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Trento

Ascoltare e decidere: un Sindaco nella Trento che cambia

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Franco Ianeselli è diventato Sindaco il 23 settembre 2020 con un consenso molto ampio del 54,7%.

Vanta una lunga storia nella Cgil dove ricopre dal 2001 al 2006 il ruolo di responsabile dell’ufficio stampa del sindacato per poi diventare dal 2006 al 2014 membro della segreteria provinciale. Infine l’elezione a segretario nel 2015.

41 anni, una moglie e un figlio, trascorre la sua infanzia a Povo, dove ancora abitano i suoi genitori. Vive a Trento, in Via Taramelli e ha frequentato il liceo “Da Vinci” e successivamente la Facoltà di Sociologia nella città natale, laureandosi con il massimo dei voti nel 2014

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Il suo primo anno seduto sulla poltrona del primo cittadino non è stato facile. La gestione della Pandemia, le decisioni sulla viabilità, i cronici problemi dello spaccio in centro storico e la malamovida lo hanno costretto a prendere delle decisioni drastiche spesso a suon di ordinanze. Decisioni che gli sono valse addirittura le simpatie di alcuni elettori della destra.

Franco Ianeselli è il Sindaco di una città che cambia e che si prepara a nuove grandi sfide, dalla nuova mobilità, all’università e al turismo e alle grandi infrastrutture. Una città che deve guardare al futuro con la consapevolezza del suo passato e presente, e che scopre un tessuto sociale trasformato e sfilacciato da quasi 2 anni di pandemia e di crisi economica, una società sempre più anziana che deve fare i conti con il crollo delle nascite e le famiglie che diventano sempre più fragili

Per fare un bilancio del suo primo «difficile» anno siamo andati ad intervistarlo a 360 gradi per capire come intende vincere le sfide più complesse nella gestione della città del futuro.  Ecco cosa ci ha risposto.

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Si avverte in misura trasversale come lei sia apprezzato anche da una buona parte del centrodestra. Questo significa che il modello amministrativo proposto non si sia radicalizzato su posizioni politicamente ortodosse ma quasi agisca con la logica del pensiero laterale, del senso comune. Prevede difficoltà a reggere la barra sino al termine del mandato considerando che molti progetti (Funivia, Stazione ecc..) sembrano essersi raffreddati?

«Un sindaco quando viene eletto non è sindaco di una parte politica. È il sindaco della città, di tutti i cittadini. Tanto più che fare il sindaco comporta una buona dose di pragmatismo: quando devi affrontare un problema, a volte non c’è una soluzione di destra e una di sinistra. C’è semplicemente una soluzione percorribile e praticabile. Questo certo poi non significa che alcune scelte possano rispecchiare in modo particolare i propri valori o essere in linea con la propria appartenenza politica.

Nessun tema per quanto mi riguarda si è raffreddato. Semplicemente i tempi amministrativi non sono esattamente i più brevi del mondo e a volte tra l’idea e il progetto, tra il progetto e la sua realizzazione passa davvero troppo tempo. Stiamo lavorando sui progetti riguardanti la funivia e il rifacimento della stazione ferroviaria e confido che i lavori potranno essere in piena operatività entro la fine del mio mandato».

Nonostante gli indicatori statistici rilevino come i fenomeni di criminalità galleggino su livelli inferiori a quella media che crea allarme nelle istituzioni, il livello di percezione del senso di insicurezza dei cittadini è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni. Tra i suoi compiti, rafforzati da recenti leggi mirate ad abolire azioni spesso inconsulte dei c.d. sindaci sceriffi, e puntare sulla sinergia del sindaco con le preposte istituzioni dello Stato, vi è quello di prevenire e contrastare le situazioni di degrado e isolamento che favoriscono l’insorgere dei fenomeni criminosi quali spaccio, prostituzione, danneggiamento, impiego di minori nell’accattonaggio ecc., ha qualche progetto nel cassetto al di fuori di quelli conosciuti (Cinofili) di cui può anticipare qualcosa?

«Cerchiamo di agire in due direzioni: quella preventiva e quella repressiva. Nel campo della prevenzione quest’anno abbiamo davvero intensificato gli sforzi in modo da evitare che l’area del disagio si allargasse in conseguenza del Covid. In particolare, abbiamo stanziato quasi un milione di euro in contributi di sostegno ai cittadini in difficoltà aumentando il sostegno per gli affitti, gli interventi di educativa a domicilio, finanziando progetti di abitare collaborativo e i percorsi finalizzati all’inserimento lavorativo di soggetti in difficoltà.

