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Arte e Cultura

Il Museo Diocesano Tridentino riapre con tante novità

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Mercoledì 5 maggio 2021 alle ore 17.30 il Museo Diocesano Tridentino riapre al pubblico con tante novità: un nuovo allestimento della pinacoteca, apparati didascalici più moderni e la mostraGuido Pajetta. Diario intimo’. All’inaugurazione sarà presente anche il curatore della mostra temporanea Paolo Biscottini, già direttore del Museo Diocesano e di Palazzo Reale di Milano.

La comunità parla e discute, il museo è l’orecchio in ascolto”: è questa la frase che d’ora in poi accoglierà i visitatori all’ingresso del Museo Diocesano Tridentino. Una citazione di John Kinard che ha ispirato anche il progetto di riallestimento di una parte del Museo e la revisione di tutto l’apparato didascalico della sede di Palazzo Pretorio.

Spiega Domenica Primerano, direttrice del Museo: “Conservare il passato non può esimerci dal vivere nel presente, ‘per’ e ‘con’ la nostra comunità. Oggi più che mai, infatti, il museo deve diventare un ‘presidio’ di relazioni, prendersi cura di una comunità resa più fragile dalla pandemia. Prendendo in prestito un’altra frase di Kinard ‘Se vogliamo renderci utili agli esseri umani di oggi e di domani dobbiamo impegnarci sui problemi di oggi’. Un impegno che anche un museo come il nostro deve assumere”.

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Il Museo riapre dopo un lungo periodo di chiusura e lo fa presentandosi al pubblico con tante novità e con l’entusiasmo di sempre. Sono stati mesi di intenso lavoro: agli interventi di manutenzione della sede museale e di sostituzione di impianti obsoleti ha fatto seguito il radicale rinnovo della pinacoteca, dal 1995 organizzata secondo una scansione cronologica. “Sulla base di più aggiornati criteri museologiciprosegue la direttrice abbiamo optato per un percorso incentrato su singoli temi, pur nel rispetto di una sequenza temporale: come si evince dal successo delle mostre, circoscrivere specifiche tematiche accresce l’attenzione e la comprensione di un pubblico non necessariamente ‘esperto’. L’accessibilità, non solo fisica ma anche cognitiva e culturale è una delle principali linee guida del museo contemporaneo, nonché l’obiettivo che ci siamo posti nel riprendere in mano il museo”.

La prima sezione è dedicata al patrono di Trento, San Vigilio, al quale la comunità locale ha sempre riservato un culto speciale; sono qui radunate una serie di opere che ricordano la figura del santo e che introducono alcuni temi portanti della narrazione museale, come la santità, il principato vescovile di Trento e la presenza di artisti stranieri in un territorio che fu luogo di scambi e di incontri in ambito artistico e culturale.

A seguire il visitatore troverà una sezione espositiva dedicata alla paradigmatica vicenda di Simonino da Trento. Precisa Domenica Primerano: “Il successo della mostra L’invenzione del colpevole. Il ‘caso’ di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia ci ha convinti a dedicare una parte del percorso espositivo a questa pagina buia della storia di Trento: qui abbiamo trasferito la lastra tombale di Johannes Hinderbach, regista occulto dell’accusa di omicidio rituale che causò lo sterminio dell’intera comunità ebraica”. In questa sala il visitatore troverà anche il rilievo ligneo – recentemente recuperato – che faceva parte del monumentale polittico a battenti situato sull’altare maggiore della chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Trento, realizzato all’inizio del Cinquecento da un’équipe di artisti operanti nella bottega dello scultore di Ulma Daniel Mauch. La Fondazione Caritro, che ne è proprietaria, lo ha generosamente concesso in comodato gratuito al museo.

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Il percorso del primo piano si conclude con la sezione dedicata al concilio di Trento, prima limitata al solo giro scala: il tema ora viene affrontato in modo più approfondito, così da fornire al visitatore le coordinate necessarie per comprendere meglio motivazioni e contenuti di questo importante evento storico. Qui è stata collocata la Santa Chiara di Giovan Battista Moroni (1548), una delle opere più importanti del museo: il dipinto pone l’accento sull’Eucaristia, tema centrale nel dibattito conciliare.

Il percorso espositivo del secondo piano si sviluppa focalizzando l’attenzione su alcuni temi: la frammentaria pala d’altare della vecchia chiesa di San Bernardino alle Ghiaie, unica testimonianza superstite in regione dei cosiddetti ‘polittici misti’, esposta per la prima volta in museo, consente di illustrare – accanto ad opere riferibili ad artisti veronesi, lombardi e di area salisburghese – il bilinguismo artistico che caratterizza il Trentino nel Quattrocento; il Rinascimento che nel Cinquecento raggiunge il principato vescovile viene esemplificato dalle pale d’altare realizzate per la cattedrale di San Vigilio; in alcuni dipinti riferibili alla committenza del canonico Girolamo Roccabruna e all’opera di Paolo Naurizio si possono individuare gli esiti in regione del decreto conciliare, con il quale si affrontava la questione delle immagini sacre esposte nei luoghi di culto.

In questa sezione si inaugura una prassi che il museo seguirà in futuro: esporre per un certo periodo opere provenienti dal territorio, così da accentuare il legame che il Museo intende stabilire con la Diocesi. “Grazie alla disponibilità del parroco di Civezzano e della Soprintendenza per i beni culturaliprosegue Primeranopossiamo esporre la pregevole pala con Sant’Antonio abate in trono, San Vigilio, San Girolamo e un chierico inginocchiato e la relativa predella, opere di Jacopo Bassano realizzate tra il 1575 e il 1578 su commissione del Roccabruna per l’altare di Sant’Antonio abate della chiesa di Santa Maria Assunta. La predella è stata recentemente acquistata dalla Provincia autonoma di Trento”.

