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economia e finanza

Rincari prezzi materie prime, Bort: «Solo fase di assestamento, ci sono segnali di ripresa importanti»

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La spirale di rincari delle materie prime e dei semilavorati allarma le imprese del settore manifatturiero e in particolare le micro imprese sulle quali l’impatto degli aumenti dei prezzi è più rilevante.

E’ quanto emerge da una indagine condotta dall’Ufficio Studi della CNA su un campione di circa mille tra micro e piccole imprese. La fotografia presenta tinte fosche, il 55% subirà una contrazione della redditività (quasi il 70% nella chimica), un’impresa su sei teme rallentamenti dell’attività e una su cinque un calo di ordini e fatturato (24,3% per le micro imprese e 10,9% per quelle con più di 10 addetti). Inoltre i rialzi delle materie prime potrebbero generare spinte inflazionistiche e mortificare la ripresa della domanda con riflessi negativi anche sull’occupazione.

Le micro imprese sono le più esposte e con capacità molto limitate per adottare contromisure. I continui rincari e l’allungamento dei tempi di consegna rischiano di rendere insostenibili i preventivi accettati dalla clientela. Tra le contromisure il 67,8% del campione ha cercato di rinegoziare i preventivi proposti al cliente, quota che sale al 71% tra le imprese con oltre 10 dipendenti e supera l’87% nel settore della chimica.

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Ai metalli il primato dei rialzi: i laminati sono saliti del 45%, l’acciaio inox +37,1%, rame +31,4% e l’alluminio sfiora il 30%. Nel segmento del legname si segnalano il rincaro dell’abete pari al 39,4%, pino +32,5%, noce +25,9%.

Sono in molti a proporre che le camere di commercio organizzino un osservatorio che possa controllare e calmierare i prezzi che stanno schizzando impazziti verso l’alto.

Il presidente della camera di commercio di Trento Giovanni Bort non si sottrae nel merito al confronto. «L’osservatorio potrebbe essere un valore aggiunto per dare le informazioni giuste e i dati dell’andamento del mercato mondiale – suggerisce il presidente della camera ci commercio di Trento – visti gli aumenti dei prezzi del legname, dell’alluminio e dei metalli in genere, ma anche dei ponteggi per esempio che per colpa del Superbonus 110% ora valgono più dell’oro». 

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Ma il problema non è solo legato ai prezzi ma anche al recupero delle materie prime che spesso sono introvabili. Le imprese valutano con preoccupazione l’allungamento dei tempi di consegna dei materiali che in media mostrano una dilatazione di 25 giorni con punte nella componentistica elettronica (40 giorni in più), polipropilene e poliuretano (33 giorni), laminati e reti metalliche 31 giorni. Slittamenti contenuti per coloranti e vernici (11 giorni), adesivi e sigillanti (17 giorni).

«L’andamento dei mercati delle materie prime ha subito una grande impennata appena le attività sono state riaperte – aggiunge Bort – poi anche il superbonus 110% ci ha messo del suo. Le industrie durante l’emergenza sanitaria avevano ridotto di molto la propria attività e l’ormai cronica l’abitudine di non tenere le scorte in magazzino le ha prese in contropiede».

Si parla però anche si speculazioni, condivide?

«In parte sì, quando inizia una forte ripresa c’è anche una forte domanda di materie prime ed è quindi nella norma l’aumento dei prezzi a volte in modo anche ingiustificato»

Si tratterà di un effetto transitorio?

«Sì, si tratta di una fase di assestamento che è normale dopo quanto successo, poi col tempo ci sarà un raffreddamento e un equilibrio dei mercati»

Ma il mercato del lavoro tornerà come prima?

«Credo di sì, anzi, si potrebbe pensare anche di lavorare meglio. I rapporti con i sindacati sono buoni, e quindi potrebbe iniziare una nuova stagione contrattuale, specie in alcuni settori».

Si spieghi meglio?

«È necessario parlare di un nuovo welfare che permetterà alle imprese di dare maggiori risorse economiche e benefit ai lavoratori. Non dobbiamo scordare che in Trentino abbiamo l’autonomia che può permettere di tassare meno le imprese. Quindi un welfare aziendale esente da tassazione, dei benefit per i lavoratori e il trovare l’equilibrio che possa permettere anche agli stagionali di lavorare almeno per 9/10 mesi all’anno e nei rimanenti mesi di impegnarsi nella formazione».

Lavori stagionali: mi offre un assist d’oro per parlare del turismo Trentino. Ci sono segnali di ripresa?

«C’è una forte domanda anche se solo per luglio e agosto. Quelli che arrivano sono turisti per la maggior parte italiani. Sui laghi invece nei week end è strapieno, mentre per ora durante la settimana si soffre ancora. Ma siamo ottimisti pur essendo consapevoli che la pandemia non è ancora superata del tutto. Certo si sta liberalizzando un pochino tutto, ma negli alberghi c’è molta attenzione sulla scorta dell’esperienza dell’anno scorso».

La mano d’opera è introvabile, vero?

«C’è penuria di mano d’opera, lo sentiamo quotidianamente, anche perché non hanno dato il via libera ai flussi agli stranieri. Se fosse successo la domanda sarebbe stata calmierata».

Dica la verità, non ci sono altri motivi?

«Sì ovvio, ce ne sono altri di motivi: gli italiani certi lavori non li vogliono fare più, altri visto le chiusure si sono sono impegnati in altri lavori, e poi ci sono molti che si accontentano dei redditi di cittadinanza e dei vari sussidi, ed altri che sono in attesa di contratti migliori».

In autunno cosa succederà?

«È difficile dirlo, certo la ripresa delle scuole sarà un momento decisivo, sarà infatti in quel momento che capiremo se la pandemia è stata sconfitta o meno. Ora, rispetto all’anno scorso ci sono i vaccini però, che ci garantiranno di guardare avanti con ottimismo. Proprio la campagna di vaccinazione permetterà di avere meno contagi e ospedalizzazioni, e quindi di intasare interi reparti ospedalieri. Anche la crescita del PIL nell’ultimo rilevamento dimostra che a fase di crescita e normalizzazione è cominciata».

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