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Trento

Bypass ferroviario: criticità del meta progetto che non si vuole discutere con i cittadini. Il 30 settembre la seconda serata informativa

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La circonvallazione ferroviaria di Trento (Bypass) e il suo impatto sul paese“. La seconda serata informativa sul tema è prevista per giovedì 30 settembre alle ore 20.30 in piazzale centro San Vigilio. Anche questo appuntamento vedrà la partecipazione del sindaco Franco Ianeselli assieme agli assessori Monica Baggia (in videocollegamento) ed Ezio Facchin. Tra gli invitati ad interloquire con i cittadini anche i rappresentanti di RFI e Provincia autonoma di Trento.

L’evento, organizzato dalla circoscrizione di Mattarello, riprende una questione il cui approfondimento è cominciato all’inizio di settembre grazie allo slancio della circoscrizione centro storico Piedicastello e del comitato San Martino Buonconsiglio. 

La problematica si presenta tormentata da numerose criticità e il nodo non è destinato a sciogliersi se non tramite un dibattito pubblico che sappia coinvolgere ed informare la cittadinanza su quello che succederà nei prossimi mesi con la realizzazione della grande opera pubblica per Trento.

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Crescono difatti le perplessità sulle dinamiche di realizzazione pratica che porteranno il cosiddetto ‘metaprogetto del bypass ferroviario’ ad un’evoluzione tutt’altro che agevole per la città.

Il primo incontro-conferenza organizzato il mese scorso, si è tenuto con la partecipazione di esperti e residenti in confronto aperto con i rappresentanti istituzionali ed ha sollevato il problema dell’impatto della nuova infrastruttura e dell’iter di concretizzazione che la accompagna.

Già allora, l’evidenza delle numerose complessità interne alla pianificazione del progetto di modificazione/alterazione urbana erano emerse con forza evidente (a titolo esemplificativo si menzionerà anche l’assemblea del 14 settembre, durante la quale si è avanzata la richiesta di uno spostamento verso nord del cantiere con un maggiore interramento dei binari. Opzione questa che permetterebbe di non ‘invadere’ la città con un cantiere esteso ed ingombrante che andrebbe ad interferire con il tessuto economico, sociale e turistico della città).

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Non sono tuttavia noti al momento i dettagli di un piano di lavori che comprendono anche lo scavo del tunnel sotto la collina est con i relativi rischi idrogeologici, ma anche le problematiche relative all’abbattimento di quanti e quali edifici, al pericolo vibrazioni con il passaggio prevalente di treni merci, allo smaltimento dello smarino (materiale di avanzo che ammonterà a circa due milioni di metri cubi, una quantità tale da potere riempiere per ben dieci volte l’Arena di Verona) ed eventuali quantità di materiale residuo inquinato.

Resta il problema anche della messa in opera della sola parte che riguarda l’interramento della galleria ferroviaria, in quanto unica progettazione finanziata dai 930 milioni messi a disposizione dal Pnrr. Sono dunque destinate a cadere le pie illusioni di quanti immaginavano che con questo capitale fosse possibile, come invece è stato preannunciato, il compimento dell’interramento della stazione, il Nordus, la linea di tram che collegherebbe la zona di Spini con piazza Dante.

Per raggiungere questo obiettivo, sarebbe infatti necessario lo stanziamento di ulteriori 600 milioni. Che non ci sono. Di tutte queste idee, si potrebbe affermare in sintesi che non esista alcun progetto (e se c’è non è stato presentato) né alcuna forma di finanziamento. Nell’eventualità si reperisca una così importante somma, esse potranno essere eseguite solo successivamente alla costruzione della galleria sotto la Marzola, unica finora ad prevedere uno stanziamento concreto di fondi.

E‘ ormai confermato altresì che non sarà possibile conoscere i dettagli di tutto ciò che verrà realizzato fino all’avvenuto deposito del progetto, che secondo la procedura di approvazione prevede un tempo non inferiore ai sei mesi (decreto legge 77 del 31 maggio, anche detto ‘decreto semplificazioni’).

