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Trento

Dopo 32 anni il commissario Roberta Mengoli lascia la Polizia di Stato: «Ho fatto di un sogno la mia vita, grazie ai colleghi che come me hanno indossato con orgoglio la nostra divisa»

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Nella foto a sinistra Roberta Mengoli insieme al direttore generale Nunzia Ciardi

Dopo 32 anni di servizio per il Commissario della Polizia di Stato Roberta Mengoli è giunto il momento di lasciare la Polizia.

Vincitrice del concorso per Agente di Polizia nel 1989, la ritroviamo nel 1991 Vice Ispettore e, dal 2018, Vice Commissario in servizio presso il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni Trentino Alto Adige.

Tra le esperienze lavorative: la prima assegnazione all’allora Sezione di Polizia Postale di Alessandria a cui sono seguiti il Compartimento Polizia Ferroviaria di Bologna, la Questura di Trento ed il definitivo rientro alla Specialità dove, dal 1997, ha ricoperto l’incarico di Responsabile del Settore Amministrativo.

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Un bilancio è d’obbligo. Come nasce l’idea di entrare in Polizia?

«A 15 anni, preso il coraggio a due mani, ho bussato alla Stazione Carabinieri del mio paese ed al Distretto Militare di Bologna, per chiedere come fare per entrare in quei corpi armati. Era la seconda metà degli anni ’70 ed i tempi non erano ancora maturi per inserire personale femminile tra i ranghi militari. L’unica possibilità allora era entrare nella Polizia Femminile.

La riforma del 1981, che ha unificato il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza e la Polizia Femminile, ha istituito la Polizia di Stato, primo corpo di Polizia ad ordinamento civile, ed ha aperto la carriera alle donne con parità di oneri ed onori. Finalmente, nel 1989, vinsi il mio primo concorso: Agente della Polizia di Stato. Strano come in queste ore, in cui mi accingo a salutare la mia seconda grande Famiglia, mi tornino in mente ricordi, emozioni e l’immensa gioia che mi è esplosa dentro quando ho saputo di avercela fatta.

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Il primo corso all’allora Scuola Allievi Agenti di Polizia di Reggio Emilia, è stato un battesimo importante, che mi ha permesso di entrare piano piano nel mio nuovo mondo: L’Alzabandiera, gli spazi in comune, la vita nelle camerate, gli inquadramenti nel piazzale… Un Corpo di polizia civile ancora organizzato militarmente».

Soddisfazioni? Bei momenti?

«Nel corso del trentennio le sfide raccolte sono state tante, pur non avendo mai approfondito l’attività strettamente investigativa, e tutte particolarmente stimolanti e soddisfacenti. In primo luogo l’aver fatto di un sogno la mia realtà quotidiana. L’entusiasmo era tale che a conclusione del I ciclo di formazione mi sono ritrovata destinataria di ben due onorificenze: una targa per essermi distinta nello studio del Codice di Procedura Penale e, soprattutto, aver conquistato la medaglia d’oro quale prima classificata.

L’aver svolto l’attività lavorativa da Agente in Uffici operativi, mi ha permesso di avere idee molto chiare sulle condizioni d’impiego. Queste esperienze hanno segnato il mio operato nel decennio in cui ho svolto attività sindacale, arrivando a ricoprire una carica in seno al Consiglio Nazionale di uno dei maggiori organismi di categoria.

Le diverse iniziative portate avanti in quegli anni mi hanno portato a sviluppare particolare sensibilità in materie che sono poi divenute i miei compiti principali: Relazioni sindacali, Sicurezza sui Luoghi di Lavoro, Gestione e Formazione del Personale. Tra i maggiori successi ricollegabili anche al mio operato: la sistemazione logistica del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni TAA nel 2000 e nel 2007; l’aver ripianato l’organico della Sezione di Bolzano a metà degli anni 2000, in un momento in cui alla Specialità veniva richiesto uno sforzo notevole, con attività di scouting sul territorio ed individuazione di personale motivato ed altamente qualificato. I riconoscimenti ottenuti negli anni successivi dalla dipendente Sezione ne sono prova certa.

