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Val di Non – Sole – Paganella

Caseificio Coredo. Pazzesco! Feci animali a diretto contatto con il latte utilizzato per la produzione dei prodotti caseari.

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Continua il processo contro il caseificio di Coredo che ieri ha visto le testimonianze dei tecnici e quella del maresciallo del NAS che dopo i numerosi sopralluoghi dentro la struttura ha riportato le carenze igieniche che ormai perduravano da anni.

Tesi dimostrata anche dalla incredibile testimonianza di un dipendente che ha riportato nel merito cose allucinanti. 

Riprendiamo un passaggio scritto dal giornalista Gian Antonio Stella a riguardo della strage della funivia di Mottarone, dove a quanto pare sono stati manomessi i freni per non perdere l’incasso, che potrebbe essere associato a quanto si è appreso durante il dibattimento tenutosi ieri presso il Tribunale di Trento, e terminato nel tardo pomeriggio, per il caso del batterio Escherichia coli rintracciato nelle forme di formaggio “Due Laghi”, prodotte e commercializzate dal caseificio di Coredo, che vede come imputati l’allora legale rappresentante del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi e l’attuale casaro responsabile del piano di controllo, Gianluca Fornasari: “… Mah… Troppo facile, in casi come questi, parlare di una tragica fatalità. Troppe volte queste parole sono state usate per spiegare sciagure che poi, con gli approfondimenti delle indagini e l’emergere di dettagli al momento ignoti, si sarebbero rivelate come causate da responsabilità umane.”- Forse la frase di Stella calza perfettamente con le fasi processuali che continuano da oltre un anno e che vedono imputati i vertici del caseificio di Coredo.

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Ricordiamo che Biasi, secondo la ricostruzione degli inquirenti – nella sua qualità di presidente avrebbe prodotto e immesso nel circuito commerciale prodotti caseari con cariche microbiche superiori ai limiti di legge (Stec e escherichia coli) non prestando la dovuta attenzione alla necessità di richiedere a Trentingrana Concast ispezioni sul campo per la verifica delle condizioni igieniche delle aziende dei conferitori, alla necessità di sottoporre ad analisi il formaggio Due Laghi crudo prodotto con latte crudo per la ricerca di escherichia coli prima della sua immissione in commercio e di verificare il rispetto del periodo di stagionatura minima di 60’ giorni prima della sua immissione in commercio per l’abbattimento della carica batterica.

A Fornasari, invece, viene contestato di avere omesso di richiedere le necessarie analisi per la ricerca di escherichia coli e di non avere richiesto a Trentingrana Concast di effettuare delle ispezioni volte ad accertare le condizioni igienico sanitarie delle stalle dei conferitori, non provvedendo al ritiro cautelativo del prodotto successivamente all’evento.

I tecnici hanno confermato che nel formaggio “Due Laghi” analizzato, è stato isolato il ceppo di Escherichia coli.

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Il Maresciallo del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma di Trento ha relazionato in maniera dettagliata i passaggi dell’indagine seguita alla tragedia che ha coinvolto la famiglia Maestri di Coredo, spiegando che vi sono stati due “scarichi” a distanza di circa 10 giorni dal magazzino a favore dello spaccio di forme “due Laghi”, “cessioni” avvenuti prima che le stesse abbiano subito la stagionatura minima prevista dei 60 giorni prescritta dall’HACCP, tempistica necessaria a scongiurare la presenza di Escherichia coli, batterio poi rintracciato nel prodotto caseario messo a disposizione dello spaccio.

L’agente ha poi confermato che durante una ispezione presso la latteria sono emerse importanti mancanze sotto il profilo igienico sanitario tre le quali: omesso lavaggio del tubo sporco di un automezzo utilizzato sia per il carico del latte presso le stalle dei conferitori e poi utilizzato per riempire le vasche e le cisterne di lavorazione presso il caseificio, ingresso da parte del personale della latteria presso il caseificio con lo stesso vestiario utilizzato poco prima per accedere nelle stalle per la raccolta del latte, mancanza di sistemi idonei per la pulizia degli autisti, mancanza di idoneo vestiario usa e getta e la presenza di ragnatele, quest’ultima circostanza è stata definita dal maresciallo come avvisaglia di scarsa pulizia e sanificazione della linea ricevimento latte.

Altra testimonianza importante per ottenere la verità è stata la deposizione di un attuale operaio del caseificio che prestava lavoro anche nel periodo contestato, il quale coraggiosamente ha riferito le carenze igieniche che all’epoca dei fatti aveva riscontrato, contestazioni che aveva “denunciato” al presidente Lorenzo Biasi ed al casaro Fornasari Gianluca ma che purtroppo sciaguratamente gli stessi avevano minimizzato, rispondendo che “avevano sempre fatto così”, solo nell’Aprile 2018 (ricordiamo che il piccolo è stato avvelenato dall’Escherichia Coli nel giugno 2017), hanno parzialmente ottemperato.

Ad una specifica domanda della parte civile con la quale si è chiesto se il casaro o il presidente del caseificio gli abbiano mai spiegato i punti critici del piano di autocontrollo relativi alle fasi di raccolta del latte e del conferimento presso il caseificio è stato risposto “zero”.

L’operatore inoltre ha ricordato di aver ispezionato assieme ad un collega il filtro della cisterna posta all’interno del caseificio e che aveva riscontrato dello sporco, ha confermato poi che l’accesso al caseificio avveniva con le stesse calzature utilizzate nel giro di raccolta presso le stalle, la mancanza all’esterno del caseificio nell’area conferimento latte di idonea attrezzatura necessaria per un accurato lavaggio del tubo dell’autocisterna e la sporcizia sul coperchio dello sfiato della cisterna ove veniva raccolto il latte destinato alla produzione dei formaggi a pasta molla.

Ma la cosa gravissima è che all’epoca della tragedia che ha colpito la famiglia Maestri di Coredo e dove risulta in qualità parte offesa il papà del bimbo il geom. Maestri Giovanni Battista è che come confermato dal lavoratore all’atto del prelevamento del latte presso le stalle, il tubo dell’autocisterna toccava a terra sul terreno che spesso era sporco di letame e terra, e lo scarico del latte dall’autocisterna avveniva posizionando lo stesso nelle vasche di affioramento o nella cisterna del caseificio a diretto contatto con il latte.

E’ chiaro quindi che visto che il tubo sporco di letame a diretto contatto non veniva lavato la possibilità della propagazione del batterio era elevata dato che il batterio dell’escherichia coli si può trovare nelle feci degli animali e la contaminazione dei prodotti caseari è prevedibile se non certa.

Abbiamo nuovamente contattato il papà del piccolo bimbo che anche se era a conoscenza di quanto aveva accertato la procura è furioso: “era stato denunciato il tutto ai responsabili del caseificio di Coredo, Biasi e Fornasari, bastava un minimo di attenzione e il mio piccolo si sarebbe potuto salvare, ma, vista la presunzione, l’arroganza, l’ignoranza degli interessati hanno ignorato le obiezioni e hanno preferito agire in completo disprezzo delle più elementari norme igienico sanitarie e sicurezza alimentare. Nelle prossime udienze questo verrà ancor maggiormente dimostrato, se necessario.”

Ricordiamo che il figlio del Geometra  Maestri, a distanza di 4 anni, versa tutt’ora in gravissime condizioni di salute. Nella prossima udienza saranno sentiti i periti della parte lesa. Prepariamoci quindi a sentirne delle belle.

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