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La riorganizzazione dei partiti nell’era della comunicazione digitale

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I dati degli iscritti dei maggiori partiti italiani segnano un dato di tendenza che però non va troppo enfatizzato.

Il Partito democratico registra più di 400.000 iscritti, Lega e Forza Italia si assestano su circa 100.000, mentre Fratelli d’Italia li ha addirittura triplicati passando da 44.000 a 130.000 tesserati forse perché sta monopolizzando il fatto di essere l’unico vero partito all’opposizione dell’attuale Governo Draghi, sostenuto da una larghissima e spuria maggioranza.

Per il Movimento Cinque Stelle non si può parlare di vere e proprie tessere di partito perché le adesioni avvengono tramite la piattaforma Rousseau dove alcune volte vengono anche consultati i sostenitori per l’attività politica del movimento.

Siamo certamente molto lontani dai milioni di iscritti ai partiti di un fase storica ormai morta e sepolta. Le motivazioni del crollo verticale sono diverse basti solo pensare al declino dell’idea della militanza politica attraverso l’iscrizione formale ad un partito e l’avvento dei social media e dell’auto-comunicazione di massa con scambi di pareri, notizie, opinioni in modo reticolare che hanno ormai sdoganato il confronto all’esterno dell’organizzazione dei partiti.

La domanda rimane però sempre quella di capire se i partiti tradizionali hanno ancora un’importanza fondamentale per la nostra moderna democrazia. Io credo che possano avere ancora un ruolo cardine solo se sapranno rivedere la loro organizzazione, i meccanismi di accesso e la selezione della classe dirigente.

Le due forme di partito, quella tradizionale con regole e statuti che molte volte però limitano le adesioni e il rinnovamento e quella più moderna e digitale del Movimento Cinque Stelle sostanzialmente basata sulla partecipazione da remoto si sono rilevate insufficienti e pertanto credo che la migliore resti quella mista con componenti dell’una e dell’altra parte.

Propendo per la forma mista perché notoriamente gli iscritti ai partiti sono per la maggior parte persone di una certa età che sono più legati al concetto di tesseramento tradizionale mentre per attirare il consenso e la partecipazione delle nuove generazioni ogni partito dovrebbe adeguarsi ai meccanismi dei social network. E’ oramai da lì che oramai passano i confronti che una volta venivano organizzati nelle piazze, con la presenza fisica dei militanti e che purtroppo ci siamo quasi dimenticati del tutto.

Il Coronavirus anche in questo senso dovrebbe dare una spinta definitiva per ripensare l’architettura e l’organizzazione politica, ma per riuscire nell’impresa serve il coinvolgimento diretto dei nativi digitali.

I segretari e i leader politici sono oggi urgentemente chiamati a battere un colpo per cercare di far evolvere l’organizzazione dei partiti anche per cercare di recuperare quel gap democratico dovuto a quel 40% di elettori che ormai non credono più alla politica.

Un sistema dinamico, aperto alle idee e ad una nuova visione del confronto politico che faccia da contraltare ad un sistema statico, chiuso in sé stesso e sempre più autoreferenziale.

Le piattaforme digitali dei singoli partiti dovrebbero servire a rendere trasparenti l’azione, la visione e le ideologie politiche, creando al contempo le condizioni per un’adesione semplificata e a costo moderato. Le idee e le elaborazioni politiche andrebbero prontamente messe in rete per cercare di trovare e creare consenso, per sentire gli umori della piazza virtuale ed infine provare a declinarle in provvedimenti concreti da presentare per la definitiva approvazione.

Bisogna stare attenti a non cadere nell’errore di relegare la comunicazione politica solamente ad un singolo leader perché così si finisce per svilire la partecipazione attiva dei militanti e alla fine dell’essenza stessa del ruolo dei partiti politici dove il confronto e l’elaborazione rimane essenziale.

Le sfide moderne della politica si vincono però non solo con il tesseramento tradizionale e che rimane ancora oggi una parte importante sul piano della sostenibilità economica, ma con l’evoluzione digitale e per realizzarla servono investimenti in comunicazione anche da parte dei partiti politici. Solo chi saprà cogliere questa opportunità, curando periodicamente la comunicazione politica potrà pensare di avere quel rinnovamento necessario e auspicato ormai da tutti.

A cura di Andrea Merler

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