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Piana Rotaliana

Arresti pakistani Lavis, l’assessore Spinelli: “Tolleranza zero”

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Tolleranza zero. È quanto assicura l’assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli all’indomani degli arresti per caporalato all’interno di un’azienda di Lavis che opera nel settore dell’editoria. “Sono impressionanti i contorni della vicenda scoperta grazie al lavoro degli uomini e delle donne dell’Arma dei carabinieri. Al di là delle responsabilità che andranno accertate dall’autorità giudiziaria, esprimo a nome dell’Amministrazione provinciale la vicinanza e la solidarietà ai lavoratori costretti ad operare in condizioni indescrivibili all’interno dell’azienda che, a differenza di tante piccole e grandi realtà del nostro territorio, avrebbe ritenuto di trattare i propri dipendenti come fossero semplici oggetti.

Lo sfruttamento dei lavoratori è una mostruosità che la nostra terra non può tollerare. Per questo, la Provincia autonoma di Trento condanna senza mezzi termini ogni azione che violi la dignità delle persone e continuerà a intraprendere le azioni necessarie per garantire questo principio.

Gli arresti di 9 cittadini pakistani, 4 dei quali sono ancora ricercati, ha fatto emergere una situazione drammatica all’interno della “B.M. Services sas” con sede a Lavis,  una società attiva nel campo del confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due cittadini (padre e figlio) pakistani con cittadinanza italiana, che fornisce manodopera ad alcune aziende di grosse dimensioni ubicate nel nord.

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In realtà, però, questi operai venivano sfruttati per molte ore al giorno (anche 16), senza alcuna pausa per riposarsi, senza ferie, né alcuna tutela rientrante nel pacchetto dei diritti del lavoratore.

Prioprio questa azione di caporalato che permetteva di violare quasiasi regola per la tutela dei lavori permettevano all’azienda di applicare prezzi incredibili e quindi di sconfiggere regolarmente la concorrenza delle altre ditte del posto. Alcune delle questi hanno chiuso per mancanza di lavoro.

Inoltre, era stato avviato un articolato “sistema estorsivo”finalizzato al recupero di una gran parte dello stipendio che veniva versato, ma di fatto riacquisito con prelievi agli sportelli ATM eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori, che si facevano consegnare all’uopo per riacquisire il denaro, così come la cd “tredicesima”.

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Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a pagarsi l’affitto per un posto letto ricavato all’interno di abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate,messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.

Per questo all’alba di lunedì 26 luglio i carabinieri hanno notificato quanto emesso dalla Procura patavina. In carcere sono finiti Arshad Mahmood Badar, 54 anni, Asdullah Badar, 28 anni, Hassan Bashir, 32 anni, Zaheet Abbas, 34 anni, Muhammad Rizwan Haider, 35 anni, e altri 4 cittadini pakistani sono tutt’ora ricercati.

I due dirigenti di Grafica Veneta ai domiciliari sono l’amministratore delegato Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton, 59 anni. Hanno il divieto di dimora in regione per il concorso in rapina Raja Muntazir Mehdi, 30 anni, e Mahmood Nasir, 39 anni, entrambi pakistani.

Le accuse per gli arrestati sono pesantissime: sarebbero infatti responsabili dei reati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro. 
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