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Trento

Problema sicurezza: non si vuole militarizzare la città? L’alternativa c’è, ed è pure interessante

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Nella foto il presidente di Avas Marco Carbognani

Vi alzate una mattina per andare al lavoro e scoprite che nella notte ignoti hanno completamente rimosso il cruscotto della vostra automobile nuova.

Vi guardate attorno, non abitate in centro, nessuna telecamera, amen. I ladri che restano impuniti e voi che vi mangiate le mani per non aver ancora attivato l’assicurazione contro il furto.

O forse perché abitate a Trento dove l’impressione è che spesso per le istituzioni la sicurezza urbana sembra essere un optional fastidioso.

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Altro scenario: qualche pervertito animale accompagna i cani a farsi la loro legittima passeggiata e sembra che goda a far fare loro i bisogni davanti alla vostra porta o sui marciapiedi antistanti, e lasciarli in bella vista sapendo che tanto resterà impunito e appagato dal baco mentale del suo vizio pernicioso.

Stessa situazione di prima, vi guardate attorno, nessuna telecamera istituzionale, perché sono contingentate e non coprono ogni area periferica della città (tra le più sensibili), e vi pulite la suola maledicendo l’inciviltà dell’animale pensante (poco) e l’inadeguatezza di coloro che non tentano almeno di arginare il degrado perché i problemi sono altri.

Questi sono solo alcuni episodi reali segnalati al nostro quotidiano.

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Ma il problema, come traspare ogni giorno da qualsiasi mezzo di informazione locale, rimane anche per fatti più gravi: spaccio di droga, furti, bullismo, violenza, risse, minacce, danneggiamenti, molestie, stalking, rapine ecc..

Se qualcuno ancora si chiede perché il territorio non sia tappezzato di telecamere, visto che ora costano pure poco, la risposta è che esiste, e per fortuna, una rigorosa tutela della privacy, e il privato giustamente non può collocare una telecamera che dia sul suolo pubblico anche antistante alle sue pertinenze.

A questo punto l’alternativa è subire passivamente o invocare più presenza di forze dell’ordine sul territorio, e poiché sono cronicamente sotto organico impiegando anche l’Esercito.

Su quest’ultimo punto l’amministrazione locale si mostra contraria, giustificando che non è bello vedere una città militarizzata, (Forse sa di golpe? Meglio gli Inti-Illimani..). Vero è che le città che hanno richiesto i militari hanno un alto gradimento da parte dei cittadini, almeno quelli che non hanno nulla da temere dalle forze di polizia. I problemi del degrado e della sicurezza urbana non sono certo stati risolti appieno ma la deterrenza fa il suo effetto e i cittadini sono contenti.

Come dice il detto: Chi fa parli, chi non fa non parli, essere contrari non basta, bisogna proporre soluzioni.

Una tra tutte, molto interessante, ci sarebbe: la videosorveglianza criptata.

Immaginate un’amministrazione che può videosorvegliare, non solo all’interno dei luoghi sensibili ma da casa vostra, anche nelle vie più isolate, nel totale rispetto delle persone e garantendo, ai soggetti registrati, la totale protezione della loro privacy essendo le immagini crittografate, quindi non visionabili se non esclusivamente dalle Forze dell’Ordine subordinate alle disposizioni dell’Autorità Giudiziaria.

Oggi tutto questo pare possibile. La soluzione è composta da speciali telecamere a crittografia asimmetrica, corredate da un esclusivo software di registrazione e da un rigoroso sistema di gestione delle chiavi crittografiche.

Parole tecniche che proviamo a spiegare: per la sua specifica cifratura, il flusso video della telecamera criptata non è integrabile nei tradizionali videoregistratori, ma viene gestito dalla soluzione fornita in dotazione, la quale è appositamente sviluppata per garantire la completa tutela della privacy e rispondere a tutti i requisiti richiesti dal nuovo decreto legge DDL S.264 varato a luglio 2019 dal Governo, in riferimento alle tecnologie da utilizzare per registrare le persone fisiche presenti in luoghi sensibili come asili nido, case di cura, scuole, esercizi commerciali, ambienti di lavoro ecc..

Queste videocamere, tra le altre cose, non si limiteranno a proteggere case e negozi dai malintenzionati che intendono compiere furti, rapine o danneggiamenti: tali sistemi di videosorveglianza svolgono un eccellente lavoro anche nella sorveglianza attiva di strade, parcheggi e aree pubbliche o private come nelle strutture di accoglienza, scuole e ospedali, per garantire la sicurezza di studenti, pazienti e visitatori. Ora sono pronte per sorvegliare il territorio davanti a casa vostra, senza ledere la privacy.

