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Italia ed estero

Finisce l’era Merkel: cosa ne sarà della Germania? L’intervista a Francesco Agnoli (II parte)

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La Germania si reca oggi alle urne. Per la prima volta dopo sedici anni l’attuale cancelliera Angela Merkel non si presenterà alle elezioni.

Assieme al professor Francesco Agnoli, sul nostro quotidiano, era già stato approfondito il lavoro fatto dalla cancelliera tedesca nei suoi anni al potere della Germania e dell’Unione Europea (Link).

Oggi, la seconda parte dell’intervista al professore, trattata anche su “Voce24News”. (Link )

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Quali sono i pregi di Angela Merkel?

“Sa l’inglese e il russo, affronta tutti i dossier con più competenza e tenacia degli omologhi europei con cui spesso deve confrontarsi, lavora sodo, cura soprattutto gli interessi del suo popolo, e lo ha potuto fare, grazie alla “grossa coalizione” con Spd per ben 16 anni di fila: ha visto passare, per l’Italia, Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi (cioè 8 presidenti del consiglio), per la Francia ben 4 presidenti della Repubblica (Chirac, Hollande, Sarkozy, Macron).

Ciò significa che ha potuto mettere radici nei posti di potere, anche europei, mentre gli altri leader di paesi fondatori dovevano alzarsi e andarsene, poco dopo essersi seduti…”

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 Quali i suoi difetti?

Credo che siano quelli che vengono dalla sua formazione, almeno parzialmente comunista e protestante. Il comunismo è sempre stato, di fatto, al di là delle dichiarazioni, molto nazionalista. Lutero è l’uomo che ha fondato il nazionalismo tedesco.

E’ stato lui, per esempio, a radicare quel pregiudizio tipico di parte dei tedeschi, non dei bavaresi, verso gli italiani in quanto cattolici. Per questo quando Degasperi, Schuman e Adenauer fondavano l’Europa, i comunisti e i protestanti la combattevano.

Anche la Merkel in fondo ha sempre fatto gli interessi tedeschi prima di tutto e sopra tutto. Questo per motivi politici (sono i tedeschi che la hanno eletta ed è a loro che deve rispondere), ma anche biografici: ha vissuto 30 anni dietro un muro, mentre i suoi predecessori, da Adenauer a Khol non solo erano della Dc tedesca, ma viaggiavano, frequentavano i leader, ad esempio, della DC italiana.

Avevano partito, storia, ideali simili. Con la Merkel quel rapporto speciale tra Germania ed Italia iniziato con Degasperi ed Adenauer è finito, e siamo ritornati piuttosto al rapporto che c’era tra Hitler e Mussolini: Mussolini può fare il pagliaccio, l’attore finto protagonista, ma poi deve obbedire.

Nel 2005 Merkel ha preso una Germania che era il “malato d’Europa”, fiaccata dai costi della riunificazione delle due Germanie e dalla disoccupazione.

Sotto i suoi governi l’economia è cresciuta, grazie all’austerità della spesa pubblica, all’export nel Vecchio Continente ed in Cina, alla moderazione dei salari, alla flessibilità di contratti e orari, all’uso pro domo sua dell’euro e delle istituzioni europee…

Ma questo ha comportato anche gravissimi problemi: tagliare il costo del lavoro ha comportato un precariato diffuso (di qui, e da un’ eccessiva immigrazione, soprattutto islamica, il sorgere di un’estrema destra, l’AfD, che ha proprio nella Germania dell’est ex comunista il suo cuore elettorale e che è guidata da un’altra donna, la lesbica Alice Weidel). A livello europeo invece ha messo in crisi il sogno unitario.”

Perché? Quale il suo atteggiamento in Europa?

Prima di affidare il timone della Commissione europea di fatto ad una sua amica, Ursula von der Layen, nel 2019, la Germania aveva già occupato le istituzioni europee. Per capirci, nel 2014 la Germania – che vanta il più alto numero di eurodeputati, aveva un numero spropositato di funzionari europei: direttori e vice direttori generali, capi di gabinetto…

Così la Repubblica del 10/11/2014: “L’Europa a guida tedesca: così a Bruxelles comanda la nomenklatura di Berlino. I rappresentanti tedeschi si sono piazzati nelle posizioni chiave dei rinnovati organi di governo dell’Unione Europea: dai capi di gabinetto ai direttori generali, una dominazione non più solo economica ma ormai anche politica e culturale” .

E Il Sole 24 ore: “Nessuno osa dirlo ad alta voce ma sussurri e grida nei corridoi della Commissione Juncker aumentano insieme a un disagio crescente verso l’onnipresenza ingombrante e sempre più straripante dei tedeschi”.

Inoltre non si può dimenticare che la Germania ci tiene molto all’osservanza delle regole, ma non proprio di tutte: non di quelle che non le convengono (in tal caso anche la Merkel diventa flessibile e tollerante). Così la Germania di Angela Merkel ha conquistato quel dominio in Europa che sognava dai tempi di Lutero, e che ha perseguito invano con la I e la II guerra mondiale.”

I risultati?

Si è in parte frantumata l’Unione europea, che era nata, paradossalmente, anche per impedire il ritorno di fiamma tedesco, e per scongiurare il pericolo sovietico, comunista.

Sono gli scherzi della storia: una tedesca cresciuta sotto il comunismo ha preso la testa di istituzioni nate “contro” il nazionalismo tedesco e contro il comunismo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: anzitutto l’esplodere, e non senza motivi, dell’euroscetticismo.

