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Arte e Cultura

Filosofia per tutti: il Principio dei Greci e quello degli Ebrei

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La nostra civiltà è figlia di Atene, di Gerusalemme e di Roma. Sono i filosofi Greci e la Bibbia ad averci trasmesso l’idea alla base di ogni ragionamento filosofico: esiste un ordine oggettivo fuori di noi, che è possibile leggere, di cui è possibile trovare un principio, un’archè, come dicono i Greci.

Per Ebrei e Greci il mondo non è caos, incomprensibile disordine… come per altre filosofie o religioni, ma assomiglia ad una biblioteca: vi sono innumerevoli libri, disposti per lo più in modo ordinato. Questo ordine chiede una spiegazione, l’ordine interroga l’intelligenza; se le cose nelle vostre camere fossero messe a caso, non cercheremmo un principio. La risposta: “l’ordine c’è per caso”, chiuderebbe ogni domanda, bloccherebbe la ricerca, la curiosità, conoscenza…

Se invece le cose sono messe con ordine, e poiché l’ordine è più improbabile del disordine, è naturale chiedersi: perché? Chi o cosa le dà ordine? Quale il principio di questo ordine “sapiente”?

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Lo scienziato ebreo Albert Einstein scriveva: “Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell’essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare interamente la forza misteriosa che muove le costellazioni”.

Per gli Ebrei del Vecchio Testamento, e quindi poi anche per i cristiani, il principio è l’Intelligenza creatrice di Dio, la Sofia divina, che ha scritto il libro dell’Universo e ogni singolo libro che esso contiene (quanto è meravigliosa, ordinata, complessa, ben più di un libro umano, una semplice cellula!).

Dunque: 1) un libro oggettivo reale, la natura, che mi appare leggibile, non assurdo (non sono lettere messe a caso); 2) una Intelligenza somma che lo scrive; 3) l’intelligenza umana che lo legge, perchè ne ha la capacità, sebbene solo in parte (il mondo, non essendo opera dell’uomo, non è interamente da lui comprensibile; l’uomo che indaga, essendo in parte superiore alla natura, la comprende; essendo però anche parte della natura, “non riesce a raggiungere quella distanza dalla natura che sarebbe necessaria per una osservazione completamente obbiettiva della natura stessa”(Max Planck).

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I filosofi greci arriveranno ad una soluzione analoga, sebbene non identica – pensiamo ad esempio all’Intelligenza ordinatrice, il Nous di Anassagora-, ma non subito: per i primi filosofi greci il principio di tutto, in-causato, indistruttibile, è un elemento “materiale”: l’acqua necessaria alla vita, senza la quale tutto si dissecca, per Talete di Mileto… oppure l’aria, elemento più intangibile, invisibile e perciò penetrante, pervasiva, con le caratteristiche dell’infinitezza, di Anassimene (per lui la Terra non galleggia sull’acqua, come per Talete, ma sull’aria).

L’aria è ciò che fa respirare uomini e animali, che diffonde i semi delle piante…“Tutto è pieno di dei” scrive Talete, alludendo a questa acqua materiale ma anche divina che è causa prima delle cose; dal canto suo Anassimene: “Come l’anima nostra, che è aria, ci tiene insieme, così il soffio e l’aria abbracciano tutto il mondo”.

La visione greca è dunque una visione panteista: la materia è vivente, divina, Dio e l’universo coincidono.

La teologia ebraica e poi la filosofia cristiana propongono una visione differente: ciò che è all’origine di tutto, anche dell’acqua e dell’aria, non può coincidere con un singolo elemento determinato; acqua ed aria sono “creature” senza vita, senza intelligenza e non possono dunque produrre né se stesse né la molteplicità delle cose, né possono auto-conferirsi ciò che non possiedono, perché il meno, la materia inerte, non genera il più, cioè la cellula, l’animale, l’uomo.

Gli Ebrei dunque, a differenza dei Greci, distinguono tra creature senza vita, puramente materiali, creature dotate di vita, gli animali, e gli uomini, dotati anche di spirito: la causa di tutto è sì indistruttibile ed ingenerata, come l’archè dei Greci, è sì origine dell’ordine che si vede nel cosmo, ma proprio per questo è superiore a tutte le cose, è di un’altra qualità: è un Dio trascendente/ordinatore, legislatore, Vivo, Pensante ed Amorevole… che rende conto di tutto ciò che è ordinato, vivente, pensante.

 Per la lezione video: https://voce24news.it/filosofia-per-tutti-a-cura-di-francesco-agnoli-il-principio-dei-greci-e-degli-ebrei/?series=984

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