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Trento

Pillola abortiva Ru486, ieri il dibattito: «Rimane sempre una grande ferita»

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Si è svolto ieri sera, su una tv locale, un interessante dibattito sulla pillola abortiva Ru486.

All’origine un manifesto di Pro Vita e Famiglia in cui si denunciavano gli effetti nefasti della Ru486 non solo sui feti umani, ma anche sulle donne.

Da una parte il sindaco Franco Ianeselli, che con piglio autoritario (e totalitario) aveva fatto togliere manifesti regolarmente affissi e pagati, fiancheggiato dal dottor Emilio Arisi e dall’avvocatessa Biagioni, dall’altra Toni Brandi e Maria Rachele Ruiu, di Pro Vita, ed il ginecologo romano Pino Noia.

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Perché non si può denunciare pubblicamente quello che le riviste scientifiche ammettono e le multinazionali del farmaco, con appoggio ideologico dei movimenti abortisti, nascondono?

Questo il senso complessivo dell’ intervento di Brandi, confermato dal professor Noia (in perfetta sintonia, quest’ultimo, con quanto dichiarato a suo tempo dal neonatologo Trentino Dino Pedrotti).

La risposta del sindaco Ianeselli non è entrata nel merito dei fatti: il sindaco, da poco padre, sembrava un po’ imbarazzato a dover difendere l’ aborto come un diritto in un’ epoca in cui l’ Italia muore senza giovani e molte donne si accorgono che in verità, fatta la 194, si sono abbandonate le mamme al loro destino (” l’ utero è tuo e ti arrangi tu”).

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Mentre l’ avvocatessa Biagioni si è profusa in complimenti senza argomenti al sindaco per la sua scelta di togliere i manifesti, la dottoressa Ruiu, psicologa, ha ricordato, citando proprio un articolo contenuto in una rivista diretta dal dottor Arisi, che le donne che hanno abortito si portano dentro una grande ferita, anche perché non di rado, al di là della retorica, sono ricorse alla pratica abortiva spinte dalle circostanze, incalzate magari da chi le ha messe incinte ma poi non vuole responsabilità, abbandonate da uno Stato che sostiene tutti, finanzia tutto, tranne le mamme e le famiglie.

L’ impressione dello spettatore è che il tema aborto rimanga ostaggio dell’ ideologia: politici e medici di sinistra ( Arisi è stato candidato di SEL) non riescono a capire che, comunque la si pensi, l’ aborto non è facile e bello, come prendere una pillola, ma drammatico e frustrante. Sempre.

A maggior ragione quando lo stato se ne lava ulteriormente le mani, deospedalizzandolo (la pillola costa meno dell’ intervento), ma aumentando così i rischi per la salute psicofisica delle donne

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