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Io la penso così…

Il PD incrostato di maschilismo e il ddl Zan

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Spett.Le Direttore,

qualche giorno fa, intervistato dal Corriere della Sera, Enrico Letta ha manifestato tutta la sua disapprovazione per il “maschilismo” che regna nel PD: “la situazione del Partito democratico che ho trovato è incrostata di maschilismo e per romperlo c’è bisogno di gesti forti. Io faccio il rompighiaccio. Dico due cifre per far capire perché c’era bisogno che entrambi i capigruppo fossero donne. La prima linea del Pd finora è stata composta da uomini. Queste sono le persone che si vedono e che fanno il Pd. Quando io sono arrivato, erano tutti uomini. Undici uomini su undici persone“.

Che il principale partito della sinistra sia incrostato di maschilismo è di un’evidenza solare: lo era anche quando si chiamava PCI prima, PDS ed infine DS. Pochi ricordano, per esempio, che le donne della sinistra e madri costituenti, che lanciarono la mimosa come fiore della festa dell’8 marzo, furono tutte espulse dai capi maschi del partito, Togliatti e Longo, perché sostituite dalle amanti più giovani o perché poco obbedienti.

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Ma non sono solo gli organigrammi di un partito a denunciarne il maschilismo: sono soprattutto le idee.

Era il 2018 quando scoppiò proprio nel PD una rivolta di varie donne, tra cui alcune storiche femministe, contro la nomina di Sergio Lo Giudice a responsabile del dipartimento diritti civili del PD. In quell’occasione Beppe Vacca, storico del marxismo ed ex presidente della Fondazione Gramsci, intervenne per sostenere le donne del Pd contrarie a consegnare un dipartimento così importante ad un uomo che aveva comperato due figli in America, ricorrendo all’utero in affitto e alla compravendita di gameti femminili. Vacca si era espresso in questi termini: “Fare della pratica dell’utero in affitto una pratica accettabile, o addirittura da prendere a modello, mina non solo i diritti delle donne, ma i valori stessi della democrazia”.

Di fatto i vertici del partito non diedero risposta. Non solo il Pd “incrostato di maschilismo” è il partito che più si batte per legittimare pratiche di sfruttamento del corpo femminile, ma è anche quello che più di tutti ha sempre ostacolato qualsiasi riconoscimento sociale della funzione materna, contribuendo così a rendere la maternità sempre più ardua e discriminata.

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Oggi, con il sostegno al ddl Alessandro Zan, si va ancora in questa direzione: non solo si ignorano o si denigrano i movimenti femminili cattolici o pro family, ma si snobbano anche le femministe di sinistra che protestano contro questo disegno di legge, perché ritengono liberticida e assurdo definire “omofobia” la contrarietà ad una pratica, quella dell’utero in affitto, che umilia proprio le donne.

Sono le femministe italiane, in un video appello a Chiara Ferragni, a ricordarci che oggi in Norvegia, con una legge molto simile alla Zan, è considerato crimine d’odio “transfobico” che una donna affermi che la “maternità è donna” e che solo le donne possono partorire (https://fb.watch/4GQfTWP8NG/).

Poichè Enrico Letta non si accorge della contraddittorietà della sua posizione -sostenere nello stesso tempo che il Pd sia maschilista ed appoggiare una legge “maschilista” come il ddl Zan- viene da chiedersi se la sua battaglia non sia, ancora una volta, strumentale: non è che la rimozione di Delrio e Marcucci sia in verità soltanto una vendetta contro due renziani di antica data, coperta, come spesso accade, dietro un nobile ideale, tanto sbandierato quanto disatteso?

Francesco Agnoli – segretario di Si può fare!

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

 

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