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Val di Non – Sole – Paganella

Disabilità e sprechi pubblici: in val di Non una storia di «ordinaria follia»

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Questa che raccontiamo è una storia di ‘ordinaria follia’  imposta da leggi ormai obsolete e sbagliate, che nessuno si preoccupa di cambiare e che crea sprechi di denaro che alla fine ricadono sull’intera comunità.

La vicenda è successa in un paese della val di Non, ma da quanto è dato da sapersi non è il primo caso in Trentino, anzi, pare che la cosa sia diffusa anche se nessuno l’ha mai denunciata.

Paola, (nome di fantasia) rimane figlia unica dopo la scomparsa dell’unico fratello e alla morte del padre rimane co-proprietaria insieme alla madre di un appartamento sito in un palazzina dove vivevano i suoi genitori.

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Ma facciamo un passo indietro. Poco dopo la scomparsa del fratello il padre si ammala e viene colpito da ictus cerebrale e nel 1997 rimase paralizzato.

A causa di questo, nel condominio viene installato un servo scala con pedana per disabili per poter permettergli di accedere al suo appartamento sito al 2° piano. Questo apparecchio venne installato su concessione di contributo provinciale di ben lire 21.471.320, su un totale del costo di lire 36.275.201, grazie alle leggi vigenti all’epoca.

Dopo la scomparsa del padre, avvenuta nel 2007, l’apparecchiatura rimase e viene usata regolarmente dalla madre della persona in questione fino che, ormai novantenne, nel dicembre 2019  viene ricoverata stabilmente presso una casa di riposo, in quanto affetta da demenza ed altre patologie degenerative.

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Nel dicembre 2020, nel corso di un’assemblea condominiale piena di tensione, gli altri 5 inquilini del palazzo (in totale vi sono 6 appartamenti) decidono che l’apparecchiatura deve essere tolta in quanto “brutta da vedere”.

Paola all’epoca fa presente che alla scomparsa dell’usufruttuario dell’apparecchiatura esiste l’obbligo di dare agli altri condomini la possibilità di usare la pedana, con il divieto di chiedere alcun rimborso per le spese sostenute, divenendo proprietà condominiale comune, con il solo onere per i condomini di pagare l’assicurazione sulla stessa (circa € 250 annue da dividere per 6). La proposta però non è stata presa in considerazione dagli altri proprietari degli appartamenti. Forse 50 euro ogni anno pareva troppo. 

Paola provvede ad informarsi presso l’Assessore all’Urbanistica del Comune di residenza , il quale, dopo aver approfondito presso la Provincia Autonoma di Trento, le comunica che se la maggioranza condominiale è concorde bisogna togliere tutto.

Ma Paola non si rassegna e approfondisce chiedendo aiuto ad un Consigliere Provinciale, che si interessa prontamente alla questione.

Dopo breve tempo il Consigliere risponde: “Per rimozione o altro vale il vostro regolamento interno e valutata la non volontà a lasciare la pedana a disposizione di altri si deve seguire questo iter: scrivere ad APSP dove si dichiara di aver montato l’apparecchiatura allegando dati e fatture, dichiarando che gli inquilini ne richiedono la rimozione, e quindi si ritiene che avendo speso anche soldi pubblici si chiede che venga messa a disposizione di altri con rimozione da parte di Unifarm. La questione di eventuale non utilizzo potrebbe essere legata all’anno di installazione per cui dovranno valutare i criteri di sicurezza. Comunque si parla di privato (se fosse stato case Itea il procedimento sarebbe stato diverso, ci sarebbe stato il divieto di rimozione”.

Paola risponde che per la rimozione si sarebbe arrangiata, anche perché aveva già contattato la ditta installatrice, che dopo aver eseguito un sopralluogo conferma che è impossibile riutilizzare la piattaforma. Tutto quindi risulta irrecuperabile, tutto va portato a smaltire nella discarica più vicina.

«Adesso mi pongo un domanda: perché devo disinstallare un’apparecchiatura che può servire per una persona disabile od infortunata? In un’epoca dove ci si batte continuamente per abolire lebarriere architettoniche, questo dovrebbe essere un punto a favore dell’immobile, e non il contrario – afferma Paola amareggiata

«Faccio presente che, come mi fu comunicato all’epoca dell’installazione, una volta venduto l’appartamento, avrei dovuto mettere il servoscala gratuitamente a disposizione degli altri condomini, previo solo il pagamento dell’assicurazione obbligatoria divisa da tutti in parti uguali (circa € 250 all’anno), e senza pretendere alcun rimborso per il costo della suddetta opera.

A parte il costo per il lavoro di smantellamento (circa € 500,00) ritengo che sia soprattutto un fattore etico e morale lasciarlo al suo posto, anche basandomi su cosa scrive l’ASVIS (Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), l’Agenzia che tutela l’Agenda 2030 e controlla l’esecuzione dei suoi protocolli, che impone a tutti gli enti pubblici, stato, regioni, provincie e comuni di operare sul proprio territorio in modo giusto, equo e sostenibile.

Un altra domanda che Paola si pone è questa: «se il servoscala fosse tolto, ed un domani in quella casa venisse ad abitare un’altra persona disabile, per legge avrebbe diritto ad installare un apparecchio uguale o simile; allora la Provincia cosa farà? Erogherà nuovamente un altro contributo con soldi pubblici per ripristinare una cosa che esisteva già? Lo trovo illogico, incoerente ma soprattutto ingiusto. Oppure se uno degli inquilini fosse colto da qualche brutta malattia e avesse necessità di un servizio del genere?»

È ovvio – e Paola lo dice chiaramente – che spera non debba mai succedere perché la salute va oltre tutto. 

“Ma non è giunto il momento di invertire la rotta e cambiare certe leggi obsolete che sono inadeguate difronte ad un progredito processo sostenibile, rivolto all’abbattimento degli sprechi ed al riuso. Mi sembra inutile aggiungere altro.” – termina Paola

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