Sul piano della sicurezza ricordo che abbiamo 132 agenti sul territorio, di cui 12 agenti di quartiere e 10 del nucleo civico. Arriveranno nei primi mesi del 2022 due unità cinofile. A ottobre avvieremo un presidio fisso pomeridiano-serale nei luoghi “sensibili” (piazza Dante, Santa Maria maggiore, Portela…) A breve arriverà un concorso per assumere altri 15 agenti di polizia locale, che andranno in parte potenziare il nucleo civico in parte andranno a fare i vigili di quartiere.

Investiremo 300 mila euro per l’aggiornamento tecnologico della piattaforma delle telecamere. Sono inoltre favorevole ad un impiego, entro le loro attribuzioni, dei volontari delle Associazioni degli ex appartenenti alle Forze dell’Ordine che con la loro competenza acquisita in anni di servizio rassicurano i cittadini e sono un valido deterrente anticrimine».

Le associazioni dei commercianti lamentano di essere in prima linea nel subire i frequenti fenomeni di microcriminalità, in questi ultimi anni si è sviluppato un progetto, che ha visto anche l’interesse di Confcommercio il quale propone l’utilizzo delle telecamere criptate le quali, senza violare la privacy, permetterebbero di intensificare l’azione di sorveglianza e quindi aumentare la deterrenza dei fenomeni criminosi. In sostanza il privato interessato si dota di telecamera ma non vede cosa riprende e solo le istituzioni hanno la chiave per decriptare da remoto e quindi utilizzare le immagini per le attività di contrasto e repressione. Lei di questo cosa ne pensa, proporrebbe un protocollo comune con le altre istituzioni per l’adesione a tale innovativo progetto che potrebbe essere un’alternativa a “Strade Sicure” e quindi l’impiego dell’Esercito che ormai tanti cittadini, di ogni orientamento, invocano?

«Di un simile progetto ne dovremmo parlare con il Commissario di governo e con il Questore, e per il rilevante interesse che riveste è anche possibile prevedere a breve un incontro. Non è che non ci stiamo muovendo su questo fronte. Per esempio , anche tenendo conto delle situazioni critiche che si sono creati nei dintorni della chiesa di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, abbiamo aderito da poco al programma europeo Protector che ha l’obiettivo di intensificare la sicurezza dei luoghi di culto sviluppando un set di componenti tecnologiche avanzate in grado di analizzare fonti eterogenee di dati (telecamere di sorveglianza, siti web, social networks, etc.) e combinandoli attraverso il supporto di strumenti ICT basati su tecniche di intelligenza artificiale per fornire “alerts” in caso di incremento del rischio relativo alla sicurezza dei luoghi di culto».

In questo momento il Comune di Trento è al lavoro per redigere un regolamento che disciplini la convivenza fra funzioni residenziali e attività economiche. Una delle tante questioni irrisolte, che il tema movida ha fatto riemergere, riguarda i poteri di controllo dell’esercente al di fuori del proprio locale. Fin dove ritiene si debba spingere l’attività di controllo dell’esercente? Esiste secondo lei la possibilità di tracciare, con questo regolamento, una linea di confine netta fra compiti dell’esercente, degli avventori e delle forze preposte al controllo?

«Certo, i compiti sono ben distinti e l’esercente, a parte casi particolari, ha responsabilità precise: basti pensare che è l’offerta commerciale a determinare il tipo di clientela. Le birre a un euro attirano per forza i più giovani, gli orari di apertura, la musica sono tutti elementi che selezionano i clienti. Nulla vieta naturalmente di far diventare il proprio locale un punto di ritrovo per universitari: ma occorre esserne consapevoli e prendere adeguate contromisure (steward? volume musica?), soprattutto in orari difficili come quelli notturni.

E comunque i commercianti da sempre hanno dovere di controllo. Pensiamo solo alle norme sulla somministrazione di alcol: oggi in Italia è un reato somministrare bevande alcoliche a minori di 16 anni: chi infrange tale divieto può essere punito con l’arresto fino a 1 anno (art. 689 del Codice Penale). Invece la vendita di alcolici a minori di 16 anni può comportare sospensione della licenza commerciale.