Il percorso continua con tre opere di Martino Teofilo Polacco, pittore molto attivo alla corte del principe vescovo Carlo Gaudenzio Madruzzo (1600-1629) e con alcuni dipinti che bene esemplificano la pietà barocca. Le successive sezioni sono dedicate a due importanti artisti, il celebre Andrea Pozzo (1642-1709) e il pittore veneziano Francesco Fontebasso (1707-1769). Il percorso si conclude con alcuni dipinti, precedentemente conservati in deposito, di un artista e un poeta dal talento precoce: Tullio Garbari (1892-1931), rappresentante di quel “primitivismo colto”, nutrito da una solida conoscenza della cultura antica, interpretato alla luce di una personale ricerca spirituale.

C’è un’altra novità che interessa, in questo caso, tutto il Museo: sono stati ripensati i sussidi didattici dell’intero percorso espositivo, sia dal punto di vista grafico, sia contenutistico. Ora il visitatore troverà pannelli e didascalie in doppia lingua (italiano e inglese), didascalie riservate alle famiglie e altre che cercano di stimolare il visitatore creando connessioni con il presente. Specifici QR Code consentono inoltre di accedere con i proprio smartphone a contenuti multimediali quali podcast, immagini, video e approfondimenti.

Infine, un tavolo multimediale offre la possibilità al pubblico di conoscere la storia del Museo, della sua sede e dei suoi protagonisti, oppure di esplorare le immagini delle opere esposte e collegarle alle chiese da cui provengono. Una specifica sezione propone una serie di attività ludiche, finalizzate ad avvicinare alle opere anche i giovani visitatori.

Il lavoro di riallestimento della pinacoteca e di revisione degli apparati didattici è stato possibile grazie al lavoro di tutto lo staff del Museo e del prezioso contributo di numerosi professionisti: la grafica è stata curata da Giancarlo Stefanati, l’allestimento dalla ditta Magil di Marco e Giorgio Leonardelli e da La Fotolito di Andrea Gadler; Tomasi Arte ha gestito i trasporti e la movimentazione delle opere insieme a Cristelli Srl, Traduzioni Srl si è occupata della versione in lingua inglese dell’apparato didascalico. Stefano Benedetti e NeoInfinity di Gabrio Girardi hanno realizzato il tavolo interattivo.

In occasione della riapertura del Museo, infine, sarà inaugurata un’importante mostra d’arte contemporanea: “Guido Pajetta. Diario Intimo“. L’esposizione, curata da Paolo Biscottini, è interamente dedicata al pittore milanese Guido Pajetta (1898-1987), un artista poco noto al grande pubblico, ma di primissimo piano nel panorama artistico del Novecento. Figura originale e complessa, Pajetta ha attraversato quasi interamente il secolo scorso, incontrandone gli stili e i personaggi più importanti, ma rimanendo sostanzialmente libero da etichette nella sua indagine artistica. È piuttosto un artista che dipinge mosso dal proprio inconscio, dalle proprie inquietudini, dal proprio istinto e dai propri demoni.

L’esposizione, visitabile gratuitamente fino al 23 agosto 2021, prosegue idealmente l’opera di valorizzazione della figura di Pajetta iniziata con la mostra organizzata a Palazzo Reale, a Milano, nel 2019, un evento che ha raccolto un grande successo di pubblico e di critica. Nella rassegna milanese, tuttavia, era stato volutamente trascurato un aspetto essenziale del percorso artistico e umano di Pajetta: la sua ricerca nel sacro. Questo specifico ambito della sua ricca produzione pittorica trova ora spazio nell’esposizione di Trento, che focalizza l’attenzione del visitatore sulle opere di Pajetta legate a tematiche sacre ed in particolare cristologiche.

Informazioni:

Inaugurazione

Mercoledì 5 maggio alle 17.30 si terrà in piazza Duomo a Trento, davanti all’ingresso del Museo, una piccola cerimonia di apertura. Dopo l’inaugurazione e nel rispetto del protocollo di sicurezza, il pubblico potrà accedere liberamente alle sale del Museo (massimo 15 persone ogni 15 minuti) o partecipare ad una delle cinque visite guidate in programma a partire dalle ore 18.30. Per partecipare alle visite guidate, riservate a un ristretto numero di persone, è necessario telefonare al numero 0461.891311 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.30 alle 17.00. I percorsi sono gratuiti e partiranno dalla biglietteria del Museo ogni trenta minuti (18.30; 19.00; 19.30; 20.00; 20.30).

Orario di apertura delle sedi

A partire da giovedì 6 maggio 2021 il Museo riaprirà con il consueto orario 10.00-13.00 e 14.00-18.00 (chiuso il martedì); lo stesso giorno è prevista la riapertura della Basilica Paleocristiana di San Vigilio con orario 10.00-12.00 e 14.30-17.30 (chiusa martedì, sabato e domenica). Resterà chiusa la sede distaccata di Villa Lagarina.

La riapertura delle sedi avverrà secondo i protocolli di sicurezza già adottati prima dell’ultima chiusura, elencati a questo link: regolamento e misure di protezione contro il coronavirus.

È attivo il servizio di prevendita online dei biglietti > http://www.midaticket.it/eventi/museo-diocesano-tridentino

La citazione è tratta dal saggio Intermediari tra museo e comunità di John Kinard, che dal 1967 al 1989 progettò e diresse il “museo di quartiere” di Anacostia, ghetto afroamericano di Washington. Il testo è tato pubblicato in Il nuovo museo. Origini e percorsi, a cura di Cecilia Ribaldi, Milano 2005.

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