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18 politico

La priorità politica assoluta é il lavoro

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In questi giorni abbiamo visto che la bomba sociale è già innescata e sta esplodendo in tutta la sua drammaticità. Il movimento dei commercianti e ristoratori IoApro pone una questione politica fondamentale sul lavoro che deve diventare la priorità assoluta dell’agenda politica del Governo, delle Regioni e delle Province Autonome.

Il problema è però quello di capire chi deve prendere le decisioni definitive perché abbiamo visto che la grande questione dell’Italia pare essere diventato il regionalismo.

Il livello di democrazia diffusa e di governo territoriale, quello codificato nel tanto discusso Titolo V della Costituzione dove troviamo la ripartizione di competenze Stato-Regioni sono stati senza ombra di dubbio il limite indiscutibile di questa pandemia.

Purtroppo adesso non si può certo parlare di una riforma costituzionale del Titolo V che a mio modo di vedere deve essere solamente rimandata e allora giocoforza dobbiamo arrangiarci con l’impianto normativo esistente.

Penso anche che i Governatori delle Regioni facciano un servizio alle imprese del loro territorio se cercano di premere politicamente sul Governo per le riaperture in sicurezza delle attività economiche.

Ecco il punto è proprio quello: chi deve prendersi la responsabilità delle riaperture? Se una Regione ha rispettato il piano vaccinale proteggendo tutti gli anziani e i fragili perché non dovrebbe pensare alle riaperture delle attività economiche?

Secondo me è oltremodo giustificato cercare una differenziazione sulla base dello stato di salute di una singola comunità, della condizione epidemiologica di un singolo territorio.

Non sono invece molto d’accordo sull’appiattimento generalizzato perché così si svilisce definitivamente il regionalismo, il principio di sussidiarietà, le prerogative delle Regioni ordinarie e quelle speciali delle Regioni e Province autonome a statuto differenziato.

La Conferenza Stato-Regioni dovrebbe servire anche a questo, ma alla fine se non si raggiunge mai un accordo definitivo e razionale allora deve decidere il Governo in forza dell’art. 120, secondo comma della Costituzione.

Si parla in questo caso di potere sostitutivo, ma è chiaro che le forze politiche che costituiscono la maggioranza allargata a sostegno del Governo Draghi possono incidere, ciascuna per la propria parte, per garantire comunque una ripresa territoriale differenziata.

In tempi di emergenza pandemica, ma in generale questo principio può essere applicato sempre, trovo corretto sostenere che chi è riuscito a fare meglio di altri è giusto possa trovarsi in situazione di vantaggio perché in fin dei conti l’unità giuridica e politica di un Paese non può essere garantita solo con le ideologie, ma appunto prendendosi la responsabilità di adeguare le decisioni sulla base di dati oggettivi, scientifici, epidemiologici, di efficienza-efficacia del sistema sanitario regionale.

Era ben noto anche prima della pandemia che le Regioni non era tutte uguali e che il sistema sanitario erano più efficiente in alcune rispetto al altre. La pandemia ha acuito ancora di più le differenze, ma le colpe, anche quelle politiche, vanno ricercate in tempi ormai remoti.

Gli errori ci sono stati anche durante la pandemia basti solo pensare al piano pandemico, alle forniture di dispositivi di protezione e attrezzature medicali, alle sottovalutazioni dell’estate scorsa dove sembrava che il virus fosse destinato a scomparire da solo ed infine il piano vaccinale eseguito in ordine sparso dalle singole Regioni senza darsi delle priorità per età, prima di tutto tutelando anziani e fragili e di conseguenza il sistema sanitario, ma facendosi influenzare ancora una volta dalle corporazioni.

Non so se mai qualcuno risponderà nelle sedi opportune per queste macroscopiche colpe, ma adesso credo sia molto più importante concentrarsi su altre questioni perché il tessuto economico e le nostre imprese stanno presentando il conto.

Un milione di posti di lavoro regolari già persi ai quali vanno aggiunti anche quelli irregolari, di chi non ha e non aveva alcun tipo di tutela e quelli che sono destinati ad essere perduti da qui all’autunno, devono essere visti come un repentino cambio di passo da parte della politica.

In questo momento quello che mi aspetto dal Governo Draghi e da tutte le Regioni e Province Autonome è ritrovare il senso della politica, ricercare l’unità di intenti anche dovendo sacrificare singole ideologie o interessi particolari, ma avendo bene in mente che trovare l’equilibrio tra tutela della salute pubblica ed economia reale è prima di tutto un dovere morale oltre che istituzionale.

Per le questioni politiche che riguardano il sistema elettorale, le fibrillazioni nella maggioranza di governo, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica ci sarà tempo più avanti, ma adesso si metta al primo posto il lavoro. Per il bene di tutti.

a cura di Andrea Merler

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