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Trento

«Malamovida», le drammatiche parole del comitato antidegrado al Sindaco: «Fermate questo scempio»

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Continua la coda di polemiche sulla «Mala movida»  di Vicolo Santa Maria Maddalena e piazzetta Conservatorio

A scendere in campo a gamba tesa è ora il Comitato Antidegrado Centro Storico composto da una trentina fra residenti, esercenti e rappresentanti delle istituzioni scolastiche, che invia una lettera aperta al sindaco e alla cittadinanza.

Il problema è conosciuto e si trascina ormai da oltre 5 anni a suon di ordinanze, promesse, momenti di tensione e blitz delle  forze dell’ordine.

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Ma per ora le cose sono rimaste tali: degrado, droga, musica fino alle 4 del mattino, urla, schiamazzi, angherie varie nei confronti dei residenti e della scuola che dopo le numerose denunce ed esposti sono stati minacciati. Ma non è tutto: dentro la Movida si sono infiltrate anche frange di anarchici e i centri sociali trentini che più di una volta hanno attaccato e aggredito le forze dell’ordine.

«In merito al problema ormai noto come “malamovida” in questa zona. Il nostro scopo è sottoporre la questione all’opinione pubblica, all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine – si legge nella lettera del comitato – con cui intendiamo collaborare nei limiti del nostro ruolo perché si fermi lo scempio notturno che quest’area subisce in un crescendo che non è iniziato negli ultimi mesi da ma già 4-5 anni fa.

«Il fenomeno che denunciamo trasforma nottetempo questa parte della città (l’unica in tutta Trento, come ha detto pubblicamente il Sindaco nell’incontro dell’8 giugno scorso con le varie parti coinvolte, presenti anche il Commissario del governo e il Questore), in una zona invivibile, inquietante e pericolosa non solo per noi ma per chiunque vi metta piede nelle ore piccole. Invitiamo per questo a venire qui nelle ore notturne coloro che sostengono che un po’ di musica e di “movimento” dovrebbero essere messi in conto e accettati da chi sceglie di vivere in centro.

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Costoro scoprirebbero che non solo è impossibile dormire da mezzanotte in poi, ma anche (ci si perdoni il termine) lo schifo (in tutti i sensi) che i lampioni comunali impediscono di nascondere. Crediamo non sia un caso se l’ipotesi avanzata dal Primo Cittadino di spostare e spalmare gli assembramenti dei giovani in altre zone di Trento è stata rigettata da tutti, compresa l’Università di Trento che è proprietaria del CTE (una delle possibile aree alternative alla nostra suggerite dal Sindaco)».

E ancora:«Ma veniamo al merito del problema. Il rispetto delle regole basilari di salute e sicurezza pubblica a tutela dei cittadini dovrebbe essere una regola elementare e un principio fondamentale che le autorità comunali e le forze dell’ordine sono tenute a far osservare a tutti. Combattere il degrado, ascoltare le istanze di chi vuole solo riposare almeno a notte fonda, l’impegno a far rispettare le soglie del rumore e le regole sanitarie, di contrastare gli assembramenti in un periodo di pandemia ancora in corso come questo, combattere i vandalismi, sanzionare lo spaccio, intervenire per fugare le intimidazioni e le minacce nei confronti di chi si azzarda a domandare di rispettare il diritto primario al transito e al sonno, punire chi sporca i muri degli edifici storici e delle istituzioni (liceo coreutico e scuola dell’infanzia): tutto questo – osiamo pensare – dovrebbe essere in cima all’agenda di una pubblica amministrazione degna di questo nome.

Specie se queste cose accadono, come appunto ha dichiarato il Sindaco, in una sola area – la nostra, per di più ristretta – del centro storico e solo a notte fonda. Eppure i protagonisti di questa sorta di malamovida si fanno beffe dei diritti altrui, anche se sanciti dalla Costituzione, infrangono norme basilari per la tutela della sicurezza e della salute dei cittadini.

Non è tedioso citare quelle più frequentemente calpestate ogni notte sotto i nostri occhi (cosa abbondantemente documentata da foto e video che di continuo, senza stancarci, trasmettiamo alle autorità comunali e alle forze dell’ordine): occupazione illecita della strada ostacolando con minacce il transito dei veicoli autorizzati, dei marciapiedi pedonali, delle aree di sosta, sforamento delle soglie-limite delle emissioni sonore, privazione del diritto del riposo e del sonno, atti di vandalismo, imbrattamento di edifici e aree private, dei muri delle istituzioni (la scuola dell’infanzia e il liceo coreutico), vendita di stupefacenti (sempre più praticato da spacciatori che transitano molto rapidamente a bordo di monopattini e biciclette), rifiuti generici e materiali pericolosi gettati o abbandonati sul suolo pubblico (cocci di bottiglia), atti osceni in luogo pubblico, disturbo della quiete pubblica, somministrazione e consumo di alcolici fino ad ubriacarsi oltre gli orari consentiti, deiezioni su suolo pubblico, musica ad altissimo volume ed esplosioni pirotecniche non autorizzate, assembramenti con mancato utilizzo di dpi in periodo pandemico, commercio abusivo, apertura dei pubblici esercizi oltre gli orari consentiti, ecc. Assistiamo nostro malgrado ogni notte – perché impossibilitati a chiudere occhio – specialmente nella zona di vicolo Santa Maria Maddalena, nella piazzetta antistante il liceo coreutico e in vari punti circostanti, alla violazione continua e spesso intenzionale (favorita dall’alterazione causata dal consumo di alcol e sostanze) di queste e altre norme.