Durante questo tempo, in assenza di un dialogo interistituzionale e con la base, il piano secretato da Comune e Rfi e infine approvato, porterà all‘impossibilità di qualsiasi modifica o miglioramento successivo. La corsa al lancio dei cantieri è quindi destinata a ridurre, se non ad azzerare i tempi dell’interlocuzione, non solo per la riduzione a soli 30 giorni delle tempistiche necessarie a permettere ai cittadini di avanzare proposte e osservazioni, ma anche per l’eliminazione della possibilità per gli enti locali di discutere sui temi urbanistici ed ambientali di importanza centrale.

Al di là delle mancate o parziali valutazioni di impatto ambientale, sembra che il nodo primario sia quello della scarsa utilità di tale progetto rispetto ai tradizionali progetti alternativi infrastrutturali di territorio. Contrariamente a quanto dichiarato dall’amministrazione comunale, che ne prevede l’irrealistico compimento entro il 2026, esso infatti non sarà pronto prima del 2030, ovvero alla conclusione dei lavori sul traforo del Brennero. 

Sembra dunque che a prevalere sia la volontà di stare nei tempi previsti dal PNRR con l’unica urgenza di ottenere il contributo, salvo poi non riuscire ad onorare gli impegni presi con l’Europa, e rischiando di collezionare una serie imbarazzante di brutte figure. In sintesi, si potrebbe arrivare a parlare di una grande opera già frenata in partenza dalla fretta di farla partire e portarla a compimento in tempi troppo brevi.

Alla supposta ‘azione di distrazione di massa’ destinata ad obnubilare le menti dei trentini in mancanza di ulteriore chiarezza sulla logistica dell’azione, chi segue la questione da vicino parla di una sorta di linguaggio ‘paternalistico’ con il quale si ometterebbe di spiegarne la reale portata del tutto e le motivazioni della reticenza, rischiando “di fare prendere al dibattito pubblico una piega sgradevole“. Peggio, il tutto rischia di consumarsi in una polemica civile e politica controproducente per gli interessi della comunità.

Dopo quasi un mese di intenso approfondimento sulle problematiche prioritarie che riguardano impatto ambientale, resta inoltre il grande punto di domanda sul proseguimento della percorso a sud, ovvero il cosiddetto ‘nodo Rovereto‘ già afflitto dallo stop all’idea della galleria sotto il monte Zugna.

Ci si chiede dunque a cosa servirà allestire un super cantiere aperto che squarcia la città e ne deturpa l’assetto urbanistico per anni, quando una volta che questo verrà chiuso, i lavori già realizzati rischiano di non poter proseguire verso la Vallagarina.

Alla luce di queste considerazioni, certo la scelta di percorrere la vie  della cosiddetta ‘sinistra Adige’ rischia di rivelarsi un vero fallimento concettuale rispetto all’alternativa proposta da Rfi già nel 2003. Parliamo dell’iniziale soluzione collocata sulla parte destra del fiume (anche chiamata soluzione in ‘destra Adige‘) che risulterebbe decisamente migliore di quella oggi adottata, ma che sarebbe stata respinta, pare, sulla base di pressioni di altre comunità che non volevano l’opera sul loro territorio, e non certo in base a valutazioni tecniche.

Basti pensare che la presentazione di un report costi-benefici effettuato proprio sulla sinistra Adige, che si dice sia già stato effettuato, costituirebbe uno strumento più che prezioso per un confronto reale.

Infine l’apertura di «Trento Lab», presentato come «strumento della partecipazione» che si potrebbe rivelare un canale a senso unico, poiché il ‘laboratorio decisionale’ che dovrebbe essere dei cittadini, non è nella sostanza uno strumento di scambio tra il vertice e la popolazione.

La riunione prevista per il 30 settembre si presenta dunque come la naturale continuità del dibattito iniziato il primo settembre al parco della Predara. Sulla questione e per un maggiore approfondimento, è intervenuto per la Voce del Trentino l’ingegner Paolo Zadra, esperto e membro attivo del ‘gruppo dei volenterosi’, che raccoglie residenti attivisti delle diverse realtà cittadine.

Un appuntamento chiarificatore per comprendere le motivazioni in base alle quali oggi si vuole fare il punto di una situazione e di un dibattito altrimenti destinati a degenerare l’una nel disastro, l’altro nell’oblio. Perché per cittadini e professionisti del settore oggi è arrivato il momento di fare chiarezza.

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