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Valsugana e Primiero

Minoranze Imer di Primiero: no alla riapertura della discarica!

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La questione della gestione dei rifiuti in Trentino torna alla ribalta della cronache. Nei giorni scorsi era stato il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Cia a riaprire la ferita spiegando che la «la gestione dei rifiuti in Provincia è critica e la riapertura delle discariche di Monclassico e Imer, in attesa dell’approntamento del catino Nord a Ischia Podetti, non rappresenta certo una soluzione di lungo periodo, ma al massimo un palliativo».

Purtroppo il problema è stato creato da chi ha governato la Provincia perlomeno negli ultimi 20 anni continuando a procrastinare il problema, fuggendo dalla responsabilità e continuando a nascondere la polvere sotto al tappeto. Ora la Giunta Fugatti si trova in mano l’ennesima patata bollente. 

A peggiorare ancora di più le cose arriva da parte dei gruppi consiliari delle minoranze di Imer un comunicato che conferma un secco no alla riapertura della discarica.  Nota che riportiamo sotto nella sua interezza

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IL COMUNICATO –  “Non nel mio giardino”. Ai visitatori casuali, quali spesso sono i rappresentanti delle istituzioni provinciali a Primiero, questo potrebbe apparire il classico messaggio che arriva dalla frazione Masi di Imèr, dove si vuole rimettere in esercizio una discarica di rifiuti urbani che tutti davano ormai per “morta” e dove gli abitanti non sembrano affatto d’accordo (a parte forse qualche amministratore che si frega le mani per i promessi vantaggi sul bilancio comunale).

Si spreca qui la retorica della responsabilità, del farsi carico di un sacrificio a favore di un bene collettivo più grande. Tutto vero, tutto bello, tutto previsto. D’altronde i rifiuti non possiamo gestirceli ognun per sé, ci vuole qualcuno che ci faccia il piacere di nasconderli, o di bruciarli al posto nostro. Pagando, pagando il meno possibile. Così è nei rapporti di forza della geopolitica internazionale, figuriamoci in quelli tra regioni o vallate di una stessa Provincia, per la cui indole autonomista diventa eticamente indifferibile “lavare i panni sporchi in casa propria.”

Fuori dai cliché, guardando negli occhi e ascoltando le persone, bisogna però anche prendere contatto con la realtà dei diretti interessati, della loro storia, delle loro aspettative e frustrazioni. A Imèr ci sembra di poter dire che la misura è colma anche se per i tecnici dell’Agenzia per l’Ambiente “ce ne stanno altri 30.000 metri cubi”.

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La discarica dei Salezzoni fu realizzata sulle Giare del Cismón più di trent’anni fa con l’inganno (in materia paesaggistico-ambientale), come sancito da due sentenze del Consiglio di Stato e del TAR; è stata sede dei fanghi di depurazione del vicino impianto, con odori nauseabondi impressi nella memoria olfattiva di una generazione; ha accolto “tal quale” indifferenziato per decenni, compresi, si dice, “rifiuti talmente speciali” da sconsigliarne per sempre il carotaggio; gli arbusti a delimitare le attività agricole del ventoso fondovalle si sono a lungo fregiati di sacchetti di plastica e frammenti di triturazione; stormi di gracchi alpini allietavano le uggiose giornate dei residenti, senza dimenticare l’attrattiva nutritiva per la fauna selvatica, specie quella con le zampe corte e la coda lunga.

Camion avanti, camion indietro (non solo quelli dei rifiuti, anche quelli degli inerti…) e poi il lavorio ininterrotto delle pale meccaniche impegnate nella cosiddetta coltivazione: “il più grande spettacolo dopo il big bang” visibile e annusabile comodamente dalla finestra o dal poggiolo di casa (le abitazioni della frazione, anticamente occupate dai fluitatori del legname sul torrente Cismón, distano poco più di un centinaio di metri dall’artificial montarozzo).

Le amministrazioni comunali, comprensoriali, provinciali si sono susseguite recitando tutte ossessivamente lo stesso rosario: durerà ancora poco, maschereremo l’impianto con un “muro verde”, copriremo di terra, non c’è alcun pericolo per la salute, sarete lautamente ricompensati. Si pensi che nel 1994 il presidente del C2 pronosticava l’esaurimento del secondo lotto in 10 anni…

In tempi a noi più vicini fu negoziato un conferimento straordinario dalla Val di Fiemme pur di rimodellare e arrivare alla definitiva dismissione, che altrimenti si allontanava per effetto della raccolta differenziata “spinta” di cui il nostro territorio fu tra i primi a rendersi protagonista.

Il doloroso capitolo “discarica” sembrava finalmente chiuso per il piccolo borgo del fondovalle di Primiero, dove ripartivano gli investimenti, sia pubblici che privati, per recuperare terreno sul mercato dell’accoglienza facendo leva sulle abbondanti risorse ambientali e paesaggistiche “dimenticate” dai modelli turistici di massa ora in crisi, ma anche per un rinato orgoglio di comunità e riappropriazione dello spazio urbano.

Oggi i tecnici ci dicono che l’autorizzazione ambientale all’esercizio della discarica era solo “sospesa”: così si può ripartire domani, a Provincia piacendo, con i rifiuti dei Comuni della Valsugana, bassa e alta. Davvero una bella fregatura, che calpesta e fa strame non solo della fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ma anche dei patti di solidarietà tra autonomie territoriali.

Qualcuno evidentemente sapeva come sarebbe potuta andare a finire nel RisiKo! regionale dello smaltimento degli RSU, tra una revisione e l’altra del Piano provinciale di gestione dei rifiuti (ovvero con una bella suppostona inviata alle valli dolomitiche meno popolose e più lontane da Trento, ndr.), ma non era opportuno che ne fosse data informazione.

Così come non si deve sapere che solo metà dei materiali differenziati raccolti è effettivamente riciclabile (i numeri dei comuni “ricicloni” raccontano solo una parte della storia), in conseguenza della Babele dei composti utilizzati nei prodotti e negli imballaggi e dell’inefficienza degli impianti disponibili, né che il nuovo e tecnologicamente avanzato impianto di trattamento in progettazione ad Ischia Podetti alla fine forse sarà ancora un “combustore”.

L’inceneritore che servirebbe è quello per l’ipocrisia e la falsità che ammorbano il tema dei rifiuti, che vanno sempre più a finire sotto il tappeto (preferibilmente degli altri) senza un vero investimento culturale e tecnologico che ne limiti la produzione alla fonte!!!

I gruppi consigliari di minoranza dei comuni di Imèr, Mezzano e Primiero San Martino di Castrozza sostengono convintamente la battaglia del Comitato “NO discarica di Imèr – Salute e futuro per Primiero” che, come gli abitanti di quel piccolo villaggio gallico in Armorica salito agli onori delle cronache, hanno esaurito generosità e pazienza di fronte ad una pianificazione tristemente inefficace fatta sopra le loro teste ed interlocutori politico – istituzionali dolosamente inadempienti e “invadenti”.

Daniele Gubert – Viviana Zortea – Roberto Pezzato

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