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Società

Le ginnaste tedesche si ribellano ai body sgambati. La rivoluzione sta nell’equilibrio

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C’è uno status di equilibrio quasi irraggiungibile che le ginnaste e i ginnasti rincorrono da tempo in uno degli sport che più richiede perfezione e caparbietà.

Ed è forse per coronare questo equilibrio che le atlete tedesche si sono presentate alle Olympiadi di Tokyo 2020 senza il classico body corto e paiettato optando per una tenuta sportiva, seppur sempre elegante, che mirava a coprire le gambe.

Le loro tute integrali diventano quindi gli abiti di una rivoluzione “olimpionica” che ha scatenato il web.

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I Giochi non sono stati però il momento di debutto del progetto portato avanti dalle sportive della Nazionale. Già ai campionati Europei Sarah Vossi, con l’hastag #itsmychice dichiara sul suo account personale «l’importante è che ogni atleta si senta a proprio agio, non importa se con un body corto o con una tuta. Noi vogliamo dare coraggio alle donne, incitandole ad indossare ciò che le fa sentire meglio. La possibilità di autodeterminazione, che parte anche dall’abito, ci darà ancora più forza».

Sebbene i media riportino le dichiarazioni del Turn Team Germania come basate sul concetto di “sessualizzazione” dei corpi nello sport, non ci si può esimere dal fare una riflessione anche sul concetto di equilibrio, sopra citato, e tanto bramato in questo ambiente.

Stabilità, dunque, quella necessaria sulla trave, quella che non puoi perdere dopo uno enjambèe cambio o un flick smezzato. Se vacilli, nella ginnastica vieni penalizzato.
Ma questo concetto di equilibrio si estende oltre la performance, diventa essenziale nella vita quotidiana.

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E come si può perseguire una fermezza fisica e mentale se si vive con la consapevolezza che non vi è sempre parità ed uguaglianza anche in uno sport che proprio sull’equilibrio basa le sue fondamenta?

Nella ginnastica artistica agli atleti maschi è concesso di coprire le gambe molto più che alle donne, alle quali viene invece associata la classica immagine del body sgambato.

Molte atlete dichiarano di sentirsi a disagio proprio per questo motivo; dover mostrare le proprie imperfezioni, o il semplice fatto di essere osservate da centinaia di persone, non sono cose che tutte accettano con facilità. Certo, la loro professionalità viene prima anche in questi casi, perché probabilmente bilanciano qualsiasi tipo di insicurezza con la volontà di onorare lo sport che amano. Ed è anche così che molte atlete inseguono l’equilibrio, come sulla trave.

Arriva poi il momento in cui la lancetta pende dalla parte del coraggio, ed è così che viene a formarsi un nuovo equilibrio, più vero e rivoluzionario. Ma mai sbilanciato. Se ti sbilanci, nella ginnastica vieni penalizzato. Con grazia e spirito di iniziativa le atlete tedesche hanno semplicemente voluto esprimere un’opinione, senza criticare né imporsi.

L’idea di base non è quella di abolire la sgambatura, ma di avere lo stesso diritto valido nella ginnastica maschile, e cioè di poter scegliere la tenuta che permette all’atleta di sentirsi più comodo e a suo agio.

Prima di parlare di anti-sessualizzaizone, si dovrebbe forse riflettere sul concetto di libertà di espressione. Perché anche nella società, sempre più spesso, ragazzi e ragazze si sentono “giudicati” sulla base degli abiti che indossano.

Riferendoci ora al mondo femminile non si può che affermare che il valore di una donna non cambia in base a ciò che indossa. Così come quello di una atleta non cambia in base a come si presenta in pedana.

Costringere a portare abiti aderenti è sbagliato, così come giudicare chi invece lo fa, pensando abbia l’intenzione di provocare una qualche reazione. Ma cosa vorrebbe provocare esattamente? Non c’è equilibrio se non c’è accettazione, che va oltre il pregiudizio, ma sempre con grazia.

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