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Trento

21 agosto 2021, «io contro il cancro». Gianenrico Sordo: «I miei 3 anni di ritorno alla vita»

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La sua storia ha appassionato l’Italia intera. Dovunque vada è riconosciuto, apprezzato, coccolato e forse anche un pochino amato. Lo vedono nei ristoranti, nei bar, mentre corre, mentre parla con le persone e soprattutto lo vedono spesso dalle parti di Padre Pio, a cui è molto devoto.

La sua è una grande storia di speranza e di fede, e racconta, almeno per ora di una vittoria contro la scienza che lo aveva dato per morto sicuro 3 anni fa.

Combatte contro il cancro correndo su e giù per l’Italia, in qualsiasi posto si trovi per lavoro indossa le scarpette da running e via nei centri storici delle città oppure sulle piste ciclabili.

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E intanto filma tutto per il suo canale You Tube  #Iocontroilcancro e da settembre condurrà anche un piccolo format dal titolo «#Iocontroilcancro: l’intervista corre sul web» dove intervisterà numerosi personaggi conosciuti correndo, così tanto per non cambiare le abitudini. «Le malattia si combattono anche con lo sport, la natura e il giusto stile di vita» spiega Gianenrico Sordo  

«Per lei non c’è più niente da fare, al posto suo andrei a fare un bel giro intorno al mondo per poi tornare ed attendere la morte».

Sono state queste le parole pronunciate da un medico a Gianenrico Sordo alla fine di febbraio 2018 l’indomani dell’intervento dove nel tentativo di combattere un cancro gli viene asportato il colon discendente il sigma e un pezzo di retto.

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Gianenrico Sordo scopre di avere un cancro il 2 febbraio 2018 dopo una colonscopia e viene immediatamente operato il 13 febbraio nell’ospedale di Monza. Ma l’esito – almeno secondo i medici – non è come si spera. Il male infatti non è sconfitto, anzi, riprende più forte di prima e aggredisce il fegato: la diagnosi è senza speranza, metastasi al fegato inoperabile. Rimangono pochi mesi di vita. (sotto l’analisi finale senza speranza di uno dei tanti oncologi che chiudeva a tutte le possibilità di un nuovo intervento)

Gianenrico prende in quel momento un’altra decisione che gli salverà la vita. Si rivolge al nostro giornale per raccontare la sua storia, perché pensa che possa aiutare altri malati a non mollare. Detto fatto. L’articolo esce il 20 aprile 2018, (leggi qui) viene letto da oltre 40 mila lettori e scatena una gara di solidarietà sui social.

Fra questi c’è anche un amico dello staff del professor Torzilli, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale e Direttore della Divisione di Chirurgia Epatobiliare  di Humanitas, ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario di Milano che incuriosito da quanto scritto contatta Gianenrico chiedendo di incontrarlo. È la svolta incredibile.

In pieno accordo con il professor Torzilli il 21 agosto 2018 viene operato eseguendo una resezione epatica con un’intervento molto pesante in cui vengono asportate 8 fette di fegato e 15 metastasi epatiche, la totalità delle metastasi visibili in sede intra operatoria.

Il dopo intervento è molto pesante, a causa della toracotomia, dolori pesantissimi a causa del taglio dei muscoli addominali e dorsali e taglio delle nervature. Ma – e Gianenrico lo scoprirà solo più tardi – sarà l’inizio della sua nuova vita. Altro che morte dopo pochi mesi. E lui oggi festeggia il suo terzo compleanno. 

«Lo ricordo come adesso, erano le 7:15 di mattina di 3 anni fa, il 21.8.2018, quando mi vennero a prendere in camera per portarmi in sala operatoria. Ero sereno e tranquillo nonostante dovessi affrontare un intervento molto pericoloso e invasivo, ma mi ero preparato sia fisicamente che nell’anima sapendo che poteva finire li quel giorno o ripartire con le lancette dell’orologio tirate indietro come disse il prof. Torzilli. D’altronde quell’intervento chirurgico di resezione epatica sconsigliato da tutti gli oncologi e da diversi chirurghi, io l’avevo fortemente voluto e cercato contro tutti i pareri» – racconta Gianenrico Sordo.

La sua storia come detto in apertura parte all’inizio del 2017 quando iniziano i primi disturbi diventati sempre più importanti. «Era dicembre 2017 – ricorda Gianenrico – in concomitanza alla presentazione di un importante novità per la mia azienda: “Vulcano” il parapetto fotovoltaico, i dolori all’addome e le perdite di sangue erano ormai insopportabili e preoccupanti tanto che poco più di un mese dopo, il 2 febbraio 2018, arrivò la prima diagnosi di cancro al giunto retto sigma del colon. Grazie all’aiuto di mia sorella medico Lorenza, venni immediatamente operato da un bravissimo chirurgo il prof. Giardini dell’ospedale San Gerardo di Monza. Purtroppo però il quadro clinico venne devastato dalla rmn all’addome del 7 Marzo che diagnosticò multiple lesioni secondarie (metastasi) epatiche bilobari, buttandomi in un apparente circolo senza uscita, con una sopravvivenza a pochi mesi».

Per gli altri sembrano non esserci speranze. E se a dirlo sono primari degli ospedali importanti bisognerebbe crederci. Il condizionale è d’obbligo, perché poi la storia è completamente cambiata. 