La Germania a guida Merkel ha calpestato e colonizzato la Grecia, permettendo che i suoi porti ed aeroporti e molto altro finissero in mani tedesche, francesi e cinesi; mantiene solidissime relazioni economiche con la spietata dittatura comunista cinese e con il sultano turco Erdogan, senza che ciò desti alcuno scrupolo morale, però continua a favorire pretestuosi attacchi contro i governi di Polonia e Ungheria, rei di non volere un’Europa germanocentrica, e per questo accusati di essere “dittatoriali”.

Ha contribuito a spingere l’Inghilterra, terza potenza europea, ma insofferente storicamente all’ espansività tedesca, ad uscire dall’unione con la Brexit.

Ha umiliato più volte il nostro paese, come nel famoso siparietto del ottobre 2011 quando, come ricorda Massimo Nava, si scambiò con il presidente francese Sarkozy (il promotore della fallimentare guerra in Libia), un “sorrisetto sarcastico prima di rispondere a una domanda sul premier italiano”, mettendo così “in dubbio l’affidabilità di un governo amico” che si trovò anche per questo attacco incrociato in balia della speculazione, nonostante le nostre banche fossero più in salute di quelle francesi e tedesche (di qui la successiva caduta di Berlusconi e di fatto l’imposizione di Mario Monti da parte di Berlino).

Simbolo di questa umiliazione a cui è sottoposta l’Italia almeno dal 2011 è quanto è accaduto con il Conte I, nel 2018: la vittoria di partiti euroscettici, e quindi molto critici verso la Germania, come Lega e M5S, si è ribaltata nel momento in cui Conte ha deciso di giocare di sponda con la Merkel, abbandonando del tutto la linea politica dei partiti che lo sostenevano e dando poi vita, complice il dietrofront dei grillini, ad un governo con il più “europeista” dei partiti italiani, il Pd.

Si potrebbe poi ricordare la strana alleanza tra Merkel ed Erdogan, il sultano turco, a spese dell’Europa e a vantaggio della Germania (l’Europa paga infatti miliardi alla Turchia perché essa mantenga qualche milione di immigrati che per lo più aspirerebbero proprio alla Germania, nelle sue tendopoli).. .Anche questa una ferita non da poco”.

Ritorniamo sulla amicizia con la Cina…

“E’ il paese che ha visitato più volte, il primo partner commerciale della Germania. Con il dittatore cinese la Merkel è molto più comprensiva che con Viktor Orban o Andrzej Sebastian Duda, eletti regolarmente dai loro popoli.

Ricorda Massimo Nava che “nel corso dell’ultima visita in Cina, alcuni leader delle manifestazioni di Hong Kong hanno chiesto di poter in contrare la cancelliera, ma non se ne è fatto nulla”.

In altre parole, se serve, Merkel sta con i dittatori, con i più forti, e sa chiudere gli occhi davanti alle sofferenze die più deboli. Merkel sa alzare la voce contro il presunto antisemitismo di Benedetto XVI (accusa ridicola), ma per coprire i suoi affari con chi davvero pratica sopraffazione e violenza“.

Dopo la Merkel? Che ne sarà della CDU?

“Non sarà facile per la Germania mantenere questo potere: ci sarà qualcuno forte come lei? Ci sarà ancora la coalizione tra i primi due partiti del paese?

Gli Usa permetteranno ancora questa sorta di “Quarto Reich”? Il rapporto con la Cina sarà ancora così proficuo per entrambe?

Se negli altri paesi europei emergeranno leader forti, la Germania, qualora avesse una leadership più debole, potrebbe ancora dettare legge?

E a livello sociale il precariato e la povertà alimentati dalle politiche economiche pro export che fiato daranno al populismo di estrema destra dell’ Alternative fur Deutschland (AFD)?

E la CDU, cioè la Democrazia cristiana tedesca, se dovesse vincere, rimarrà sulla stessa lunghezza d’onda imposta dalla Merkel?

Bisogna ricordare che Angela Merkel entrò nella CDU tedesca quasi per caso, come un corpo estraneo. La CDU infatti è nata cattolica, europeista, fortemente ancorata alla famiglia popolare italiana e francese.

Merkel ne ha cambiato la fisionomia, mettendo alla porta i valori cattolici e trasformando il partito in un contenitore politico, in un catalizzatore di potere di fatto incentrato sugli interessi tedeschi, e sostanzialmente agnostico/ateo.

Questo è stato evidentissimo, per esempio, nella durezza usata da Merkel verso il papa tedesco, Benedetto XVI, che in alcune occasioni ha dovuto subire attacchi ingiustificati, violenti e del tutto strumentali da parte della zarina protestante.

La CDU di domani, con il suo nuovo leader, tornerà almeno in parte alle radici? Personalmente lo credo difficile: la Germania è da 500 anni il principale fattore di divisione dell’Europa, e solo la CDU delle origini, quella di Adenauer e di alcuni altri leader, ha saputo guardare all’Europa come una casa comune e non come una terra di conquista.

In ogni modo una Germania più debole, come è facile che sia, a breve, anche a causa di un quadro politico più frammentato e della minor forza dei due partiti maggiori, sarà un vantaggio per l’Unione europea.

Un tempo si parlava di principio di equilibrio: una Germania meno forte, in un ‘Europa più equilibrata, sarebbe un bene per tutti”.

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