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Piana Rotaliana

Picchiati, sfruttati e torturati da un’azienda di Lavis: arrestati 9 pakistani

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L’indagine parte nel maggio 2020 quando, a Piove di Sacco, lungo la SS 16 al km 0+700 viene trovato un cittadino pakistano legato con le mani dietro la schiena, con  lesioni su tutto il corpo, derivanti da pregresse e forti percosse.

Successive segnalazioni giunte alle Centrali Operative dell’Arma di Padova e Mestre (VE) indicano poi la presenza di altri stranieri provenienti dallo stesso paese, che chiedevano aiuto asserendo di essere stati percossi, derubati dei documenti e dei loro averi, per essere quindi abbandonati per strada.

Infine, altri 5 pakistani si presentano all’ospedale di Padova, riferendo una analoga situazione. Visto il macabro scenario i Carabinieri di Cittadella cominciano le indagini a 360° scoprendo quasi subito che tutte le vittime erano dipendenti della della “B.M. Services sas” con sede in Lavis,  una società attiva nel campo del confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due cittadini (padre e figlio) pakistani con cittadinanza italiana, che fornisce manodopera ad alcune aziende di grosse dimensioni ubicate nel nord.

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Da subito emerge come i titolari della “B.M. Services sas” assumessero connazionali per brevi periodi, stipulando regolari contratti di lavoro (part-time e full-time).

In realtà, però, questi operai venivano sfruttati per molte ore al giorno (anche 12), senza alcuna pausa per riposarsi, senza ferie, né alcuna tutela rientrante nel pacchetto dei diritti del lavoratore.

Inoltre, era stato avviato un articolato “sistema estorsivo”finalizzato al recupero di una gran parte dello stipendio che veniva versato, ma di fatto riacquisito con prelievi agli sportelli ATM eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori, che si facevano consegnare all’uopo per riacquisire il denaro, così come la cd “tredicesima”.

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Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a pagarsi l’affitto per un posto letto ricavato all’interno di abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate,messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.

Per non destare sospetti, la società trentina assumeva lavoratori provenienti dal loro stesso paese, per un periodo di pochi mesi. Questi ultimi, sia per questioni culturali che per le difficoltà linguistiche, non erano a conoscenza dei basilari diritti riconosciuti ai lavoratori nel nostro paese. Il protrarsi delle assunzioni, però, come nel caso di specie, comportava che gli operai avevano iniziato a capire di essere oggetto di sfruttamento e di abusi, pertanto si erano rivolti ad un sindacato di categoria.

I titolari della società di Lavis e i loro fedelissimi che gestivano questa illecita organizzazione, scoperto quanto era accaduto, hanno organizzato un’azione punitiva che potesse anche costituire da esempio per gli altri lavoratori “ribelli” che intendessero seguire questa strada.

Il 25 maggio al ritorno nelle loro abitazioni di Trebaseleghe e Loreggia, gli operai hanno trovato ad attenderli le squadre di picchiatori che li hanno aggrediti, e dopo averli legati mani e piedi, percossi per derubarli dei soldi, dei documenti e di ogni altro avere, compresi i telefoni cellulari per impedire loro di chiedere aiuto. Infine li hanno costretti a salire a bordo di tre veicoli,per abbandonarli nei luoghi sopra indicati.

Nello specifico caso è stato rilevato che anche parte della dirigenza di “Grafica Veneta”, azienda di Padova che acquistava materiali finiti dalla ditta di Lavis, era perfettamente a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, sia per quanto riguarda gli incessanti turni di lavoro, cheper la sorveglianza a vista a cui erano sottoposti.

Erano, inoltre, ben consapevoli delle degradanti condizioni di lavoro, della mancata fornitura dei DPI (protezioni da rumori, scarpe antinfortunistiche, ecc.). Tale situazione ha comportato un tentativo di elusione dei controlli, edulcorando e/o eliminando dai server informatici gran parte dell’archivio gestionale che registra gli ingressi e le uscite dei lavoratori.

Alla fine dell’indagine sono stati arrestati 9 cittadini pakistani, 4 dei quali ancora ricercati, responsabili dei reati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro, nonché un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari di due dirigenti di “Grafica Veneta” per sfruttamento del lavoro.

 

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