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Dietro le quinte

Cosa c’è dietro lo scontro Renzi-Letta, il DDL Zan: un’arma di distrazione di massa

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Il 13 luglio il ddl Zan approda al Senato: sarà la fine dello show? Forse sì, ma forse no. Lo spettacolo cui stiamo assistendo è un classico della disinformazione di massa.

Disinformazione perché si sta costruendo un’emergenza che non esiste, per legittimare una legge che, rispetto a tale emergenza, non avrebbe alcun significato.

Che l’emergenza non esista, lo dicono i dati ufficiali, secondo i quali le violenze cosiddette “omofobiche” (non è ben chiaro, giuridicamente parlando, cosa ciò significhi) sono davvero infinitesimali, e spesso, anche queste, non dimostrabili. La stampa, a tal proposito, alimenta un continuo allarmismo, che da una parte serve ad appoggiare il ddl, dall’altra garantisce polemiche e lettori.

Bastino i tre casi più sbandierati di questi giorni: la vicenda di Malika, il suicidio del povero Orlando Merenda e le presunte svastiche contro due gay veneti. Tutte e tre le vicende sono state inizialmente presentate come evidenze dell’emergenza omofobia, poi, piano piano, è trapelata la verità: l’omofobia non c’entra nulla, e nel caso veneto sono state addirittura le presunte vittime gay a disegnare la svastica sui muri della loro casa!

Quand’anche l’emergenza esistesse, poi, il ddl Zan non avrebbe affatto il compito di contrastarla: come hanno spiegato insigni giuristi ed ex presidenti della Corte Costituzionale, da Mirabelli a Flick, si tratta di un disegno di legge pastrocchio, pieno zeppo di ambiguità, che nulla aggiunge, riguardo alla difesa delle persone, a ciò che è già previsto dalla nostra Costituzione (per la quale tutti sono uguali davanti alla legge, indipendentemente da colore della pelle, sesso ecc.) e dal codice penale (per il quale ogni reato è punibile, per il fatto stesso di esserlo, e senza altre condizioni).

In altre parole non esiste alcuna violenza verso gay trans ecc che non sia già sanzionata dal nostro diritto (come è giusto ed ovvio).

Un grande show. arruolati nani e ballerine – Un grande show, dunque, per il quale, giustamente, sono state arruolate persone di spettacolo: di qui l’invenzione propagandistica di far disegnare sulle mani di artisti e cantautori, nani e ballerine, la scritta “ddl Zan”, salvo poi scoprire, che alcuni di questi, richiesti di spiegare il contenuto della legge, sapevano solo ripetere a pappagallo qualche slogan poco approfondito.

Insomma, mentre insigni giuristi e cattedratici criticavano la legge in punta di diritto, i promotori della medesima arruolavano influencer e persone di spettacolo per alzare il livello del rumore di fondo, consapevoli che Fedez ha più ammiratori del miglior giurista italiano, pur essendo, culturalmente e giuridicamente, un emerito ignorante (le cui canzoni volgarmente aggressive, anche verso persone omosessuali, di ieri, dovrebbero far riflettere i suoi estimatori di oggi).

A che pro? – Ma a che pro, lo spettacolo? Anzitutto come arma di distrazione di massa. Ricordiamo il passato: alcuni anni orsono il dibattito fu incentrato sul ddl Cirinnà. Anche in quel caso si presentò come emergenza assoluta il desiderio di innumerevoli coppie gay di unirsi in un’unione civile.

La legge fu portata a casa dal governo Renzi, che pose la fiducia dopo polemiche infinite: coloro che, in seguito, sono ricorsi alla legge Cirinnà sono poche centinaia di persone, ma tutto il contesto servì a Renzi e Boschi per presentarsi come “cattolici adulti”, amici del progresso, attenti ai bisogni delle persone… facendo passare in secondo piano scandali bancari, aumento del deficit, tentativi di mutare la costituzione ai limiti della legalità… Alzare una cortina di fumo è sempre utile per poter agire con più libertà, lì dove interessa veramente.