Nei luoghi più sensibili è necessario quindi adottare sistemi che tutelino la privacy attraverso sofisticati sistemi di codifica delle immagini. In mancanza di tutto questo, danneggiamenti, furti, violenze, aggressioni, abusi su minori, anziani, disabili ma anche bullismo e spaccio di droga, piaghe sociali che ogni giorno riempiono la cronaca dei media, non potrebbero essere scoperti e denunciati alle Autorità di Pubblica Sicurezza.

Compresi i ladri che hanno asportato il cruscotto dalla vostra auto nuova o chi fa defecare il cane con regolarità maniacale davanti alla vostra porta di casa.

Al momento, la prima e unica soluzione di videosorveglianza che rispetta i requisiti del disegno di legge S.264 del 3 luglio 2019 in merito alle tecnologie da utilizzare per riprendere e registrare le figure e i volti delle persone fisiche presenti in luoghi sensibili è fornita da una azienda trentina AVAS, in collaborazione con SELEA.

Per soddisfare i requisiti del DDL S.264 non basta infatti utilizzare una telecamera di videosorveglianza di tipo standard con funzione di crittazione del flusso video poiché una soluzione di questo tipo presenta grosse falle dal punto di vista delle norme sulla privacy (il GDPR) perché risulta comunque possibile disabilitare la crittazione e vedere in chiaro le immagini riprese, ledendo appunto la privacy dei soggetti e impedendo il suo utilizzo come prova indiziaria.

Per questo motivo, la soluzione concepita e sviluppata da SELEA con AVAS comprende due elementi inscindibili che, interagendo tra loro, assicurano il pieno rispetto delle norme di legge. Legge complessa e finalmente in fase di varo.

Nel rispetto della legge quindi questo sistema incontra tutte le esigenze della privacy ed è il primo sul mercato che rispetta pienamente tutti i requisiti del disegno di legge S.264 in tema di registrazioni in luoghi sensibili.

Altre soluzioni, anche se crittografate, non rispondono a questi requisiti perché utilizzano telecamere di videosorveglianza standard che possono trasmettere sia in chiaro sia con immagini crittografate. Questo significa che se io entro nella telecamera posso disattivare la crittografia e guardare in chiaro.

Il sistema Crypto-VRS per contro utilizza una cifratura a doppia chiave asimmetrica che impedisce la visione in chiaro a meno di non utilizzare uno speciale codice che viene rilasciato solo alle Forze dell’Ordine da un Ente di terze parti, accreditato dal Ministero e su disposizione della Magistratura.

Inoltre, essendo criptate e visibili solo dalle Forze dell’Ordine, le registrazioni non hanno “scadenza” e possono essere mantenute per tutto il tempo necessario a rilevare le infrazioni e condurre le relative indagini.

A questo punto sovvengono alcune domande: La cifratura adottata è sicura? Esiste il rischio che gli hacker possano introdursi nel sistema e rubare le registrazioni effettuate in questi luoghi sensibili?

Gli sviluppatori rispondono che il sistema adotta protocolli di altissima sicurezza che assicurano la massima protezione con le tecnologie attualmente disponibili, avendo realizzato un impianto pilota per Poste Italiane e seguito alcune installazioni in negozi e supermercati soprattutto per il controllo del personale infedele. A tal proposito, è importante sottolineare che la soluzione risulta molto più snella rispetto ai sistemi di videosorveglianza “in chiaro” perché non necessita di autorizzazioni ad hoc e altre lungaggini burocratiche.

Va sottolineato che tale soluzione è stata accolta con favore dalle associazioni dei lavoratori perché il dipendente viene sempre tutelato e non corre il rischio di essere spiato senza un motivo valido.

Per altre case history, soprattutto in asili, scuole e ospedali, bisognerà attendere la conversione in legge del DDL e l’avvio di nuove installazioni. Tenuto conto delle recenti cronache, la soluzione si rivela utile e preziosa anche nelle Residenze Sanitarie Assistenziali per la verifica del rispetto dei protocolli di sicurezza durante le pandemie, il monitoraggio del personale e degli ospiti, ecc..

La scelta di proporre la videocamera criptata (chiamata Bullet) è dettata dal fatto che la maggiore richiesta arriva attualmente da esercizi pubblici che, con le normali telecamere, non possono riprendere le aree esterne per ragioni di privacy e quindi registrare tutto ciò che accade durante un furto, una rissa o una rapina.

In conclusione, la videocamera Crypto è facile da installare e posizionare, rispetta totalmente la privacy e può aiutare le Forze dell’Ordine a individuare i malviventi (volti, targhe, ecc.) anche grazie al potente zoom ottico.