Le trasformazioni epocali che hanno interessato l’allora Polizia Postale, con inserimento di nuove competenze esclusive, legate all’avanzare della realtà “Internet”, hanno richiesto anche al Settore Amministrativo grande impegno e attività di programmazione. Sul territorio infatti, una delle sfide maggiore, è stata la necessità di organizzare importanti cicli di formazione. Sfida che in Trentino Alto Adige è stata accolta e superata con grandissima soddisfazione, grazie alla collaborazione ultra decennale posta in essere con la Provincia Autonoma di Bolzano.

Aver partecipato con successo alla realizzazione sul territorio della campagna itinerante “Una Vita da social”, organizzata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni con il patrocinio, tra gli altri, del MIUR, campagna di sensibilizzazione destinata ai giovani, alle famiglie, al personale docente, … sui rischi legati al non corretto utilizzo delle nuove tecnologie».

Parliamo ora delle difficoltà incontrate?

«Le più difficili, indubbiamente, le prime esperienze lavorative. Due aneddoti

Anche se dalla riforma L 121/’81 erano passati anni, nel ’89 la realtà lavorativa si è dimostrata essere ancora estremamente maschilista con aspetti militari. Nei primi mesi, Agente in attività di vigilanza e scorta valori, non di rado mi sono ritrovata a dover trascorrere le sei ore di servizio in pattuglia automontata con due colleghi maschi, in assoluto silenzio, mentre tra di loro passavano confidenze, battute, barzellette… ero diventata “trasparente ai loro occhi e muta alle loro orecchie.” Una situazione decisamente difficile.

La Sezione Polizia Postale di Alessandria aveva come responsabile, un Funzionario Sovraintendente, in servizio presso la Questura. Una figura molto presente per la nostra piccola realtà, che non mancava occasione per richiamarci all’ordine, quasi con cadenza giornaliera. L’inserimento di un elevato numero di agenti in prova ne giustificava sicuramente l’operato. Però in questo rituale c’era qualcosa che stonava: lui così ligio ed attento al Regolamento di servizio, non ottemperava alle primarie regole di buona educazione: Non rispondeva mai al saluto, violando così anche il citato Regolamento. Una sera, dopo l’ennesima chiamata a rapporto, finita la ramanzina, presi tutto il mio coraggio e gli feci notare tale mancanza di correttezza. Ero sicura che non l’avrei passata liscia. Invece, con mio stupore quel Funzionario dimostrò di aver capito le mie argomentazioni e cominciò a salutarci con rispetto».

A chi deve dire grazie?

«Innanzitutto voglio ringraziare tutti quei collaboratori e quei colleghi che, in tanti anni, hanno collaborato con me per la riuscita delle attività assegnateci. Ringrazio quei Dirigenti e quei colleghi che, con il loro esempio, mi hanno insegnato l’orgoglio di indossare la nostra divisa, con rispetto.

Ringrazio la Provincia Autonoma di Bolzano, in particolare il Centro di Formazione Professionale Einaudi ed il Corpo permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, per averci messo a disposizione in questi lunghi anni, eccellenze che hanno permesso la realizzazione di corsi di formazione di altissimo livello, essenziali e fondamentali per raggiungere conoscenze di elevato spessore.

Ringrazio i referenti locali di Poste Italiane con i quali, negli anni, ho potuto collaborare per ottenere sistemazioni logistiche adeguate. Risultato ampiamente raggiunto per la Sezione di Bolzano, ancora in itinere per la realtà Trentina.

Soprattutto voglio ringraziare il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, la dottoressa CIARDI Nunzia, per avermi concesso di rappresentarle personalmente i miei più sentiti ringraziamenti per la stima, la fiducia ed il rispetto ancora una volta dimostratimi ed aver così reso un momento per me triste degno di essere ricordato».

Cosa direbbe ai nostri giovani?

«Ai ragazzi dico: credete in voi stessi. Volate alto. Sognate in grande! Arrendersi è la scelta più facile, la strada più corta ma non ci fa raccogliere soddisfazioni. Insistere per raggiungere qualcosa a cui aspiri, oltre a riempirti di gioia quando ottieni quello per cui ti sei impegnato, ti lascia soddisfatto e pieno di orgoglio per come sei e per come ti sai impegnare. Non arrendersi alle prime difficoltà. In ogni caso, se anche andrà male, la consapevolezza di avere fatto tutto il possibile attenuerà la delusione. Assicuro che ne vale la pena».

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