Dobbiamo purtroppo evidenziare che pur a fronte di questo scempio, ogni nostra telefonata alle forze dell’ordine perché intervengano al più presto a far cessare tutto ciò, viene sistematicamente ignorata. Per questo molti, troppi di noi, sono ormai esasperati, e alcune famiglie già da qualche tempo stanno cercando casa altrove, ma oggi non è facile trovare alternative. Ci chiediamo se è questa la Trento vivibile che vogliono le autorità comunali e di pubblica sicurezza.

Se è questa la Trento universitaria, aperta e culturalmente evoluta che desiderano i cittadini e chi da loro è stato eletto. E anche se è questo che cerca per davvero la maggior parte dei giovani. Quel che è certo è che oggi, in un luogo come questo, in una piccola zona abitata del centro storico, il fatto che tutto sia permesso e che sia possibile dar sfogo a qualunque voglia, anche la più bassa e ripugnante, con la certezza che nessuno interverrà dopo la mezzanotte perfino ad impedire atti di intimidazione, di spaccio, di vandalismo e teppismo, è purtroppo ampiamente tollerato.

In nome del diritto dei giovani al divertimento. Incredibile. Sia chiaro: nessuno di noi residenti, rappresentati delle scuole e operatori economici aderenti al comitato (stiamo rapidamente raccogliendo nuove adesioni) desideriamo una Trento morta o una Trento ottusamente ovattata e sorda al bisogno di svago e divertimento degli studenti universitari.

Ben vengano le proposte culturali, i concerti, le persone che si incontrano per socializzare negli spazi pubblici del centro storico. Ben venga tutto questo. A patto che si svolga nel rispetto della decenza e dei limiti stabiliti dai regolamenti e dalle leggi. Nulla a che vedere con quel che, invece, avviene qui ogni notte, dal lunedì al sabato, a partire dalle 23.30 in poi, e che non ha niente a che fare né con la movida né con un normale ritrovo e con il divertimento degli studenti universitari.

La verità è che noi siamo costretti a vivere – nel cuore del centro e in una piccola porzione della città storica trasformata in una discoteca a cielo aperto – in uno sfogatoio dove si urla, si lorda, si imbratta, si urina, si manda musica a palla, si vendono e consumano senza alcun timore sostanze proibite. Ecco perché non possiamo accettare gli inviti a piantarla con le nostre proteste, lamentele e denunce. Nè siamo disposti a vestire i panni delle “sentinelle” seguendo l’invito di qualcuno.

Continueremo invece, fino allo sfinimento, a denunciare la violazione del diritto costituzionale al riposo notturno (sfidiamo chiunque a sostenere che sia da subordinare ad un inesistente “diritto al divertimento”) e dei diritti di tutti al rispetto della città che le pubbliche istituzioni per prime dovrebbero salvaguardare. Continueremo a combattere e a presentare esposti per esprimere tutto il nostro sdegno e anche la nostra rabbia contro la prepotenza di chi si ritiene superiore agli altri cittadini e pensa quindi di potersene infischiarsene di leggi e regolamenti.

Certo, l’ordinanza comunale del Sindaco entrata in vigore questa settimana ha in (minima) parte risposto alle nostre denunce. Diamo comunque atto al Primo Cittadino dello sforzo compiuto per arginare, anche se provvisoriamente, almeno un aspetto il problema, anche a costo di attirarsi per questo (com’è puntualmente accaduto) le proteste di chi è convinto che questi party notturni altro non siano che un’innocente e innocua movida.

Ma siamo anche costretti a dire che permangno due gravi criticità. Innanzitutto il fatto inequivocabile che a nulla vale qualunque divieto – compreso quello imposto con l’ultima e anche dalla penultima ordinanza del Sindaco, di consumare alcolici all’aperto nel cuore della notte – se proprio nelle stesse ore (dalle 23 alle 5 del mattino) non vi sono controlli e manca qualunque forma di sorveglianza da parte della polizia locale, statale e dei carabinieri (se il motivo, come ci vien detto, sta nel regolamento comunale che non consente ai vigili urbani di presidiare una zona dopo le 22.30, allora si modifichi il regolamento o ci si metta d’accordo con il questore e/o con il Commissario del governo per attivare la collaborazione di altre forze dell’ordine, inclusi i carabinieri)

In secondo luogo non possiamo sottacere che la questione non riguarda né solo i fine settimana né il solo mese di ottobre cui l’ordinanza è limitata. Dal primo novembre in poi la situazione potrebbe tornare insostenibile come in settembre o in giugno. Da questo punto di vista ci sembra interessante il suggerimento proposto da un articolo apparso oggi in prima pagina su un quotidiano trentino, da cui ci permettiamo di auspicare che il Sindaco e le altre autorità di pubblica sicurezza traggano ispirazione»conclude il comitato antidegrado del centro storico di Trento

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