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Dietro le quinte

L’Italia è tornata? Lo scontro con la Turchia e alcune ipotesi sulla politica estera di Mario Draghi

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Alcune settimane orsono, dopo lo sgarbo di Erdogan ( o di Michel?) ad Ursula Geltrud von der Leyen, il neo premier Mario Draghi ha definito il presidente turco “dittatore”. L’avessero fatto Giuseppe Conte o Gigi Di Maio, avremmo potuto pensare ad una gaffe, una delle tante in bocca a persone con scarsa esperienza e moltissima smania, confusionaria, di visibilità.

Ma con Mario Draghi e i 5 S in rapida dissoluzione le cose sono cambiate: nessuno può credere che l’ex Presidente della banca Centrale Europea affidi davvero la politica estera italiana all’ex bibitaro Luigi Di Maio!

E allora perché una parola così forte, eppure così ponderata? Per capirlo bisogna fare un passo indietro: la vittoria alle elezioni americane di Biden aveva già segnato la fine del governo Conte. Vari amici giornalisti e politici, me lo davano per certo vari mesi prima: “Se vince Biden, per Conte è finita”.

Perché questa, azzeccata, previsione? Occorre ricordare che Conte aveva ricevuto il plauso pubblico di Trump (rammentate gli auguri a “Giuseppi”?), ma soprattutto che l’ex presidente Usa era un fervente isolazionista: concentrato sull’economia americana e sulla sua competizione con la Cina, Trump aveva disimpegnato gli Usa dai classici continui interventi americani nelle vicende di altri paesi, Italia compresa.

Biden, invece, segue un’altra agenda: il ritorno del protagonismo Usa sulla scena mondiale, secondo un interventismo non di rado aggressivo, tipico dei dem e dell’ala repubblicana che lo ha fiancheggiato (i Bush, Mitt Romney, Liz Cheney…).

Di qui le bombe di Biden sulla Siria, gli insulti pubblici a Putin, definito “assassino” (con un certo coraggio, visto che Biden è stato un sostenitore delle guerre Usa in Irak…), e, qualche giorno fa, il giusto ma provocatorio riconoscimento del genocidio degli Armeni da parte dei Turchi.

Ecco, per capire perché Draghi ha definito Erdogan “dittatore”, basta pensare a questo: qualcuno crede forse che Biden abbia riconosciuto in questi giorni il dramma degli Armeni, di un secolo fa,  per simpatia verso quel popolo, o perché brama la verità storica?

Suvvia. La storia è il campo in cui la strumentalizzazione è quasi d’obbligo, per molti politici. Come è facile capire, Draghi si è permesso una sparata così aggressiva verso il “dittatore” perché conosceva bene l’indirizzo anti turco del suo principale sponsor: gli Usa. Non è Biden, ovviamente, ad aver seguito Draghi nell’incalzare i turchi, ma Draghi ad aver anticipato ciò che avrebbe fatto Biden.

Ma torniamo un attimo indietro. Chi ha causato la caduta del Conte bis, impedendo un Conte ter? Matteo Renzi! Cioè l’uomo che era stato protagonista del rovesciamento di alleanze alla fine del primo governo Conte, favorendo così il Conte bis! Perché questo cambio di fronte?

Mettiamo insieme i puntini: Renzi è stato l’uomo politico italiano più legato all’amministrazione Obama e allo stesso Biden. Lo ha fatto capire più volte lui stesso, nei giorni dell’elezione del nuovo presidente Usa.

Eccoci qua. Biden diventa presidente, chiama l’amico Renzi, e gli spiega come stanno le cose: gli Usa non sono più isolazionisti, e hanno bisogno quindi dell’Italia, un paese che per molti motivi è importantissimo per gli interessi americani in Europa e sul Mediterraneo.

Renzi, chiamato, obbedisce, e rovescia il signor Conte, che lui stesso aveva messo sul trono, impendendo a Salvini e Zingaretti di andare ad elezioni.

La palla passa ora a Mario Draghi, europeista sì, ma soprattutto atlantista, ed ex Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs.

Draghi, per la nuova amministrazione, è una sicurezza: è un uomo di fiducia, autorevole dopo tanto dilettantismo, non compromesso, come Conte, con la Cina. Inoltre può collaborare molto bene con la Francia per arginare lo strapotere tedesco in Europa. Strapotere non gradito a Donald Trump, pur di origini tedesche anch’egli, e che non piace neppure all’amministrazione Biden.

Pe capire meglio prendiamo in mano l’autorevolissima rivista di geopolitica Limes. Il numero di marzo 2021, uscito prima dell’attacco di Draghi e di Biden alla Turchia, è intitolato: “A che ci serve Draghi?”.

Tra i saggi ospitati, ce n’è uno per noi interessante. Quello di Fabrizio Agnocchetti, intitolato: “Il vento keynesiano di Washington riallinea Francia e Italia contro le follie della Germania”. Questo il sottotitolo: “Gli Usa non tollerano più l’Europa tedesca, infiltrata dalla Cina. La svolta antiliberista di Macron e Draghi sfrutta il nuovo corso…”.

Cosa sta accadendo, allora? L’Ue costruita dalla Germania, primo partner commerciale della Cina, a propria misura, uso e consumo, non piace agli americani, assomiglia troppo ad un “Quarto Reich”.

Ora che Angela Merkel è ormai a fine mandato e non si intravedono leader tedeschi alla sua altezza, gli Usa puntano ad una Francia e ad un’Italia più protagoniste.

L’Italia, in particolare, per tradizione e debolezza, può essere il partner più fedele, la testa di ponte americana in Europa.

Ma torniamo alla Turchia, con cui la Germania intrattiene un rapporto fortissimo dai tempi della I guerra mondiale e a cui oggi chiede, dietro lauto compenso economico, di frenare l’immigrazione siriana: alleata della Germania, è finita nel mirino, nell’ordine, di Macron, di Draghi, e, per finire, del presidente Biden.

Forse il lettore avrà notato, infatti, che lo sgarbo di Erdogan ad Ursula, amplificato da alcuni (Italia), è stato minimizzato, per un certo periodo, proprio da Ursula stessa e dalla Germania!

E ora? Staremo a vedere se siamo di fronte ad un ritrovato protagonismo italiano, con copertura Usa, nel Mediterraneo (dove i Turchi dilagano, anche grazie alla folle guerra libica voluta anche dagli Usa di H. Clinton e dal nostro Napolitano), e, nel contempo, ad un nuovo protagonismo del nostro paese anche nell’UE.

Le ultime dichiarazioni di Draghi,ci vuole rispetto per l’Italia”, rivolte proprio ad Ursula, fanno il paio con l’intervento successivo al celebre sgarbo: in entrambi i casi l’Italia, terribilmente prona ai tempi di Gentiloni, Renzi e Conte alla Germania di Merkel, potrebbe aver superato l’afasia in politica estera. Facilitata in questo dal fatto che mentre la Germania ha interesse a che l’Italia non fallisca, gli Usa ci vogliono come fedeli alleati, anche per limitare lo strapotere tedesco.

A cura di Francesco Agnoli 

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