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Ecco le tre priorità politiche dell’estate 2021

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Anche quest’estate si preannuncia all’insegna dell’incertezza per il futuro.

Il Covid-19 incute ancora molta paura e i focolai che si stanno verificando nelle varie zone di vacanza preoccupano e non poco e mi riportano alla mente lo stesso periodo del 2020.

Pare però che anche questa volta in molti non abbiamo ancora imparato la lezione. Un’altra ondata di contagi in autunno non può essere esclusa a priori da nessuno e tutti sono chiamati al senso di responsabilità soprattutto per preservare il lavoro e le attività economiche perché un altro lockdown generale o puntuale sarebbe oltremodo devastante.

Le mutazioni del virus sono molto più contagiose e hanno portato il Governo a proporre una nuova linea politica con l’emanazione del decreto legge 23 luglio 2021 n. 105.

I segnali di prudenza da cogliere sono la proroga dello stato di emergenza al 31/12/2021, la nuova gestione dei colori delle Regioni basati sull’impatto reale sulle strutture sanitarie e la forte spinta alle vaccinazioni introducendo l’obbligo del green pass a partire dal 6 agosto prossimo.

Molti hanno protestato nelle piazze soprattutto per l’obbligo del green pass visto come l’ennesima limitazione della libertà personale. I movimenti politici più radicali, quelli della destra estrema per intenderci, approfittano del momento per cavalcare l’onda del malcontento e di quelli che sono contro i vaccini.

I no vax, quelli che protestano assembrati e senza protezioni, li troviamo paradossalmente persino nel personale sanitario, quello che è da marzo 2020 è in prima linea nella lotta contro il virus e che per motivi ideologici sembra disposto a rischiare la sospensione senza retribuzione o persino il posto di lavoro.

Per gli altri lavoratori, compresi i docenti di ogni ordine e grado non c’è ancora nessun obbligo e pertanto anche la scuola, dopo ormai mesi e mesi di DAD, è ancora a rischio. I nostri ragazzi hanno già pagato un prezzo altissimo e probabilmente saranno costretti ad avere nuovi limiti se non decidiamo massicciamente di aderire alla campagna vaccinale. Questa è l’unica vera soluzione che ci protegge da nuovi lockdown e da crisi sanitarie, il resto è solo frutto di demagogia politica o di questioni ideologiche che nulla hanno a che fare con la scienza medica.

La politica dovrebbe dare l’esempio, non cercando di ottenere il consenso di alcuni milioni di italiani sulle spalle di chi invece ha deciso responsabilmente di vaccinarsi. La nostra libertà non dovrebbe mai condizionare quella degli altri o mettere a repentaglio la salute pubblica.

Mi sembra un principio sacrosanto e riconosciuto anche dalla nostra Costituzione all’art. 32 anche se nel caso dei vaccini anti Covid si è fatta una scelta soft non puntando sull’obbligo generalizzato, ma solo su alcune specifiche categorie come quella del personale sanitario.

Dobbiamo anche dirci con assoluta franchezza che il green pass qualche problema lo creerà di sicuro anche solo per il fatto che qualcuno dovrà controllare il possesso del certificato e per quanto riguarda il Trentino, ma anche molte altre Regioni, pare già esserci un trend in aumento di disdette delle vacanze programmate con un impatto evidentemente negativo sul turismo estivo.

Se è chiaro chi deve controllare l’accesso e come può farlo tramite l’apposita app gratuita, bisogna comunque richiamare ancora una volta tutti alla responsabilità collettiva perché rispetto al 2020 adesso abbiamo un’arma in più che ci ha dato la scienza e non dobbiamo avere timore di vaccinarci.

Bisogna anche dire che però non si può vivere di solo virus e abbiamo il dovere di pensare ad altre questioni altrettanto importanti.

In Trentino abbiamo il problema della concessione dell’A22 in scadenza il prossimo 31 luglio. Lo sapevamo fin dal 2014, ma ancora oggi aspettiamo che il Governo proceda alla modifica del codice degli appalti per sapere se potremo proseguire con l’idea originaria della società in house ovvero con l’opzione project financing oppure si andrà con la gara europea. Io spero si possa ancora optare per la prima delle tre soluzioni anche perché la gara europea sarebbe una sconfitta per l’autonomia speciale e potrebbe aprire uno scenario del tutto inedito con un nuovo concessionario.

Quello che è importante però è trovare una soluzione che possa sbloccare gli investimenti straordinari dell’A22 perché abbiamo bisogno di adeguare la rete autostradale perlomeno nei tratti dove questo è oggettivamente più fattibile. Sto pensando ovviamente alla famosa terza corsia perché i flussi di traffico in costante aumento ne richiedono l’urgente realizzazione.

Vedremo cosa deciderà il Governo e auspico che i Parlamentari trentini e altoatesini sappiano dare il loro contributo per trovare la soluzione che tuteli il nostro territorio e un patrimonio economico importante della nostra autonomia.

Infine vorrei parlare dei recenti aumenti della politica.

Il problema è la legge che prevedeva questo adeguamento che non è stata certo votata in questa legislatura, ma che però vede la sua concreta applicazione proprio in questo periodo.

Qualcuno ha giustamente evidenziato l’inopportunità, altri hanno sostenuto che non si possono togliere gli aumenti ex ante, ma semmai bisogna modificare la legge pro futuro. Giuridicamente non fa una piega, la legge non dispone che per l’avvenire, ma quello che mi ha lasciato basito è il rinvio della questione al prossimo Consiglio regionale.

Io penso che invece bisognerebbe subito impegnarsi a modificare questa norma, ma non voglio neanche essere ipocrita nell’iscrivermi al partito dell’antipolitica o aggregarmi a quelli che beneficiano della legge che hanno votato quando erano in maggioranza e magari oggi cercano di svincolarsi gridando allo scandalo dai banchi dell’opposizione.

C’è anche da dire che fare politica oggi è diventato sempre più difficile e impopolare e per questo dobbiamo impegnarci di più nella gestione della res pubblica perché credo che mai come in questo momento abbiamo bisogno di un ricambio generazionale.

In politica, come nell’apparato burocratico, c’è bisogno di un netto cambio di passo e di visione, di pensare al futuro, alla valorizzazione dei giovani, alle nuove sfide della digitalizzazione, alla cura dell’ambiente e all’utilizzazione delle risorse energetiche.

Per pensare al Trentino del futuro serve però una classe dirigente competente che possa ritrovare gli stimoli del laboratorio di idee innovative, il valore della partecipazione attiva alla scelte politiche e archivi definitivamente la stagione degli individualismi e dell’autoreferenzialità.

A cura di Andrea Merler

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