Gianenrico inizia  a girare i più importanti centri oncologici italiani con consulti multidisciplinari chirurgia-oncologia con pareri univoci: paziente non resecabile da trattare con chemioterapia.

«Io non lo accettavo – tuona – fu così che iniziai a studiare il cancro, i farmaci, le pubblicazioni medico scientifiche alternative su pubmed, fino a mettere insieme un protocollo mio personale con prodotti alternativi, alimentazione vegetale, attività sportiva e tanta energia positiva. Iniziai a controllare le dimensioni delle metastasi modificando il mio protocollo a seconda degli sviluppi, incredibilmente la malattia rallentò fino quasi a fermarsi. Volevo fortemente tentare un intervento che potesse togliermi le metastasi epatiche. Arrivai a questo grandissimo chirurgo il prof Torzilli Guido dell’ Humanitas di Rozzano, la situazione come disse lui era complicata ma accettò di operarmi, il mio fisico era forte e non devastato dalla chemio, avendone fatta solo un ciclo».

L’intervento appariva però piuttosto complicato e i rischi eraano enormi. Consisteva nel taglio e apertura dell’addome con allargamento delle costole per poter entrare a scollare il fegato e tagliare pezzo per pezzo i punti dove con una sonda ecografica interna localizzavano le metastasi. Il post intervento per Gianenrico fu lungo, faticoso, doloroso, ma il risultato unico e grandioso.

«Poche sono le persone con un quadro clinico come il mio che possono raccontarlo a 3 anni di distanza – spiega Gianenrico – 3 anni sono un traguardo incredibile per questa malattia, un percorso di scelte, riportando una frase di un dottore dopo una tac ai polmoni: Gianenrico tu sei incredibile, hai fatto scelte contro ogni parere di noi medici e non ne hai sbagliata una, incredibile!»

E ancora: «Se guardo indietro tutto ciò che ho affrontato, le mie forti decisioni, le persone care, l’incredibile presenza continua di Padre Pio, con gli occhi lucidi, mi sembra di rivivere un film, un meraviglioso e incredibile film che mi ha reso una persona migliore, mi ha insegnato a soffrire con dignità, mi ha preparato psicologicamente ad affrontare la morte e a vivere la vita. 3 anni fa, Vulcano, l’importante progetto lavorativo della mia azienda si era fermato per dare spazio ad altre priorità ma oggi a 3 anni dal prototipo è diventato realtà».

Il primo, evoluto e migliorato prototipo è stato infatti istallato in Italia con il nome di «Vulcano 21.8» a rappresentare una data da non dimenticare, una data che Gianenrico sogna possa diventare il giorno per la lotta alternativa contro il cancro.

«La mia vita la definirei “amore e passione” per ogni cosa, un percorso in cui mi sento un privilegiato per tutto ciò che ho affrontato. Voglio ringraziare le persone fondamentali di questo percorso unico e incredulo anche per loro: la dottoressa Lorenza Sordo, il professor Giardini Vittorio ed il grande unico professor Guido Torzilli a cui devo la mia seconda vita».

I ringraziamenti non finiscono qui. «Ringrazio tutti i malati di cancro che mi contattano per ricevere consigli ed esperienze, come sempre dico per me è un onore e non un fastidio. Dedicherò la mia vita perché #iocontroilcancro possa portare un segno tangibile a migliorare la ricerca e la lotta contro questa triste malattia. Ho capito l’importanza della prevenzione, l’importanza di tenere forte il nostro sistema immunitario, curando la nostra alimentazione, facendo un’attività sportiva equilibrata, e soprattutto curando la nostra anima».

Ma perché ci ammaliamo di cancro? Gianenrico sembra avere una sua idea in proposito: «Credo che il mio cancro sia partito proprio a livello della psiche messa sotto pressione da anni di forti tensioni psicologiche che avevano probabilmente indebolito il mio sistema immunitario, rendendolo aggredibile così tanto da portarmi ad ammalarmi».

«Oggi grazie a questo percorso mi sento una persona molto equilibrata e serena  – conclude Gianenrico Sordo – soprattutto non ho più paura di nulla e di nessuno. Il tempo è sicuramente ciò che più di valore abbiamo, va quindi utilizzato al meglio possibile, regalando lo sono a persone buone e positive. Allontanate dalla vostra vita qualsiasi pensiero negativo e qualsiasi persona negativa, la negatività danneggia sicuramente il nostro sistema immunitario».

Ad essere felice non è solo Gianenrico, i suoi affetti personali e i sui amici ma soprattutto il protagonista di questo miracolo, anche se nella scienza questa parola non viene mai usata. «Nessun miracolo – scrive il professor Torzilli – solo enorme felicità per quanto raggiunto insieme…. enorme felicità e un pizzico di orgoglio» 

Di questa incredibile storia che è stata letta da centinaia di migliaia di italiani potrebbe anche nascere un libro. «È solo un’idea per il momento – osserva Gianenrico – ma mi piacerrebbe raccontare la mia esperienza in una serie di conferenze in tutti i comuni trentini per così aiutare chi come me è ammalato di cancro. Oggi ci sono delle alternative e non bisogna arrendersi…. mai»

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