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La sicurezza nei luoghi di lavoro: non bastano solo i controlli

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Il Governo Draghi e il Parlamento hanno dovuto prendere atto che nel 2021, oltre alla pandemia, siamo anche di fronte ad una nuova emergenza. Con la ripresa, peraltro ancora parziale, delle attività produttive abbiamo visto l’aumentare del fenomeno degli infortuni mortali sul lavoro.

Una piaga che perlomeno a partire dalle direttive europee degli anni Novanta, recepite nella legislazione nazionale e oggi trasfuse nel Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro ( D.Lgs. 81/08), ha avuto un andamento di decrescita costante, ma non si è mai definitivamente arrestata.

Ogni volta ci diciamo che se qualcuno perde la vita sul posto di lavoro è una sconfitta di tutto il sistema di gestione della sicurezza interno alle aziende e di quello pubblico dedicato ai controlli esterni.

E’ perciò opportuno che la politica si occupi di questa tematica con più attenzione.

Per questo sono contento di aver sentito il Premier Draghi esprimersi sulla sicurezza sul lavoro e pare che nel nuovo decreto di imminente approvazione da parte del Governo vi sia una particolare attenzione anche al tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il punto politico però importante è che se qualcuno s’illude di risolvere il problema solo aumentando i controlli e implementando gli organici degli Organi di Vigilanza ormai ridotti al lumicino, ha in mente una ricetta miope e che non risolverà mai il problema.

Certamente i controlli esterni aiutano a regolare l’intero sistema, a verificare la gestione della sicurezza interno alle aziende, ma pensare di arrivare con i controlli alle infinite situazioni lavorative che si appalesano ogni giorno, è solo utopia e demagogia politica.

Con questo non voglio dire che il rafforzamento degli organici sia irrilevante, anzi è fondamentale, ma bisogna anche pensare a rendere i controlli efficienti ed efficaci, fornire mezzi e attrezzature adeguati al personale di vigilanza, investire nella formazione dei nuovi ispettori che non diventano operativi in un così breve lasso tempo perché la complessità del mondo del lavoro e della tecnologia richiedono grande esperienza e professionalità che non sono proprio di facile e immediata costituzione.

Io penso che uno dei passaggi fondamentali da fare a livello centrale e regionale sia però anche quello del coordinamento delle attività di controllo sui luoghi di lavoro. L’efficienza e l’efficacia passa anche attraverso riforme strutturali della burocrazia che in questa particolare materia vede un’evidente sovrapposizione di competenze tra i vari Enti quali le Aziende sanitarie regionali, l’Ispettorato Nazionale del lavoro con tutte le sue diramazioni territoriali, le stesse forze dell’ordine.

Il coraggio e la lungimiranza politica di una riforma organica del sistema istituzionale, semplificando le procedure, evitando le duplicazioni di competenze tra gli Enti preposti al controllo e l’implementazione della digitalizzazione sarebbe già un notevole passo in avanti persino per le stesse imprese che subiscono la proliferazione di controlli e di interpretazioni e visioni a volte antitetiche tra gli Enti deputati alla vigilanza.

La sfida però più importante da cogliere è quella della cultura del lavoro, termine fin troppo abusato quando accadano eventi mortali, ma in concreto mai perseguita fino in fondo.

Per fare prevenzione e creare cultura della sicurezza servono investimenti cospicui che potranno dare benefici reali nel medio – lungo termine.

Il legislatore del testo unico peraltro aveva già pensato nel 2008 un cambio radicale di paradigma rispetto al classico controllo ispettivo, puntando decisamente sull’informazione, formazione, addestramento del personale e dei garanti della sicurezza nei luoghi di lavoro, sul coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze nel sistema di gestione della sicurezza interno arricchito di nuove figure professionali come il responsabile del servizio di prevenzione protezione e del medico competente.

Una rivoluzione culturale e sociale che per quanto riguarda la formazione dei lavoratori e dei soggetti apicali è stata recepita solo in minima parte. Il più delle volte si cerca di limitare al minimo indispensabile per ottenere un’attestazione formale e in buona sostanza per avere uno scudo di carta per potersi giustificare in caso di controllo. Un mero adempimento di un obbligo, ma che si limita a tale aspetto non curando invece la parte sostanziale, di verifica del recepimento delle indicazioni di sicurezza da parte dei lavoratori e cercando di velocizzare l’inserimento nel contesto produttivo a discapito dei tempi di apprendimento diversi in ciascuno di noi.

Quello che a tutti deve essere chiaro che la sicurezza nei luoghi di lavoro è una sfida di tutto il sistema, imprenditori, lavoratori, rappresentanze e Organi di controllo.

Il fenomeno degli infortuni sul lavoro è troppo complesso per pensare di ridurlo all’azione di una sola di queste parti essenziali.

La vera rivoluzione culturale non si farà continuando a posticiparla al momento dell’inserimento lavorativo, ma ci sarà solo quando la cultura del lavoro farà il suo ingresso a pieno titolo nelle aule di scuola di ogni ordine e grado.

I giovani vanno abituati al rispetto delle regole di sicurezza perché saranno loro gli imprenditori, la classe dirigente e i lavoratori del futuro e per questo bisogna investire su di loro e coinvolgerli fin dall’età scolare, cercando di comprendere con i docenti i programmi, le iniziative da intraprendere per creare il loro interesse.

Non so se io vedrò mai realizzata questa rivoluzione culturale, ma sono convinto che mi corra perlomeno l’obbligo morale di ricordarlo e sperare che qualcuno possa cogliere alcune idee e portarle a compimento con provvedimenti normativi e di indirizzo politico.

dott. Andrea Merler

Esperto in materia di sicurezza sul lavoro

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