetto politico per il Trentino del futuro. Un progetto che unisca varie sensibilità e che sia basato sull’idea di un’autonomia aperta e solidale».

Nel mirino di Azione c’è la costruzione di un grande centro con un occhio agli scontenti moderati di centro destra?

«Come Trentino in Azione ci rivolgiamo a tutte le sensibilità politiche e civiche del nostro territorio e che rifuggono populismo e sovranismo. Vogliamo dare voce a tante persone che ci chiedono, sulla base di questo, di essere però anche pragmatici e concreti. Vogliamo fare politica partendo dalle idee e dalla capacità di realizzarle andando oltre il solito modo di chiedere i voti che utilizza i concetti di destra e sinistra per dividere e costruire inimicizie e radicalismi. Anche la parola “centro” va superata. Il nostro progetto è quello di cambiare la politica delle false ideologie e proporre ai cittadini una visione chiara del Trentino del futuro, ma anche il come realizzarla».

Negli ultimi anni abbiamo visto un forte astensionismo alle urne, e un disinteresse da parte dei giovani ad avvicinarsi alla politica, pensa che Azione riuscirà a colmare in parte questo “GAP”?

«Bisogna investire su una nuova classe dirigente e Azione è un partito che gode già di una buona immagine nel mondo giovanile. Noi diamo piena fiducia ai giovani e lo faremo anche scommettendo su persone preparate che dovranno essere pronte per arrivare ai massimi livelli di governo».

Un’ultima domanda: come si immagina il trentino del futuro?

«Lo immagino ancora più autonomo, più europeo, più aperto, più solidale e più moderno. Capace di interpretare al meglio il suo ruolo di cerniera culturale fra nord e sud Europa (lingue straniere ricordate?) e soprattutto in grado di essere all’avanguardia nella sfida della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il futuro è tutto nella sostenibilità».

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