(Per restare in ambito prettamente tecnico è inoltre possibile attivare uno o più allarmi e azioni per ogni singola sorgente, visualizzare le immagini attraverso differenti client (multicam o browser) e personalizzare le viste per ogni singolo utente. Tra le funzionalità più significative si segnalano le mappe multilivello, la gestione delle ronde (tours), l’analisi video attraverso moduli opzionali con distribuzione delle risorse su più server, la transcodifica video per visualizzare le riprese su diverse piattaforme (smartphone, tablet, ecc.), il Video Composer per la composizione di più sorgenti video in una singola schermata, l’integrazione con sistemi esterni di terze parti attraverso chiamate, agenti di scambio o PLC, la schedulazione degli allarmi o delle funzioni (giornaliero, settimanale, mensile e annuale) con range di validità e intervallo di esclusione.)

La telecamera Crypto esce dalla fabbrica con la crittazione a doppia chiave già attiva. Questo significa che il flusso video non è visibile in condizioni di normale funzionamento e, una volta completata la fase di installazione, non esiste nemmeno la possibilità di disattivare permanentemente o temporaneamente la crittazione.

Per consentire all’installatore (formato e certificato) di attivare le telecamere e regolarne il posizionamento, viene fornito nel kit un codice di sblocco (coin) da inserire nel software VRS che permette di vedere sul monitor le immagini in chiaro per un massimo di 60 minuti per ciascuna telecamera, più che sufficienti per effettuare le operazioni di messa in servizio e taratura.

Terminato il tempo a disposizione, le immagini vengono automaticamente crittografate e non saranno visibili nemmeno dall’installatore. Qualora si rendessero necessarie ulteriori tarature o riposizionamenti, l’installatore deve richiedere all’Ente accreditato un altro coin che abilita la visione in chiaro per ulteriori 60 minuti.

A tutela della privacy, il software VRS impedisce sempre la registrazione delle riprese, anche durante le finestre di sblocco tramite coin.

Riprese e registrazioni sono visibili come detto solo dalle Forze dell’Ordine al fine di rispettare i requisiti del DDL S.264, e possono accedere sia alla visione diretta delle telecamere, in chiaro e live senza limiti di tempo, sia alle registrazioni criptate salvate nel VRS.

A tal riguardo, alle FdO viene rilasciato dall’Ente accreditato, sempre esclusivamente sotto supervisione dell’Autorità Giudiziaria, uno speciale codice che permette di decifrare in tempo reale le immagini delle telecamere Crypto (in formato standard RTP/ RTSP), accedere ai video registrati ed esportarli in chiaro in formato MPEG-4 oppure AVI per le successive indagini. I filmati vengono salvati con sistema di protezione anti-contraffazione.

Ecco quindi una valida alternativa alle mimetiche e i blindati per strada, basta solo che le istituzioni, e i cittadini che le vorranno installare, ci credano. Il resto è solo burocrazia.

Per completezza di seguito sono riportati gli articoli più importanti:

Art. 1 – Vigilanza negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia 1. Gli asili

nido comunali e privati e le scuole dell’infanzia comunali, statali e paritarie, dalla data di entrata in vigore della presente legge possono dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso al fine di garantire una maggiore tutela dei minori ospitati nelle medesime strutture.

2. Le registrazioni del sistema di videosorveglianza di cui al comma 1 possono essere visionate esclusivamente dalle Forze dell’Ordine e solo a seguito di formale denuncia di reato alle autorità competenti.

Art. 2 – Vigilanza nelle strutture socioassistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio 1. Le strutture socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in situazione di disagio, convenzionate o non convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, nonché quelle gestite direttamente dalle aziende sanitarie locali a carattere residenziale e semiresidenziale possono, dalla data di entrata in vigore della presente legge, dotarsi di un sistema di telecamere criptate a circuito chiuso, al fine di garantire una maggiore tutela degli ospiti delle medesime strutture. 2. Le registrazioni del sistema di videosorveglianza di cui al comma 1 possono essere visionate esclusivamente dalle Forze dell’ordine e solo a seguito di formale denuncia di reato alle autorità competenti.

Art. 3 – Sistema di videosorveglianza 1. Le immagini registrate dalle telecamere criptate a circuito chiuso di cui agli articoli 1 e 2 sono automaticamente cifrate, al momento dell’acquisizione, all’interno delle medesime telecamere attraverso un sistema a doppia chiave asimmetrica; la chiave pubblica risiede all’interno del firmware di ciascuna telecamera e la chiave privata rimane nell’esclusiva disponibilità di un ente certificatore accreditato che la fornisce solo in conformità a quanto stabilito dalla legge. 2. Il flusso di dati cifrati in output dalle telecamere, sprovviste di dispositivi di comunicazione con risorse esterne, è trasmesso via cavo ethernet o con soluzione wi-fi cifrata a un server interno non configurato per la connessione alla rete internet.

Art. 4 – Regolamento del Garante per la protezione dei dati personali 1. Il Garante per la protezione dei dati personali, con proprio regolamento da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce le garanzie di riservatezza da osservare per l’installazione e per il funzionamento delle videocamere a circuito chiuso di cui alla presente legge.

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