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Trento

Caso Savoi: accolte tutte le risoluzioni presentate contro il linguaggio violento e d’odio

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Il Consiglio provinciale ha concluso nel pomeriggio di ieri l’esame delle risoluzioni sulla comunicativa in merito al linguaggio violento, approvando all’unanimità tutti e quattro i documenti: la risoluzione di Zanella per un corso di formazione sulla comunicazione non ostile, le due risoluzioni di Marini per affidare al Forum per la Pace un report annuale sull’odio online e per la promozione di campagne di comunicazione sociale via radio, la risoluzione di Ferrari per modificare il regolamento interno al fine di contrastare il ricorso ad espressioni e comportamenti offensivi dentro e fuori dall’aula.

Le risoluzioni sono state presentate a seguito delle esternazioni del consigliere leghista Savoi che alcuni giorni fa si era scagliato con parole violente e offensive contro le consiglieri provinciali Rossato e Ambrosi colpevoli di aver abbandonato la lega per confluire in Fratelli d’Italia.

Il dibattito sull’episodio, condannato trasversalmente da tutti, pur con dei distinguo, ha aperto una discussione che ha raggiunto anche toni polemici e momenti di tensione fra minoranze e maggioranza. Il consigliere provinciale Alessandro Savoi non era presente in aula.

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Roberto Paccher (Lega nord) è intervenuto per puntualizzare, citando concreti esempi, che il linguaggio scorretto, poco rispettoso dei colleghi e sessista in quest’aula non è mancato nemmeno tra le file delle Minoranze. «Evidentemente il metro non è lo stesso quando si parla di maggioranza o minoranza – ha aggiunto – ricordando infine il prezzo delle dimissioni da Presidente della Lega pagato da Savoi, che con le sue esternazioni si riferiva ad un contesto di tradimento politico e personale e se si vuole coerenza e trasparenza, ha concluso, si dovrebbe riflettere sulla gravità del cambio di casacca da parte delle consigliere confluite in Fratelli d’Italia, alle quali sono state rivolte le sue parole».

Claudio Cia (Fratelli d’Italia) ha chiarito invece di non condividere alcune affermazioni del collega Paccher: «quando si parla di coerenza, questa non è rivolta ad un contrassegno politico, ma ad un pensiero politico e se vogliamo essere duri e puri fino in fondo lo dovremmo fare a partire dalla propria esperienza personale, politica ed umana, ha dichiarato.»

Lucia Coppola (Misto) ha aggiunto che una critica anche aspra ci può stare, diverso è esprimersi con esternazioni come quelle che abbiamo letto sulla pagina Facebook del consigliere Savoi. In ogni caso questa discussione può essere l’occasione per operare una riflessione a tutto tondo sull’odio e sulla violenza delle affermazioni politiche, perché la dignità dell’aula e dell’istituzione passano anche da questo genere di atteggiamenti. «Siamo a metà legislatura, ha concluso, questo è il momento per darci delle regole e modificare questa brutta maniera di rapportarsi, respingendo frasi ed affermazioni offensive e violente.»

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Sara Ferrari (PD) ha sottolineato la gravità di quanto successo e anche la gravità dell’assenza di una condanna unanime, chiedendo che quanto accaduto sia valutato e si traggano le conseguenti decisioni di rimettere il proprio mandato, «perché non siamo qui a titolo personale, ma siamo qui per tutti i cittadini trentini. Poco importa il perdono delle dirette interessate, quanto accaduto rimane inaccettabile e non scusabile. Dobbiamo smetterla di assuefarci e dobbiamo reagire per non abbassare la nostra soglia di disagio, ha concluso».

«Le parole sono come macigni, costruiscono mondi ed hanno effetti e conseguenze precisi» – ha ribattuto Paolo Zanella (Futura). «Le parole sessiste, discriminatorie e volgari usate da Savoi non sono tuttavia un episodio isolato per il consigliere e anche per questo non possono essere liquidate in maniera superficiale. Certe affermazioni non si possono giustificare in nessun modo, tanto più che si tratta di frasi scritte e dunque pensate ed elaborate, non pronunciate nell’impeto del momento. Di conseguenza, le dimissioni dalla Lega sono del tutto insufficienti e il caso richiederebbe le dimissioni dall’aula che risulta disonorata.»

L’assessora Stefania Segnana, chiamata in causa ha replicato condannando gli atteggiamenti sessisti e le parole deprecabili del consigliere Savoi che ha chiesto pubblicamente scusa. «Ci sono parole e minacce che fanno male e persone, anche in quest’aula, che fanno battute sessiste anche pesanti, come accaduto solo poche settimane fa con le espressioni rivolte ad una senatrice di Italia viva, da parte di consiglieri che sono intervenuti in quest’aula a condannare le parole del consigliere Savoi. Va bene tutto, ma cerchiamo di essere tutti coerenti con quello che diciamo, ha detto. Facciamo tutti un personale atto di coscienza, condanniamo questi atteggiamenti, ma andiamo avanti con maggiore coerenza, ha suggerito.»

Luca Guglielmi (Lista Fassa) ha proposto di riflettere piuttosto sul fatto che un ordine del giorno di 14 punti è ancora fermo al punto 1bis, quando ci sono disegni di legge importanti da discutere, che incidono sulle vite dei cittadini e meritano l’attenzione di quest’aula. Lucia Coppola ha replicato che questa è la democrazia, non ci sono argomenti di serie a o di serie b, dopodiché il caso specifico era degno di attenzione e di indignazione. «Le dimissioni di Savoi dalla Lega, ha aggiunto, hanno ben poco valore, il passo indietro che andrebbe fatto sarebbe quello da consigliere provinciale, perché qui si è lesa la dignità del Consiglio e delle istituzioni che rappresenta.»

Mara Dalzocchio (Lega) ha sottolineato l’errore gravissimo del collega Savoi, ha ricordato le scuse tempestivamente presentate dal consigliere, ma si è chiesta se abbia senso essere qui da giorni a seguire questa singolare agenda di priorità anziché discutere passaggi con ricadute ben più importanti per i cittadini trentini in questo momento di particolare difficoltà. Tanto più che episodi di volgarità verbale si possono ascrivere anche a consiglieri di minoranza ha detto, citando alcuni casi, tra i quali una battuta del consigliere Degasperi.

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