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Val di Non – Sole – Paganella

Cassa Rurale Val di Non, numeri in forte crescita nel 2020: utile netto di 5,2 milioni di euro

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Il presidente della Cassa Rurale Val di Non Silvio Mucchi, a sinistra, e il direttore Massimo Pinamonti, a destra

Un’annata di forte crescita. Nonostante il Covid, nonostante le difficoltà che, inevitabilmente, ci si è trovati ad affrontare.

Per la Cassa Rurale Val di Non il 2020 è stato un anno importante, i cui numeri hanno confermato incrementi significativi sotto ogni punto di vista, ma anche una presenza capillare sul territorio in grado di garantire un supporto concreto a soci e clienti.

Il bilancio, dunque, è estremamente positivo e testimonia una crescita continua da parte dell’istituto di credito noneso, una realtà formata da ben 10.500 soci.

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In vista dell’annuale assemblea generale che, per il secondo anno consecutivo, non potrà avere luogo in presenza ma si svolgerà attraverso un rappresentante designato (il notaio Domenico de Pascale), nella mattinata di oggi, martedì 13 aprile, il presidente della Cassa Rurale Silvio Mucchi e il direttore Massimo Pinamonti hanno presentato nel corso di una conferenza stampa i principali risultati raggiunti durante il 2020, i dati di bilancio e le prospettive per il futuro.

«Anche nel 2021 la pandemia ci impedisce di organizzare in presenza l’assemblea, un momento fondamentale di confronto con i soci, che prevede quest’anno anche il rinnovo totale delle cariche sociali – ha esordito il presidente Mucchi sottolineando il lavoro portato avanti con attenzione da tutta la struttura nella distribuzione degli avvisi e della relativa documentazione ai soci –. Abbiamo voluto trasmettere dati certi, sicuri dell’attualità e anche di prospettiva. Il 2020 ci ha visti entrare in questo enorme problema mondiale che, in una fase iniziale, ci ha messi in difficoltà. La forza locale ci ha però consentito di pensare subito a come reagire, a come intervenire».

Sono stati diversi, infatti, i progetti portati avanti dalla Cassa Rurale Val di Non in collaborazione con l’omonima Fondazione, con le altre Casse Rurali e con i soci, che hanno consentito di implementare le dotazioni di ospedali e case di riposo, ma anche di mettere a disposizione risorse economiche fondamentali per affrontare questa situazione di difficoltà.

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«Il messaggio che vorrei lanciare è che la Cassa Rurale nei momenti cruciali c’è» ha aggiunto Mucchi, che ha anche sottolineato la crescita del Cda e come la formazione sia diventato un aspetto cruciale in un periodo in cui le dinamiche e le politiche bancarie cambiano alla velocità della luce.

Uno sguardo, poi, ai rapporti con le istituzioni federali come Cassa Centrale Banca. Rapporti che Mucchi ha definito buoni, ma anche critici. «Crediamo infatti che la nostra sia una banca territoriale i cui risultati possano garantirci una voce importante per essere protagonisti di ciò che accade» sono state le sue parole.

Il presidente ha poi ricordato le iniziative realizzate sul territorio da un istituto di credito che non si è chiuso all’interno del proprio palazzo: dai rapporti con l’Apt per una nuova prospettiva turistica ai convegni organizzati con la Fondazione e i Giovani Soci, dai sostegni in ambito culturale e sportivo, a cui si è aggiunto quello nel settore della musica, all’attenzione alle famiglie, fino ad arrivare al progetto dell’archivio storico che sorgerà a Denno.

La speranza è comunque quella di poter tornare presto a un’assemblea in presenza. «Sentiamo la mancanza di un confronto diretto con la base sociale. Confronto che per noi è fondamentale, ci aiuta a crescere – ha concluso il presidente –. Speriamo si possa ritornare a quella normalità che vede la nostra Cassa Rurale esprimersi con tutta la sua forza e la sua presenza all’interno della valle».

La parola è passata quindi al direttore generale Massimo Pinamonti, che è entrato nel dettaglio dei numeri riguardanti il bilancio 2020.

«Quella che si è conclusa il 31 dicembre scorso è stata sicuramente un’annata difficile, ma che ha fatto registrare una forte crescita sotto tutte le voci – ha dichiarato Pinamonti –. In alcuni ambiti devo dire che l’incremento è davvero straordinario, alla luce anche del momento che stiamo vivendo».

La raccolta complessiva si attesta infatti a 1,577 miliardi di euro  (+6,88%), con un incremento del risparmio gestito superiore al 20%.

Gli impieghi, pari a 745 milioni di euro, hanno fatto registrare un +3,20%. Di questi, 30 milioni sono serviti per il sostegno di aziende in difficoltà a causa del Covid, mentre sono stati concessi 135 milioni di moratorie mutui (quindi sospensione delle rate), sia ad aziende che a privati.

«Per quanto riguarda la qualità del credito c’è stata una riduzione dei crediti deteriorati del 22% – ha proseguito il direttore – con un aumento sensibile delle coperture (oltre 10 milioni di euro) tale da completare il Calendar Provisioning, il piano di accantonamento prudenziale voluto dalla Banca Centrale Europea, fino al 2022 e permettere di svalutare il totale del credito anomalo del 72%».

«Il margine di intermediazione è incrementato del 19,22%, i costi operativi sono diminuiti del 6,70% e abbiamo chiuso l’esercizio con un utile netto di 5 milioni e 200 mila euro – ha aggiunto Pinamonti –. Parliamo di dati ottimi, che hanno visto anche un aumento del patrimonio, arrivato a 160 milioni, con un indice CET1, che rivela la solidità della banca con minimo stabilito al 8%, del 27,05%».

Numeri importanti, dunque, che certificano la solidità della Cassa Rurale Val di Non. Una banca che il direttore definisce con tre aggettivi: «La nostra Cassa Rurale è strutturata, organizzata e patrimonializzata – ha detto in conclusione Pinamonti –. Una banca con i conti in ordine, pronta a raccogliere ogni sfida per il futuro. Vorrei per questo ringraziare i dipendenti, che anche in un anno difficile come il 2020 hanno lavorato bene, con oculatezza e grande professionalità».

L’assemblea generale si terrà in prima convocazione il 30 aprile e in seconda convocazione il 3 maggio. I soci avranno tempo fino al 28 aprile per consegnare allo sportello aperto appositamente alla sede centrale di Cles oppure alla filiale più vicina la delega al rappresentante designato, il notaio de Pascale, e le schede con le proprie preferenze per le votazioni.

Ancora una volta, quindi, la presenza delle varie filiali nella zona fa la differenza. «Filiali che non abbiamo nessuna intenzione di ridurre – ha assicurato il presidente Mucchi –. In questo caso, tra l’altro, garantiscono ai soci, anche ai più anziani, la possibilità di votare nel proprio paese. Un modo per agevolare la partecipazione e per garantire, ancora una volta, una presenza capillare sul territorio».

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