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Val di Non – Sole – Paganella

Le maestre della Scuola dell’Infanzia di Rallo non si rassegnano e tornano all’attacco

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Attualmente su tutto il territorio provinciale imperversa la polemica riguardante la volontà della Giunta Provinciale di prolungare il calendario scolastico delle scuole dell’infanzia per il mese di luglio.

Le maestre della Scuola dell’Infanzia di Rallo di Tassullo “Nuovo germoglio” (Comune di Ville d’Anaunia) avevano già reso noto la loro perplessità riguardo l’apertura estiva (qui l’articolo), ed ora hanno divulgato un nuovo comunicato, tramite la portavoce Saida Rossetto“Più che una dialettica tra parti responsabili del ruolo che ciascuno ricopre, quella con la scuola è diventata una battaglia a cielo aperto, il tutti contro tutti. Allora fermiamoci e riflettiamo su quanto diciamo e scriviamo.

Da parte delle insegnanti non c’è mai stato un attacco né alle famiglie né alla scuola nella sua accezione più alta. Il nostro lavoro richiede sempre di tenere dentro il cerchio il bambino, la famiglia e noi. Una triade di alleanza che se funzione fa meraviglie. Certo, questo non significa scendere a compromessi per accontentare l’uno o l’altro e sminuire, quindi, la portata di pensieri e azioni che fanno della scuola dell’infanzia una ‘buona’ scuola.

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Le battaglie per migliorarla le abbiamo sempre fatte anche quando non riguardavano propriamente la classe insegnati (la difesa del cuoco, che rispetto ai pasti esterni garantisce qualità e attenzione etica, la difesa delle ausiliarie, che rispetto alle imprese esterne offrono un completamento che consente al bambino tempi e azioni a sua misura). Ora tocca difendere la ‘nostra’ scuola da chi la baratta per un voto, per notorietà, per smania di potere.

Poco importa se la stragrande maggioranza dei cittadini focalizza il discorso sulle ferie (legittime peraltro), a noi preme evidenziare che di fronte alle motivazioni sacrosante di conciliazione famiglia-lavoro, si è scelta la via più facile, quella che è lì, alla portata di chiunque. Eppure le soluzioni c’erano ed erano di qualità, idonee al periodo e guarda caso potevano creare anche un indotto lavorativo non indifferente, visti i tempi. Nulla da fare, le lavoratrici (siamo al 99% donne) del comparto scuola vanno sistemate, e cosa c’è di meglio se non farle lavorare a luglio?

Nessun pensiero intorno alla scuola, nessuna riflessione che metta in dubbio se è quello che serve ai bambini, nessun coinvolgimento di esperti, ma solo un avanti tutta senza voltarsi indietro per vedere le macerie lasciate sul campo. Un’unica offerta alle famiglie, esautorate da una molteplicità di modi di essere genitori, di seguire i figli, di trovare (nella varietà delle offerte) ciò che fa star bene genitori e figli. Solo la scuola è l’offerta, che, se pur buona, è una, con limiti persino negli ambienti (interni ed esterni).

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Sembra strano, quasi surreale, che una categoria di lavoratrici debba difendere non solo il proprio operato da attacchi diffamatori e offensivi, ma pure l’impianto stesso che regge la scuola, dai genitori (non tutti per fortuna) e dai propri superiori, che, della qualità dell’istruzione dovrebbero farsi portabandiera. Cosa resta? Poco, e sicuramente tanta amarezza, delusione e stanchezza. Cosa ci resta da fare? “Forse l’unica cosa che dipende da noi è scegliere cosa farne con quello che ci accade” dal libro “Senza una buona ragione” di Benedetta Bonfiglioli.

Al momento non lo sappiamo, del resto non siamo mai state informate di nulla, tutto arriva tramite social, conferenze stampa, articoli di giornale. Tutti sanno cosa dire e cosa è meglio per noi, pochi colgono il rischio di omologazione, di visione sovietica o cinese delle famiglie che devono essere tutte uguali, uniformate, controllate, ubbidienti. Questo preoccupa.

Questo è ciò che fa chi comanda e non chi governa. Non ci resta che attendere l’ennesimo colpo di scena di una Giunta che pare avanzare come un bulldozer in molti campi della cultura. Usata per servizio, solidarietà, conciliazione, ma non certo per il suo vero scopo: espandere la cultura e costruire percorsi dentro i quali i bambini diventino cittadini attivi e consapevoli, adulti critici e capaci di dissentire, con un proprio pensiero divergente e per questo apprezzati”.

Recentemente si è tenuto, senza esito positivo, un tentativo di conciliazione tra la Provincia Autonoma di Trento e le Organizzazioni Sindacali, in merito alla proclamazione dello stato di agitazione del personale insegnante (qui l’articolo)

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