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Italia ed estero

Cura domiciliare Covid 19, il Comitato:”Ignorati dalle istituzioni”. Ecco cosa potevamo evitare

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La maggior parte dei decessi e dei ricoveri potevano essere evitati. E’ questo che si evince da quanto detto dal Comitato Cura Domiciliare Covid. Se le istituzioni avessero preso in considerazione le cure precoci moltissimi si sarebbero potuti salvare. Combattere il Covid a casa in maniera tempestiva è l obbiettivo del Comitato fondato dall’avvocato Erich Grimaldi composto da medici e cittadini.

Per approfondire l argomento abbiamo intervistato il portavoce del gruppo  Valentina Rigano.

In che cosa consistono le terapie domiciliari? Che cosa sono?

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“La terapia domiciliare precoce è un approccio terapeutico al malato Covid in fase precoce, quindi non con sintomi gravi. La cura precoce serve appunto per prevenire l’aggravamento della malattia e un’eventuale ospedalizzazione. Serve per evitare che le persone vadano in terapia intensiva.

Si tratta di un approccio messo a punto da più di 250 medici di medicina generale e specialisti di questo comitato. Si tratta dell’organizzazione di una griglia indicativa di un insieme di  farmaci che vanno poi “cuciti” addosso al singolo in base alle sue caratteristiche ed eventuali patologie pregresse.  I farmaci utilizzati sono tutti certificati ed utilizzati normalmente in medicina; non si sta parlando di intrugli sperimentali fatti in cantina.

La terapia era stata già messa a punto durante la prima ondata da un gruppo di medici di Milano seguiti poi da molti altri come quelli di Piacenza tra cui Luigi Cavanna, oncologo e primario del suo reparto in ospedale e che è stato scelto come rappresentante dei medici italiani per la candidatura al Nobel.

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Questi medici si sono via via raggruppati all interno di una pagina Facebook (#terapiadomiciliareCovid19) aperta dall’avvocato Erich Grimaldi in maniera da creare un punto di riferimento per tutti coloro che, dopo essere stati infettati, sono rimasti a casa in qualche modo “abbandonati” dalle linee guida ministeriali e dai medici di base che le seguivano alla lettera.

Nel gruppo siamo quasi cinquemila medici mentre nel comitato ce ne sono circa mille.

Ad oggi su questo gruppo abbiamo circa cinquecentotrentamila iscritti in evoluzione e funzione come una vera propria rete nella quale si può chiedere e ricevere aiuto.”

Quindi secondo lei, applicando a tutti le terapie domiciliari precoci si potevano evitare molti ricoveri in terapia intensiva e morti?

Sicuramente i nostri medici ne hanno evitati tantissimi; migliaia.”

Per quale motivo queste cure da voi delineate non sono state adottate dal Ministero della Salute e dal governo?

La questione è molto complessa. La spiegazione ufficiale dataci da persone molto influenti come Bassetti e Remuzzi  è che non c’è uno studio sul protocollo proposto dal Comitato. Durante la prima ondata naturalmente non era stato possibile portare avanti degli studi. Poco tempo fa però noi abbiamo chiesto alle istituzioni di farci fare uno studio mettendo a disposizione i nostri dati, i nostri pazienti e medici. Non abbiamo mai nascosto nulla; anzi! Questa nostra richiesta non è mai stata accolta da nessuno. Solo pochissimo tempo fa si è aperto un piccolo studio di un medico con i suoi pazienti.

Ad un certo punto si è aperto un canale perché un senatore, il capogruppo della Lega al Senato, ha deciso di ascoltarci a differenza di tutte le altre parti politiche e abbiamo ottenuto un incontro con il sottosegretario del ministero della salute. Sembrava che si stesse per aprire una porta ed uno spiraglio di speranza. Ci era stato detto che, riguardo alle nostre proposte se ne sarebbe parlato. Due giorni dopo il dipartimento di prevenzione su evidente ordine del ministro Speranza ha licenziato queste nuove linee guida da noi proposte.

Noi siamo rimasti spiazzati perché si stava aprendo un canale e lo stop è sembrato più una manovra politica che di altra natura.”

Per quale motivo le istituzione avrebbero voluto chiudere i canali con voi e impedirvi di portare avanti queste cure a quanto pare efficaci?

“Ad oggi noi abbiamo inviato almeno una trentina di volte delle richieste di spiegazione alle quali non abbiamo ottenuto risposta. Ma non dimentichiamo che l’8 aprile, dopo che le nostre linee guida erano state licenziate, il Senato ha votato quasi all’unanimità che i nostri medici fossero coinvolti nello studio per il contrasto alla pandemia.  Questo voto è stato completamente ignorato.”

Ma quindi c’è, secondo lei, qualche volontà dall’alto delle istituzioni di bloccare le vostre proposte?

“E’ difficile rispondere; vorremmo capire anche noi come mai sono state bloccate. Con tutte le persone avute in carico, nessuno di loro ha avuto effetti collaterali, in caso contrario saremmo finiti su tutti i giornali.

Abbiamo avuto una percentuale di ricoveri nei nostri pazienti veramente bassa. Io ho fatto uno schema che riguarda solo 10 nostri medici e su 906 pazienti abbiamo avuto due ricoveri e due decessi.”

Per quanto riguarda i vaccini. Cosa ne pensa al riguardo? Potranno porre fine al problema Covid?

Ce lo auguriamo. Il problema del vaccino è stato probabilmente la campagna d’informazione gestita male che ha fatto spaventare moltissima gente. Ci auguriamo logicamente che questo vaccino funzioni ma ci sono anche molte persone che per alcune motivazioni non possono farlo oppure non si fidano a farlo per convinzioni personali.

E’ però evidente che non possiamo pensare di fare, per i prossimi dieci anni un vaccino ogni sei mesi. Non è sostenibile anche dal punto di vista economico; il futuro credo sia un farmaco preventivo. E’ vero che non esiste ancora un farmaco preciso per la cura del Covid ma è altrettanto vero che esistono dei protocolli per la cura che hanno dato degli ottimi risultati.”

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