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Correva l anno....

30 luglio 1970: la vergogna rossa, una pagina della storia di Trento da ricordare

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Sono passati 51 anni da quel 30 luglio 1970. L’assemblea sindacale della Cisnal, più volte tentata, ma impedita dal sindacato rosso, complice l’“ignavia” della Direzione della Ignis di “paron” Borghi, succube della Triplice (FIOM, FIM, UILM), venne quel giorno interrotta con la violenza dagli attivisti rossi ai quali avevano dato man forte alcuni elementi extraparlamentari di Lotta Continua.

Era stata una sentenza del giudice del lavoro di Trento ad “aprire” i cancelli della fabbrica di Spini di Gardolo ai sindacalisti nazionali, costringendo la direzione aziendale ad autorizzare l’assemblea.

Mentre i sindacalisti della Cisnal, stavano illustrando la posizione del sindacato su alcuni istituti del contratto nazionale dei metalmeccanici, un gruppo di scalmanati fece irruzione nella sala dove si teneva l’assemblea. Nacque un parapiglia che si trasformò in tafferugli all’esterno della fabbrica.

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Il consigliere regionale del MSI Andrea Mitolo, a Trento per i lavori del consiglio regionale, avvertito dal sindacalista Del Piccolo, si recò alla Ignis, dove riconosciuto, fu sequestrato. Il sindacalista Del Piccolo subì la stessa sorte.

Mitolo e Del Piccolo, “prigionieri del popolo”, vennero fatti sfilare, alla testa di un becero corteo, per ore ed ore, da Spini di Gardolo in città. Lì dall’Ospedale Santa Chiara al centro storico, con l’intento di esporre gli ostaggi al pubblico ludibrio.

In prossimità della Questura, la carica del Battaglione mobile di Padova, giunto a Trento, liberò, dopo oltre 7 ore, Mitolo (con la frattura dell’omero) e Del Piccolo che vennero sottratti alla vergognosa gogna.

Lo Stato reagì (come spesso succede) solo il giorno dopo. Il ministro dell’interno, il democristiano Franco Restivo, sotto le pressioni dell’opinione pubblica e del MSI, rimosse Commissario del Governo, Questore e Comandante dei Carabinieri.

Trento visse quell’orribile 30 luglio perché la sinistra sindacale ed extraparlamentare non poteva capacitarsi della crescente simpatia del mondo del lavoro verso le tesi del sindacalismo nazionale che, contrastando la “lotta di classe”, proponeva la collaborazione tra capitale e lavoro (tra imprenditori e lavoratori), protagonisti della vita delle aziende: il fine non poteva che essere la gestione comune delle aziende e la partecipazione agli utili.

L’impegno, quindi, con la prossima rivitazione in Tribunale di quegli avvenimenti, è scrivere con verità la storia di quel giorno per smontare la montagna di menzogne che sono state scritte.

A Mitolo e a Del Piccolo, come sempre, allora come oggi, il nostro affettuoso ricordo. (nella foto Andrea Mitolo e Gastone Del Piccolo alla gogna per le strade di Trento)

Il contributo per la Voce del Trentino è del dottor Claudio Taverna 

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