E oggi? Non è evidente che siamo di fronte allo stesso gioco? Il dibattito incalza, l’Italia si divide e discute appassionatamente, e intanto le grandi emergenze rimangono sullo sfondo: la disoccupazione che cresce, la povertà che dilaga, il crollo demografico, l’immigrazione fuori controllo, il monopolio crescente delle multinazionali, l’Europa dei paradisi fiscali, i big della Silicon Valley, dell’e-commerce e della farmaceutica fuori controllo, la diseguaglianza economica che ha raggiunto vertici inauditi…

In Europa la medesima commedia: la Germania copre il suo strapotere da Quarto Reich, e la insipienza della sua Ursula, scegliendo come capri espiatori e bersagli mondiali due piccoli paesi come la Polonia e l’Ungheria (ieri era la Grecia), e adducendo come giustificazione del suo invadente neocolonialismo una presunta legge “omofoba” del parlamento ungherese. Credibile come lo sarebbe stato Hitler, nel 1939, se avesse invaso la Polonia presentandosi come garante dei diritti umani lì conculcati.

Enrico Letta e Matteo Renzi: la lotta continua – Ebbene, per le emergenze di cui sopra, evidenti a tutti, Enrico Letta ed il Pd al governo non hanno ricette (o, se le hanno, non sembrano interessati più di tanto a comunicarcele) ma sul ddl Zan vogliono andare sino in fondo, rifuggendo da ogni mediazione, anche da quelle richieste da notevole parte del mondo femminista di sinistra! E ciò benché non risulti affatto che queste tematiche siano state al centro del suo pur lungo passato politico.

In altre parole il ddl Zan, in epoca di pandemia, è diventato la priorità del PD di Enrico Letta, nonostante porti la firma di un deputato, Alessandro Zan, eletto in quota Renzi, e avente come principali promotori, sino a ieri, renziani di ferro, oggi in Italia Viva, come Lucia Annibali ed Ivan Scalfarotto!

Ecco lo show che continua: Matteo Renzi, principale promotore del ddl Zan alla Camera, quando Letta non era ancora il segretario del Pd, diventa oggi improvvisamente sensibile alle critiche al ddl Zan, proprio quando Letta, suo storico nemico, se ne fa portabandiera!

Improvvisamente, dunque, Matteo Renzi diventa ragionevole, si accorge che mettere in galera delle persone perché sono contro l’utero in affitto o non concordano con chi vuole far cambiare il sesso ai bambini, è un po’ eccessivo. Ha cambiato idea, o è solo la solita guerra tra i due leader, tra Firenze e Pisa?

E’ di tutta evidenza che mentre Enrico Letta cerca di accreditarsi come uomo forte, di sinistra-sinistra, per un’ alleanza con i 5S, accaparrandosi la bandiera dei presunti “diritti civili”, Renzi, al contrario, occupato come è da tempo a spostarsi verso il centro, impone al suo decisivo manipolo di senatori fortemente pro LGBT un dietrofront a 360 gradi al puro scopo di tornare ancora una volta al centro della scena, di apparire meno talebano del suo rivale, e di cucinargli la stessa fine che ha fatto Conte, non molti mesi orsono.

Il muro contro muro tra i due, dunque, come operazione politica nella quale l’emergenza che non c’è e la legge che non serve, stanno sullo sfondo. Viene da chiedersi allora chi vincerà il braccio di ferro, e se Letta non sia in realtà dubbioso sul da farsi: è meglio per lui vincere in Senato, affermando così la sua leadership, o può essere utile anche perdere, per avere poi un motivo di polemica contro lo stesso Renzi, e poter fare un’altra campagna elettorale, in mancanza di temi più consistenti, ancora sui temi LGBT?

La vena ideologica – Non si può infine dimenticare che mentre i due Machiavelli toscani si combattono a colpi di retorica e demagogia, avendo un preciso fine politico, dietro si muovono personaggi, come lo stesso Zan, che intendono sfruttare l’intera commedia a favore della loro pericolosa ideologia.

A tal riguardo alcuni giorni orsono Zan, che in passato aveva già fatto capire che la sua proposta avrebbe piano piano aperto all’utero in affitto, in un dialogo con Fedez si è lasciato scappare un altro dei veri fini da lui perseguiti: sdoganare in Italia il cambio di sesso dei bambini, nonostante in vari paesi del mondo dove ciò è già accaduto, si stia comprendendo che imporre ai bambini maschi di “diventare” femmine e viceversa, porta soltanto suicidi e disperazione (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=Vp0qnv0KNjQ e https://www.lavocedeltrentino.it/2021/06/09/ormoni-ai-bambini-per-bloccare-lo-sviluppo-dellidentita-sessuale-pericoloso-ed-antiscientifico

A cura di Francesco Agnoli

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