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Io la penso così…

Pensavo di vivere in uno Stato di diritto

Pubblicato

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Spett. Le direttore,

La definizione dice che è quella forma di Stato che salvaguarda i diritti e le libertà dell’uomo. Comincio dal principio…

Sono operatore in RSA e lavoravo lì un anno fa quando tutto è cominciato.

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All’inizio ci siamo trovati impreparati, eravamo soli ma non per questo ci siamo lasciati sopraffare da questo tsunami. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo fatto tutto il possibile con i pochi mezzi a nostra disposizione.

All’inizio non avevamo dispositivi di protezione individuale se non mascherine di stoffa cucite a mano dalle donne della zona o mascherine donate da falegnamerie e aziende della valle, poche e inefficaci, ma meglio di nulla.

Ricordo ancora la rabbia che montava quando gli ospedali rifiutavano di ricoverare i nostri anziani. Il primo mese tanti di loro purtroppo non ce l’hanno fatta, per noi è stata dura ma c’eravamo, eravamo lì a tenergli la mano, ad abbracciarli, nonostante tutte le linee guida dicevano che dovevamo stare loro lontani.

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Avevamo paura, certo, come tutti naturalmente, era un male sconosciuto, non si avevano le informazioni che abbiamo oggi.

Molti di noi, per salvaguardare le proprie famiglie, sono andati a vivere in appartamenti messi a disposizione gratuitamente da parenti e amici, ma anche da sconosciuti, lasciando i propri affetti, genitori, figli e compagni.

Eravamo soli, sacrificabili, noi e i nostri anziani. Ci siamo improvvisati psicologi, figli, nipoti e talvolta anche guide spirituali. Gli anziani, abituati a vedere i loro cari, improvvisamente avevano solo noi.

Loro e noi… ma non abbiamo mollato, ci siamo sostenuti a vicenda. Col tempo tutto è migliorato, abbiamo visto molti di loro guarire, l’emergenza è rientrata ma per loro la normalità non è più tornata.

Ci rendiamo conto che da più di un anno loro, i nostri anziani, genitori, nonni, zii vivono segregati?

La politica ogni giorno ha un pretesto nuovo per non aprire le porte… prima bisogna aspettare che tutti gli ospiti siano vaccinati, e oramai lo sono quasi tutti, poi bisogna aspettare che tutti gli operatori siano vaccinati e poi cosa si aspetterà? Si aprirà solo quando tutta la popolazione sarà vaccinata? I nostri anziani hanno tutto questo tempo a loro disposizione?

Perché se si ritiene che un operatore non vaccinato non sia idoneo a svolgere il proprio lavoro, allora anche un parente non vaccinato non potrà entrare nelle strutture a trovare i suoi cari?

A questo si è arrivati perché la politica non ha il coraggio di prendersi le proprie “responsabilità”. Ma il diritto degli anziani ad una vita sociale chi lo tutela?

Gli operatori sanitari in questo anno hanno effettuato tamponi molecolari con cadenza settimanale per impedire il reingresso del virus nelle strutture, con successo.

E’ interessante sottolineare come gli ospiti/operatori già colpiti dal Covid19 nella prima “ondata” non lo hanno ripreso nella seconda, anche se non vengono forniti dati ufficiali in merito.

Ora invece cosa succede? Viene imposta la vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari pena la sospensione dal lavoro senza stipendio fino almeno a dicembre.

Ci sarà sicuramente qualcuno che sarà favorevole a questo decreto ma a proposito ricordo che per primo l’Istituto Superiore di Sanità nel “Rapporto ISS COVID-19 nr. 4/2021” riporta: «Tutti i lavoratori, inclusi gli operatori sanitari, devono continuare a utilizzare rigorosamente i DPI, i dispositivi medici prescritti, l’igiene delle mani, il distanziamento fisico e le altre precauzioni secondo la valutazione del rischio, indipendentemente dallo stato di vaccinazione e aderire a eventuali programmi di screening dell’infezione.»

Teniamo presente che ad ora gli unici operatori che vengono sottoposti allo screening del tampone sono quelli non vaccinati. Sono quindi gli operatori non vaccinati il problema o è questo l’ennesimo pretesto per non riaprire le porte?

Domanda: dov’è il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione? Alcuni di noi non possono sottoporsi a vaccinazione per motivi di salute, altri per motivi personali o per legittime paure e timori, non dimenticando che la maggioranza di noi nella prima “ondata” ha già superato la malattia e ha tutt’ora anticorpi. Questi operatori che vogliono continuare a svolgere il proprio lavoro si trovano ora sotto ricatto dallo Stato.

Dov’è il diritto alla libertà di scelta della cura? Ci saranno famiglie che si troveranno a non avere uno stipendio magari con mutui da pagare e figli da crescere. Perché non possiamo continuare a fare ciò che fino ad ora abbiamo fatto?

Un anno fa eravamo sacrificabili e ora, a quanto pare, lo siamo nuovamente. Sicuramente mi mancherà il mio lavoro, mi mancheranno gli ospiti e i colleghi ma confido che Voi che leggete vi rendiate conto di ciò che succede e ci darete sostegno in questa piccola grande battaglia, per noi e per i nostri anziani.

Ora tocca a noi…. domani a chi toccherà? Un’ultima cosa. Smettetela di chiamarci “No Vax” ed egoisti perché noi un anno fa c’eravamo…e lì siamo restati

Paola Farina (APSP delle Giudicarie Esteriori)

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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