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La miopia politica sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

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In questa settimana sono stati ben dieci – in appena due giorni – gli infortuni mortali sul lavoro accaduti in vari settori produttivi industria, edilizia, agricoltura e trasporti.

Le soluzioni discusse tra il Governo Draghi e le Organizzazioni sindacali proprio questa settimana prevedono l’ennesimo intervento normativo che pare andrà ancora una volta nella direzione repressiva.

Si parla insistentemente di modificare l’attuale sospensione dell’attività imprenditoriale prevedendola fin da subito per le imprese che, in caso di eventi gravi, non abbiano rispettato gli obblighi di sicurezza sul lavoro invece che solo per i casi di recidiva specifica quinquennale.

Io penso però che se la sospensione sarà ancora una volta lasciata alla mera discrezionalità degli Enti di controllo e oggetto di un provvedimento amministrativo poco incisivo, non mi pare possa essere una grande soluzione.

Già oggi per i casi più gravi e per gli infortuni si possono adottare misure cautelari penali quali il sequestro preventivo o probatorio che sono ben più efficaci rispetto ad un provvedimento amministrativo.

Un’altra questione è quella dell’aumento degli organici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro perché dovrebbe essere prevista l’assunzione di più di duemila ispettori del lavoro. Anche in questo caso mi sembra di assistere ad una visione politica totalmente miope perché il testo unico in materia di sicurezza sul lavoro prevede una competenza generale in materia (di salute e sicurezza sul lavoro) delle Aziende Sanitarie Locali, lasciando competenze residuali e in parte totalmente sovrapponibili tra le ASL e l’INL nazionale e territoriale.

Forse sarebbe più opportuno indirizzare le risorse verso le Regioni e Province Autonome per assunzioni straordinarie di ispettori tecnici nelle Aziende Sanitarie Locali o ancora meglio rivisitare prima le competenze per materia all’interno del testo unico anche per evitare la duplicazione delle stesse.

Con questo non voglio certo affermare che il rafforzamento degli organici sia inutile o irrilevante, ma bisogna anche essere consapevoli che questi nuovi ispettori, per diventare veramente operativi sul campo, dovranno essere formati adeguatamente e per questo ci vuole un certo periodo di tempo.

Rendere i controlli efficienti ed efficaci, ma soprattutto indirizzati alla prevenzione ex ante non solo alla repressione ex post evento e fornire mezzi e attrezzature adeguati al personale di vigilanza lo avrei trovato certamente molto più utile.

Non è finita qui, perché si parla della creazione di banche dati comuni come di una grande novità. Ci sono già basti pensare a quelle dell’INAIL sugli eventi denunciati e riconosciuti dall’Istituto e quelle come INFORMO che studiano le dinamiche degli eventi mortali e più gravi.

Nell’era digitale basterebbe solo metterle in rete comune tra i vari Enti di controllo e comunque non credo che la condivisione di banche dati statistiche possano eliminare il problema, semmai solo aiutare a studiare meglio il fenomeno infortunistico per poi intervenire con politiche lungimiranti di breve e lungo termine.

Il punto vero è che non dobbiamo farci illudere di risolvere il problema degli infortuni con le facili soluzioni e che questi interventi normativi di reazione ai continui eventi che si susseguono miglioreranno la situazione.

Sono tanti anni che, dopo l’ennesimo infortunio mortale si fanno autorevoli e accorati appelli, ma poi ci si riduce a parlare quasi sempre di aumentare i controlli o a richiedere l’istituzione di figure come il rappresentate dei lavoratori per la sicurezza territoriale che sono già previsti dalla normativa vigente.

Questo aumento dei controlli purtroppo non credo porterà e invero non ha mai portato, agli effetti sperati semplicemente per il fatto oggettivo che arrivare a verificare le infinite situazioni lavorative è utopistico e demagogico e il fenomeno infortunistico dipende anche da altri fattori come la produttività, l’organizzazione del lavoro, la richiesta contingente del mercato.

Le risorse umane ed economiche andrebbero invece indirizzate a creare cultura del lavoro e della sicurezza. Questa credo sia la vera sfida politica e per farlo serve una rivoluzione culturale e sindacale che proietti la visione a medio – lungo termine. I giovani di oggi, che saranno i lavoratori del domani, vanno istruiti alla sicurezza nel loro percorso di studio e solo così potranno essere più preparati quando entreranno a pieno titolo nel mercato del lavoro.

Oggi al contrario, la formazione in materia di sicurezza viene demandata al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro e molte volte questa risulta scarsamente efficace perché non calibrata alla realtà lavorativa ovvero relegata all’adempimento burocratico di un obbligo previsto dalla legge.

Penso che se non si interviene seriamente sulla rivisitazione delle competenze in materia di sicurezza sul lavoro dei vari Enti (INL e ASL) sarebbe ancora una volta l’ennesimo errore politico, ma se non si ha la forza di farlo allora almeno bisogna creare le condizioni per un vero e proprio coordinamento del livello centrale con quello regionale perché la sicurezza sul lavoro, come indicato nell’art. 117 della Costituzione, è una competenza concorrente Stato-Regioni.

La visione politica più lungimirante dovrebbe portare ad una riforma organica del sistema istituzionale, semplificando le procedure, evitando le duplicazioni di competenze tra gli Enti preposti al controllo con l’implementazione della digitalizzazione che porterebbero benefici alle stesse imprese che molte volte si trovano a subire la proliferazione di controlli, di interpretazioni e visioni a volte antitetiche tra gli Enti deputati alla vigilanza.

La sicurezza nei luoghi di lavoro deve diventare un obiettivo strategico e una sfida da cogliere da parte di tutto il sistema produttivo, imprenditori, lavoratori, rappresentanze e Organi di controllo. Il fenomeno infortunistico è troppo complesso per ridurlo a qualche provvedimento normativo spot e non si può certo pensare di delegarlo solo alle azioni di vigilanza che non potranno mai essere adeguate.

E in Trentino? In questa specifica materia la nostra Provincia può fare molto usando intelligentemente le prerogative e le importanti risorse dell’autonomia speciale. Nel 2021 il Consiglio provinciale ha promosso un’importante conferenza d’informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro e successivamente è stata votata all’unanimità una risoluzione innovativa che deve però trovare ancora concreta applicazione.

A cura di Andrea Merler

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