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1°maggio: persa una grande occasione per parlare del lavoro

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In tempi di pandemia anche la festa del lavoro del 1 maggio è radicalmente cambiata.

A parte lo slogan “l’Italia si cura con il lavoro”, tutti si ricorderanno del discorso-show del rapper Fedez all’immancabile concertone e del tentativo maldestro di “censura” da parte del l’organizzatore dell’evento e dei vertici di Rai Tre.

Lasciatemelo dire con franchezza che per me è stata una delusione. Non tanto il discorso di Fedez che, essendo un artista, aveva il diritto di esprimere liberamente la sua opinione, quanto il silenzio imbarazzante dei vertici di Rai Tre alla sua richiesta “allora posso? Si o no?”

Alla fine Fedez ha parlato in diretta e via social come un fiume in piena e ha posto all’attenzione pubblica una serie di questioni che coinvolgono diritti fondamentali. Diritti che tutta la politica dovrebbe tutelare.

Il ddl Zan sull’omotranfobia e lo ius soli per quanto riguarda le priorità politiche della sinistra, ma anche l’immigrazione, tema tanto caro alla Lega che non accenna a fermarsi con la ripresa degli sbarchi incontrollati sono tutti problemi irrisolti.

Sono solo alcune delle questioni politiche che dovrebbe affrontare il Parlamento perché i deputati e i senatori sono pagati dai cittadini per risolvere i problemi, non per metterli sotto il tappeto o per fare tweet, dirette Facebook o storie su Instagram. 

Il 1° maggio doveva invece servire a porre di nuovo l’attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro, al lavoro dei giovani e delle donne, allo sfruttamento del lavoro precario, dei riders e dei drivers di alcune società dell’e-commerce internazionale che invece pare che anche in Trentino vengano viste come la soluzione al problema della disoccupazione.

Non ci siamo proprio.

Purtroppo il grande assente è stato proprio il lavoro e una cosa la voglio dire con altrettanta schiettezza. A fronte delle chiusure dei bar e dei ristoranti al chiuso e di altre attività abbiamo assistito ieri sera ad uno strappo, un sostanziale liberi tutti per festeggiare il diciannovesimo scudetto dell’Inter.

Non è certo la mia squadra del cuore l’Inter, ma se anche lo fosse stata di sicuro non mi sarei mai precipitato in piazza con la bandiera, in assembramento e con molti senza le dovute protezioni delle vie respiratorie.

Capisco anche la voglia di normalità e di fare festa dopo lunghi anni di attesa, ma non si possono chiedere sacrifici alle imprese e ai lavoratori e poi vedere certe scene.

Spero fortemente che la Lombardia, già flagellata dal Covid come nessun’altra Regione italiana, non paghi un prezzo troppo alto per questa festa che si poteva tranquillamente evitare o almeno limitare perché il virus è ancora tra di noi, non è affatto sparito d’incanto in una notte scudettata.

L’appello che mi sento di dover fare è però a tutte le forze politiche moderate, abituate a governare, per provare a ritagliarsi un ruolo politico fondamentale tra la sinistra ideologica e la destra populista perché con la demagogia non si va proprio da nessuna parte.

Le soluzioni serie sono il frutto di elaborazioni politiche complesse con il contributo delle intelligenze della società e la ricerca di un compromesso tra i partiti politici che provino per una volta a risolvere veramente i problemi atavici del nostro Paese.

 a cura di Andrea Merler

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