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Arte e Cultura

Mauro Bernabei “svela” i segreti di Palazzo Migazzi a Cogolo di Peio

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Più di sessanta persone (restauratori, architetti, storici e storici dell’arte, tecnologi del legno, cittadini della Valle di Peio, ecc…) hanno seguito la videoconferenza organizzata dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, intitolata I segreti (svelati) di Palazzo Migazzi a Cogolo di Peio.

Dopo i saluti del soprintendente, Franco Marzatico, e dell’assessore alla cultura del Comune di Peio, Viviana Marini, lo storico dell’arte Salvatore Ferrari, moderatore dell’incontro, ha delineato brevemente la storia di Palazzo Migazzi, mostrando, tra l’altro, le scene affrescate quattrocentesche (San Cristoforo, Gesù Cristo Crocifisso con i dolenti), ritrovate sei mesi fa, durante i lavori di restauro.

Prima di introdurre il relatore principale, la restauratrice Francesca Raffaelli ha illustrato la convenzione sottoscritta nel 2016 tra la Soprintendenza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche – IVALSA (Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree), che ha consentito di affidare l’autunno scorso ai ricercatori Mauro Bernabei e Jarno Bontadi del CNR-IBE (Istituto per la BioEconomia) di San Michele all’Adige l’incarico di esaminare alcune travi e altro materiale ligneo conservati all’interno della dimora signorile solandra.
Infine, l’attesa relazione di Bernabei che ha “svelato” i dati certi per la storia costruttiva del pregevole complesso architettonico emersi dalle indagine dendrocronologiche.

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Prima degli studi del CNR-IBE, le fonti d’archivio ricordavano l’esistenza di una torre a pianta quasi quadrata – nucleo dell’attuale palazzo – nella prima metà del Quattrocento e quasi tutti gli storici hanno indicato nel nobile Guglielmo Migazzi, giunto dalla Valtellina a Cogolo verso il 1434 (ma già proprietario di beni in Val di Peio nel 1420), il probabile committente / costruttore della parte più antica della residenza nobiliare.

In realtà, come emerge dal lavoro di Bernabei e di Bontadi, la torre esisteva almeno un secolo prima dell’arrivo dei Migazzi in Val di Peio, come testimoniano gli elementi lignei ritrovati all’interno delle murature, che furono ricavati da alberi tagliati nel 1332. Gli ambienti al primo piano, adiacenti alla torre, presentano travi e tavole squadrate a vista e inserite nella muratura databili al 1410, anche in questo caso, anno di abbattimento delle piante.

In una stanza al secondo piano, invece, alcune travi del soffitto e le tavole del pavimento risalgono agli anni immediatamente successivi al 1431, mentre nel 1654 furono abbattuti gli alberi impiegati per la realizzazione delle fodere delle travi e delle tavole squadrate del soffitto poste sopra le travi foderate. In altri ambienti al secondo piano sono presenti travi e tavole messe in opera poco dopo la metà del Seicento. Per quanto riguarda il rivestimento in tavole di abete rosso della stube al primo piano può essere fissato un terminepost quem” al 1738, data dell’ultimo anello di accrescimento identificato con le analisi dendrocronologiche.

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