Diversamente, è considerato solo un illecito di natura amministrativa la somministrazione di bevande alcoliche a minorenni di età compresa tra 16 e 18 anni: tale infrazione è punita con sanzione pecuniaria che oscilla tra i 250 ed i 1000 euro. Se il commerciante risulta recidivo, la seconda sanzione consta di una sospensione di 3 mesi della licenza commerciale e di una sanzione tra i 500 ed i 2000 euro. Di conseguenza, per il titolare di un esercizio commerciale vige un obbligo di chiedere un documento d’identità ai ragazzi che vogliano acquistare o consumare alcolici, per accertare l’età del cliente. Non c’è giustificazione per il commerciante anche se il cliente dimostra più dell’età che ha».

Al fine di agevolare la corretta applicazione del regolamento convivenza, l’Associazione dei Pubblici Esercizi ha proposto di redigere di concerto con l’Amministrazione comunale e le autorità deputate al controllo, un breve decalogo dei principali comportamenti ai quali gli esercenti devono conformare il proprio operato nel raggiungimento degli obiettivi di convivenza. Tale proposta tiene conto anche dei recenti contributi giurisprudenziali in materia. Cosa ne pensa di questa proposta?

«Tutte le proposte di autoregolamentazione che arrivano dalle associazioni di categoria sono le benvenute. Proprio per il concetto di responsabilità sopra richiamato. Auspico quindi a breve un tavolo di confronto anche con la Sindaca della notte. Inoltre, è in previsione di allestire in fondo alle Albere dei chioschi di mescita sulla scorta delle casette dei Mercatini, in modo da decentrare gli assembramenti e permettere ai residenti una maggiore tranquillità».

È stato riaperto “Trento Lab”. Ritiene che questo strumento informi adeguatamente i cittadini rispetto a quello che accadrà alla città con la circonvallazione ferroviaria?

«Il TrentoLab è uno dei luoghi, uno dei mezzi per informare. È un luogo dove si possono fare domande, visionare progetti, approfondire la storia e il futuro urbanistico della nostra città. È appunto un laboratorio, dunque la filosofia è quella del work in progress, verrà aggiornato e adeguato alle esigenze di informazione della cittadinanza. Naturalmente accanto al TrentoLab servono anche le serate informative sul territorio, il materiale sul sito internet del Comune, i comunicati stampa che aggiornano sullo stato dell’arte…È un progetto in fase iniziale, che ha permesso di anticipare il dibattito, sicuramente punteremo sulla sua massima diffusione in modo da consentire ai cittadini di essere informati e interagire con l’Amministrazione, come dev’essere in una democrazia partecipativa».

Le circoscrizioni Centro Storico e Gardolo hanno fatto richiesta di proseguire con l’interramento della nascente circonvallazione ferroviaria verso nord, sappiamo che lei ha posto il problema a RFI. In caso di risposta negativa avrà margini per una decisione?

«Noi abbiamo girato in via ufficiale la domanda delle Circoscrizioni a Rfi, che valuterà la sostenibilità tecnica ed economica del prolungamento della circonvallazione a Nord. Aspettiamo la risposta prima di pensare a un piano B. Certo, noi chiederemo che le case dei cittadini – tutti i cittadini – siano tutelate rispetto ai disagi conseguenti sia al cantiere sia all’opera conclusa».

In rapporto ai costi e al tempo del cantiere ferroviario, dal momento che si sono accorciati i tempi di realizzazione e le tariffe dell’edilizia nell’ultimo anno sono aumentate del 30%, il Comune come intende affrontare questa problematica dal momento che erano stati preventivati 930 milioni per una durata di dodici anni, considerando che un cantiere con tempi accorciati (entro giugno 2026) avrà dei costi maggiori?

«A quanto ci risulta i costi dell’opera sono confermati. Ma attendiamo il progetto definitivo di Rfi per fare qualsiasi valutazione».

Parliamo di urbanistica di genere. Già dagli anni ’60 studiose ed urbaniste sostenevano che le città non erano neutre nel rivolgere i loro spazi ad entrambi i sessi. A Vienna negli anni ’90 vennero sottoposti dei questionari alle donne, chiedendo loro di esprimere le proprie sensazioni frequentando i luoghi della città. E dal sondaggio era emerso che due terzi degli spostamenti per motivi di svago erano di uomini i quali tipicamente privilegiavano l’auto; sette pedoni su dieci erano donne; le bambine frequentavano i parchi, ma crescendo se ne allontanavano, sentendosi da un lato troppo grandi per le altalene e al contempo escluse dagli spazi sportivi, dedicati soprattutto al calcio. È un esempio, ma evidenzia percezioni ed esigenze innegabilmente diverse tra uomini e donne rispetto al vivere la città, e un certo sbilanciamento nelle possibilità rivolte ai diversi sessi. E su questo già un comitato di cittadini di Arco ci sta lavorando. Ritiene che Trento abbia bisogno di una riqualificazione in tal senso e che sia valida l’idea di un questionario rivolto alle donne, o il Comune non ne avverte la necessità?

