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Trento

Gioco d’azzardo, De Bertoldi: «Le mafie brindano per le chiusure della attività di gioco legali». Per il Trentino una perdita di oltre 100 milioni di euro

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Il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Bertoldi nel suo intervento al Senato ha sollevato ancora una volta l’attenzione sul settore del gioco, pensando, afferma, “anche alle risposte che non avete dato in questo decreto e che continuate a non dare. Continuate a far brindare le mafie, cari colleghi. Le sale giochi sono chiuse, il gioco legale è chiuso, mentre le bische clandestine proliferano e brindano a Champagne perché hanno triplicato e quadruplicato i fatturati. Le casse dello Stato, cari colleghi, nel 2020 hanno perso sei miliardi, che, lasciando lavorare il gioco legale invece che le mafie, potevate dare ai baristi, ai ristoratori, alle piccole imprese tanto gravate dalla situazione”

Il lockdown in tal senso ha complicato ancora maggiormente la situazione: i ludopatici hanno perso i tradizionali punti di ritrovo, sostituendoli col gioco online che è ancora più perfido. Risultato: i soldi spesi sono quadruplicati. Le entrate per le regioni e lo Stato azzerate. 

Non ci sono limiti orari di gioco, come mancano occhi indiscreti che possano mettere in imbarazzo e poi si gioca con la carta di credito e quindi la disponibilità di denaro è maggiore,

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L’attenzione è alta anche a livello provinciale che con la legge 13/2015 ha stabilito una serie di iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e cura. Il 2 di marzo 2021 la commissione Politiche sociali del consiglio provinciale di Trento avrebbe dovuto procedere alla discussione finale e al voto sul disegno di legge firmato da Giorgio Leonardi(Forza Italia)  che, come noto, chiede di riaccendere gli apparecchi da gioco installati negli esercizi pubblici spenti dallo scorso agosto per l’entrata in vigore della normativa varata nel 2015.

L’iter però è stato sospeso, «Porterò comunque avanti il mio Ddl – aveva spiegato Leonardi –  chi lo condivide potrà votarlo, chi non vuole no, per me è lo stesso. Poi, ovviamente, bisognerà vedere cosa ne pensa la maggioranza».

Poche, chiare parole, che dissipano i dubbi di chi, dopo il parere negativo al testo del forzista espresso dal Consiglio delle autonomie locali e dopo i “no” ribaditi da alcuni consiglieri ed associazioni del sociale durante le audizioni sulla legge, aveva temuto il ritiro del Ddl.

Per ora nessun passo indietro nelle intenzioni di Leonardi, che mira tanto alla tutela della salute pubblica quanto alla salvaguardia del comparto imprenditoriale della zona, alle prese con una perdita di occupazione stimata fra le 300 e le 400 unità, conseguente all’effetto espulsivo della normativa, con la riduzione dell’insediabilità dei locali con giochi pubblici al 3 percento del territorio, secondo le stime portate in audizione da Acadi – Associazione concessionari di giochi pubblici guidata da Geronimo Cardia.

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I trentini investono nel gioco 500 milioni di euro all’anno, 390 dei quali con le macchinette. Spesa ridotta a 120 milioni nel 2020 causa pandemia.

Purtroppo l’idea che si sta facendo largo sempre di più è che alla fine questi soldi vengano spesi lo stesso, attraverso giochi illeciti e online e che così facendo si metta in grave difficoltà l’economia locale con imprenditori e dipendenti costretti a rimanere senza lavoro ed obbligati a chiedere. Difficile poi  la ricollocazione dei lavoratori disoccupati dopo la rimozione degli apparecchi dai locali.

Nelle audizioni della commissione politiche sociali hanno dato parere favorevole ConfCommercio e Confesercenti, insieme ai tabaccai, giornalai, toto ricevitori, sindacati, ufficio delle dogane e Sinagi. Contrari invece gli industriali.

Un legge che danneggerebbe gravemente le casse della nostra provincia autonoma di Trento. Dalle slot infatti vengono prelevati di 55 milioni di euro che si potrebbero utilizzare contro la ludopatia. 

All’Ufficio delle dogane di Trento risulta invece un prelievo unico erariale derivante dai giochi leciti, i cui 9/10 finiscono nelle casse della Provincia, di 77 milioni di euro. Ora questi soldi finiranno i tasca alla mafia, o andranno i qualche paradiso fiscale lontano dal Trentino e dall’Italia. Insomma, alla fine siamo cornuti e mazziati. 

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