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Trento

Scuola, ecco il problema delle graduatorie docenti che ostacolano gli insegnanti trentini

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Quest’anno, dopo 4 anni, sono state riaperte le graduatorie per il personale docente, in Provincia Autonoma di Trento. L’ultima volta sono state aperte nel 2017. Nel resto d’Italia le GPS (graduatorie provinciali) sono state aperte nel 2020 e apriranno nuovamente nel 2022. Il problema riguarda il personale docente già in servizio presso le scuole trentine“.

Inizia con queste parole la lettera firmata da F.V., insegnante trentina che attraverso queste righe manifesta tutto il disagio comune di moltissimi docenti che si trovano nella sua stessa situazione.

L’amministrazione sembra fare di tutto per sfavorire gli insegnanti trentini: solo la tempistica crea un notevole svantaggio a chi lavora già qui (trentini e non), specialmente in terza fascia (la fascia più bassa e affamata delle graduatorie). Il motivo è molto semplice: un qualsiasi professore che viene da fuori provincia, già iscritto in graduatoria, ha l’allettante occasione di ‘provare’ a lavorare in Trentino e, se poi non gradisce, l’anno prossimo ha la possibilità di iscriversi nuovamente nella graduatoria di un’altra qualsiasi provincia italiana.

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A questa categoria di insegnanti da fuori provincia, con un punteggio medio-alto, che danneggia chi lavora già in provincia, si aggiungono tutti gli aspiranti insegnanti, da tutta Italia, laureati dopo il 6 agosto 2020, giorno di apertura delle GPS nel resto d’Italia, che vedono l’unica opportunità di lavoro, prima dell’anno scolastico 2022-23 in Trentino e che, in questo caso, ostacolano gli aspiranti giovani insegnanti trentini, laureati però dal 2018.

Perché venire in Trentino? Si lavora di più, gli stipendi sono, anche se di poco, più alti. E’ l’unica provincia, come già detto, che apre le graduatorie proprio quest’anno e le cose effettivamente ‘funzionano meglio’: qui un supplente, anche fuori dalle graduatorie, entra in classe il primo giorno di scuola, mentre nel resto d’Italia, in graduatoria, si entra a ottobre-novembre.

Dovrebbe insegnare ciò che è successo a settembre 2020, quando tantissimi docenti dalle GPS nazionali sono stati chiamati in Trentino via MAD (letteralmente ‘domanda di messa a disposizione’, che può mandare chiunque fuori graduatoria), grazie ad una nota ministeriale dell’Azzolina che consentiva di inviare queste domande anche fuori dalla propria provincia di inserimento, sicuramente non tenendo conto della nostra particolare situazione, cosa che forse dovremmo fare noi. Questi docenti sono stati chiamati via MAD (l’ultimo stadio delle assunzioni) dalle scuole trentine, a causa alle nostre assunzioni più veloci, ben un mese prima -minimo- di essere chiamati nelle GPS della loro provincia; ovviamente hanno quasi tutti accettato le chiamate, che sia per un mese di stipendio in più o per un posto di lavoro sicuro, togliendo posto a qualcuno di qui o che qui ci vuole insegnare a lungo.

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Il sistema MAD nel resto d’Italia – e qui negli anni passati – funzionava in base alla discrezionalità del dirigente, che sceglieva i docenti con i quali riempire i posti avanzati (tanti) e contava su criteri come la residenza e quindi la disponibilità immediata di un docente a presentarsi il giorno successivo alla chiamata in classe; tuttavia solo in Trentino, a partire da agosto 2020, il sistema delle MAD funzionava in modo molto particolare: oltre al punteggio (ma senza la trasparenza che una qualsiasi graduatoria pubblica richiederebbe) il dirigente doveva guardare anche alla velocità di “clik” con cui veniva inviata la domanda e il sito di Trentino Digitale si è “impallato”, ovviamente non per tutti e ovviamente il pomeriggio del 13 agosto. Anche quest’anno quindi, a causa di quanto detto, sono stati assunti tantissimi insegnanti da fuori provincia, iscritti nelle graduatorie di altre province (anche a migliaia di km di distanza) a discapito degli insegnanti intenzionati a lavorare in Trentino, ancora in attesa della riapertura delle graduatorie, molti dei quali rimasti senza posto di lavoro.

L’anno prossimo, chi da anni lavora nelle scuole Trentine continua a non essere in alcun modo tutelato. È bene ricordare che la scuola è pubblica, viene sostenuta, personale docente compreso, con le tasse di tutti i contribuenti e anche solo un anno di contributi versato nelle casse della PAT, dovrebbe valere qualcosa. In realtà qualcosa vale: a parità di punteggio passa davanti chi ha lavorato almeno un anno nell’amministrazione provinciale; ma chi ha lavorato 4 anni e proprio nelle scuole?

Inoltre è bene ricordare che bastano 15 giorni di scuola (ovunque e in qualsiasi classe di concorso) per ottenere da uno a due punti in più. Oltre i trentini, e chi da anni lavora qui, questa poco oculata gestione la pagano anche gli studenti che, per legge, avrebbero diritto alla continuità didattica, laddove possibile; o per lo meno avrebbero diritto ad avere qualcuno in classe che conosca l’autonomia e la storia di questo territorio – visto che vengono, giustamente, inseriti moduli didattici sulla storia e geografia del territorio nei programmi di istituto – e non un insegnante che tempesta i vari gruppi Facebook e Whattsapp chiedendo se e quanto alta viene la neve in Trentino, se ci sono gli orsi per le strade, se c’è turismo in questa o quest’altra valle per scegliere in base ai prezzi delle case, se si può arrivare in treno da questa o da questa parte, confondendo i nomi dei luoghi, etc.

Anche se tutti gli iscritti, cosa molto difficile, dato il loro numero, lavorassero, sarebbe più giusto che Maria Bianchi, trentina o meno, una giovane insegnante che lavora e vive da anni in Trentino, pagando i contributi, che magari ha una casa in un determinato luogo, che magari ha un marito che lavora e dei figli che vanno a scuola, sempre in quel luogo, potesse avere più chance di vivere in quel luogo (più hai punti in graduatoria, più hai possibilità di scelta), invece che essere costretta a trasferirsi da sola dall’altro capo della provincia, per far lavorare anche Mario Rossi, un precario lombardo, senza famiglia al seguito, che in Trentino non ci è mai stato, ma coglie al volo questa “occasione”.

Quello dei precari è un problema insormontabile e antico, ma questa volta sarebbe stato davvero semplice: nella migliore delle ipotesi un punto (o più) per ogni anno di lavoro nelle scuole trentine; bloccare il personale inserito in queste graduatorie per almeno 2 anni, cosa già fatta in passato (per 5 anni) per le immissioni in ruolo, cosicché ci sarebbero stati meno docenti da fuori e tutti motivati a restare; oppure, più semplicemente, sarebbe bastato aprire le graduatorie l’anno scorso, insieme alle altre, per non creare questa “occasione speciale” per i non trentini. Peccato che Mirko Bisesti, a cui tanto piace lo slogan ‘prima i trentini’ non ci sia arrivato“.

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