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economia e finanza

Risparmi: sempre più richiesti i conti correnti remunerati

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Il mondo sta attraversando un periodo molto particolare e gli effetti sulle abitudini della gente sono evidenti.

L’aumento dell’insicurezza e dell’incertezza ha portato le persone a rivedere le loro strategie di risparmio: negli ultimi dodici mesi la propensione al risparmio delle famiglie è praticamente raddoppiata, arrivando a sfiorare il 16%.

Questa tendenza ha coinvolto l’intera Eurozona, ma in particolare il nostro Paese.

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Gli italiani quindi sono sempre alla ricerca di nuovi strumenti che permettano di mettere al sicuro i loro risparmi. Ovviamente la strategia del materasso non è una valida alternativa: cresce invece la curiosità intorno ai conti correnti remunerati.

Cosa sono i conti correnti remunerati – Al giorno d’oggi il conto corrente permette di accedere ad un’ampia gamma di servizi, consente di fare tante operazioni che fino a qualche anno fa erano impensabili, però non prevede l’applicazione di tassi attivi sulle somme depositate. In altre parole, i tradizionali conti correnti, per quanto possano essere indispensabili, non fanno fruttare i risparmi.

Ma non tutti i conti sono così. Il conto corrente remunerato, ad esempio, non solo permette di eseguire tutte le operazioni bancarie, ma offre anche un rendimento sulle somme che vi vengono depositate. Non è difficile capire come mai sempre più persone siano interessate a queste tipologie di prodotto: permette di mettere i risparmi al sicuro e di farli fruttare!

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Fondamentalmente è possibile distinguere due versioni del conto corrente remunerato. La prima tipologia è rappresentata dai conti correnti tradizionali che propongono un tasso di interesse attivo sulle somme presenti. La seconda tipologia invece è rappresentata dall’associazione tra un conto corrente classico ed un conto deposito.

Cosa valutare prima di aprire un conto corrente remunerato – Ma se c’è la possibilità di ottenere un profitto dai propri risparmi, perché i conti correnti remunerati, seppur sempre più richiesti, non sono così tanto diffusi rispetto ai conti tradizionali? In realtà il motivo è molto semplice: prima di aprire un conto remunerato è necessario valutare tre aspetti fondamentali.

Innanzi tutto bisogna considerare il fatto che in alcuni casi, per poter beneficiare di un tasso di interesse attivo, è necessario vincolare le somme depositate. Questo significa che i risparmi non potranno essere toccati se non alla scadenza del blocco (che di norma dura come minimo sei mesi); ci sarebbe anche la possibilità di svincolo anticipato, ma di solito lo sblocco fa perdere gli interessi maggiorati.

Il secondo fattore di cui bisogna assolutamente tenere conto è rappresentato dai costi. Se non si hanno esigenze particolari, al giorno d’oggi trovare un conto tradizionale a zero spese non è affatto difficile. I conti correnti remunerati invece prevedono dei costi di tenuta conto maggiori: a questo punto si deve valutare se non sia opportuno puntare su altri strumenti di risparmio ed investimento.

Ed infine bisogna tenere a mente il fatto che i tassi d’intesse proposti non sono particolarmente allettanti. Di sicuro tra le due tipologie di conto remunerato, quella che prevede l’apertura di un conto deposito è quella che garantisce un profitto maggiore, sopratutto se si opta per vincoli delle somme depositate di medio e lungo periodo.

Pro e contro dei conti remunerati – Prima di aprire un conto corrente remunerato bisogna quindi fare alcune valutazioni per capire se si tratta di una scelta conveniente o meno. Il vantaggio principale di questi conti va individuato nella loro capacità di far crescere i risparmi, seppur con tassi abbastanza contenuti. Si tratta poi di prodotti decisamente più sicuri rispetto ad altre forme di investimento (che però offrono rendimenti maggiori).

Ma ci sono anche degli aspetti negativi. Come detto, per ottenere un rendimento accettabile bisognerebbe vincolare le somme: i guadagni sono più alti, ma non si ha la piena disponibilità delle somme depositate fino alla scadenza del vincolo. E poi c’è la voce legata ai costi: oltre ai tradizionali costi fissi per la tenuta del conto ed ai costi variabili legati alle singole operazioni, c’è da considerare anche l’imposta di bollo applicata ai conti deposito.

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