«Questo è un argomento molto interessante su un tema necessario e che va approfondito. L’urbanistica “di genere” è venuta alla ribalta solo negli ultimi decenni, in risposta a un’urbanistica maschile, che vede la città come intersezione di strade destinate solo alle automobili e al collegamento casa-lavoro. L’urbanistica femminile, per contrasto, prevede per esempio l’ampliamento dei marciapiedi, l’aumento degli spazi verdi e dei parchi gioco, la messa in sicurezza degli incroci stradali, l’aumento del tempo per gli attraversamenti pedonali, l’incremento dell’illuminazione pubblica e il posizionamento di panchine lungo tutti i percorsi.

Se questa è la prospettiva, allora ben venga! Perché questa è una città progettata affinché tutte le persone, indipendentemente dal genere, dall’età o dalla capacità motoria, possano percorrerla e viverla a piedi il più possibile in autonomia e sicurezza. L’idea di un questionario dedicato alle donne su tale tematica è valida e verrà certamente presa in considerazione in tempi non biblici. Essere il più possibile al passo coi tempi è una delle nostre priorità».

Vanno cambiate le regole sui monopattini?

«Intanto vanno fatte rispettare le regole che ci sono (dal casco alla velocità al divieto di procedere in luoghi affollati come i mercati) e poi sicuramente va regolamentata meglio la sosta: non possiamo trovare monopattini abbandonati in mezzo alla strada o sui marciapiedi».

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha riscontrato nella gestione della pandemia?

«Tralasciando il lato umano dei lutti, delle persone che ho incontrato e che avevano un vissuto pesante a causa del Covid, direi che l’aspetto più difficile ha riguardato le decisioni da prendere quando ancora non era facile prevedere l’andamento della pandemia. Per esempio l’annullamento del mercatino di Natale, la scelta di soprassedere sui contributi ai residenti per lo skipass in Bondone non sono state prese certo a cuor leggero».

Può spiegare ai nostri lettori le competenze della Sindaca della notte?

«La sindaca della notte naturalmente non può e non deve fare ordinanze, ma aiutare l’Amministrazione comunale a promuovere il dialogo tra le parti e a individuare soluzioni non da fuori, non da esterna, ma da persona che vive anche in prima persona il problema e dunque può tener conto di punti di vista che a noi amministratori rischiano di sfuggire. A breve organizzeremo un incontro propositivo anche con le associazioni di categoria».

I rumors parlano di una sua possibile candidatura per le prossime provinciale del 2023 dove potrebbe portare il modello delle alleanze delle comunali, risulta vero?

«Quando mi chiedono cosa farò da grande, io ho una sola risposta: da grande voglio fare il sindaco. Aggiungo qui: per fare bene il sindaco, c’è bisogno di una Provincia forte e autorevole, che sappia essere un partner affidabile ed efficiente nella gestione dei grandi progetti che nei prossimi anni investiranno il nostro territorio».

Le circoscrizioni vogliono contare di più. Sarà possibile durante il suo mandato?

«Il bilancio 2021 ha stanziato oltre 295 mila euro per le Circoscrizioni (per cittadinanza attiva, iniziative culturali, sportive, ludico-ricreative) proprio per fare in modo che il loro ruolo nell’animazione “di comunità” sia sempre più incisivo. Ma le Circoscrizioni, come dimostra il dibattito sulla circonvallazione ferroviaria, sono importanti anche per discutere assieme le grandi politiche urbane».

Farete qualcosa per aiutare le Albere? E se sì cosa?

«Le Albere appartengono ai privati. Spetta a loro capire come fare in modo che un patrimonio immobiliare di pregio rimasto invenduto possa essere appetibile per le famiglie di Trento. Per quanto ci riguarda, il Comune ha provveduto a realizzare tutte le infrastrutture richieste (sottopassi stradali e pedonali). Naturalmente siamo sempre disposti a collaborare, nei limiti e nel rispetto delle competenze del pubblico e del privato».

I cittadini torneranno a sorridere?

«Il tutto esaurito in città del mese di agosto e dei giorni degli europei di ciclismo ha già riportato il sorriso a molti cittadini, soprattutto a chi vive di turismo, che arrivava da un anno disastroso. La città si è rimessa in moto, sono ottimista per il futuro, e senza mascherine si vedranno anche i sorrisi».

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