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Arte e Cultura

Che tempi, quei tempi! A Fiavé la mostra dedicata alle ricerche archeologiche

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Si viveva sulle palafitte nella torbiera di Fiavé”, “Fiavé ha più di 3000 anni”, “Palafitte: i cineasti sono rimasti ammirati”, “Le palafitte: studi e ricerche un mondo affascinante per tutti”, “Immersi nel fango della palafitta studiano la natura di 4000 anni fa”, “La palafitta di Fiavé chiarisce il mistero delle antiche capanne” sono solo alcuni dei titoli degli articoli che i giornali dell’epoca dedicarono alle ricerche archeologiche nella torbiera di Fiavé tra il 1969 e il 1982.

Titoli che rendono bene l’approccio scientifico e multidisciplinare delle ricerche dirette da Renato Perini, ma che allo stesso tempo danno l’idea di quanto fosse pioneristica quell’avventura archeologica e di come abbia coinvolto e affascinato tanti giovani e anche la popolazione locale. Nasce proprio dai ricordi di chi, in gioventù, aveva preso parte agli scavi come volontario, il progetto di memoria partecipata ideato e curato dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza beni culturali oggi raccontato nella mostraChe tempi, quei tempi! Il patrimonio svelato: le palafitte di Fiavé dalla torbiera al parco archeologico”, allestita presso il Museo delle Palafitte.

Molti gli “aiutanti sul campo” che hanno raccolto l’invito delle curatrici, Luisa Moser e Mirta Franzoi, e hanno consegnato foto, articoli di giornale, video e condiviso i ricordi di un indimenticabile esperienza di vita. Dopo l’inaugurazione prevista per sabato 17 luglio alle ore 16, l’esposizione sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 18 fino al 10 settembre (fino alle ore 19 in agosto); dall’11 settembre al 31 ottobre nei giorni di sabato e domenica dalle ore 10 alle 18.

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La mostra, che si inserisce nelle iniziative per il decennale dell’inserimento delle palafitte di Fiavé nella lista del Patrimonio mondiale Unesco, è dedicata proprio alle centinaia di volontari che con entusiasmo e passione hanno affiancato gli archeologi nelle ricerche. Bellissime e suggestive le foto, la maggior parte in bianco e nero, che permettono a chi le guarda di immergersi nella selva di pali e fra le ingegnose fondazioni a reticolo emerse dalla torba in seguito allo svuotamento del bacino lacustre.

Scavi e ricerche che hanno riportato alla luce il sito dell’età del Bronzo e hanno dato notorietà internazionale alle palafitte di Fiavé, suggellata dal riconoscimento Unesco e da poche settimane dall’apertura del nuovo Parco Archeo Natura nei pressi dell’area archeologica dove sono tuttora visibili i resti che sorreggevano le abitazioni preistoriche.

La mostra ha visto la collaborazione dell’Ecomuseo della Judicaria, del Comune di Fiavé, della Pro Loco e del Gruppo Giovani che ha realizzato un video con interviste ai protagonisti dell’epoca. Un aspetto importante per sottolineare la valenza intergenerazionale del progetto affinché quanti hanno vissuto in prima persona le ricerche restituiscano, soprattutto alle generazioni future, il patrimonio di memorie, conoscenze ed emozioni legate a questo sito speciale. Allo stesso tempo, in sintonia con le linee guida dell’UNESCO, l’intento è di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale, nella consapevolezza del grande valore che riveste per la collettività.

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La storia delle ricerche – Iniziate nel 1969, sotto la guida dell’archeologo Renato Perini, le ricerche archeologiche in quello che anticamente era il lago Carera hanno portato Fiavé all’attenzione della comunità scientifica internazionale fino all’inclusione, nel 2011, nel patrimonio mondiale UNESCO con l’inserimento assieme alle palafitte di Ledro e ad altre 109 aree archeologiche, nel sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”.

Gli scavi condotti da Perini negli anni ‘70 furono in un certo senso pionieristici. Gli archeologi furono affiancati nel lavoro di ricerca da esperti di diverse discipline, geologia, sedimentologia, paleobotanica, archeozoologia e da altri specialisti provenienti da diversi paesi europei. Allo stesso tempo le ricerche costituirono un vero e proprio evento anche per la popolazione locale e per numerosi giovani e appassionati che, a vario titolo, prestarono la loro collaborazione con grande interesse ed entusiasmo.

Gli scavi di Fiavé furono anche il luogo dove si formarono generazioni di studiosi, fra i quali anche Franco Marzatico, archeologo e attuale soprintendente per i beni culturali del Trentino. Nel 2012 è stato aperto il Museo delle Palafitte in un antico edificio rurale nel centro di Fiavé, mentre è del 26 giugno scorso l’inaugurazione del Parco Archeo Natura nella riserva naturale, in località Doss-Torbiera, con ricostruzioni in scala reale delle capanne preistoriche, installazioni, pannelli informativi e un centro visitatori con filmati, fra cui un cartone animato, apparati multimediali e video.

Informazioni

Provincia autonoma di Trento Soprintendenza per i beni culturali Ufficio beni archeologici Via Mantova, 67 – 38122 Trento tel. 0461 492161 e-mail: uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

www.cultura.trentino.it/Temi/Archeologia

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