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Io la penso così…

Navalge, Fabio Chiocchetti: «Proposta di Garavelli va inserita in prospettiva più ampia legata al turismo e allo sport»

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Spett.Le Direttore,

in merito all’articolo di Mario Garavelli, permettetemi di aggiungere alcune considerazioni. Nello specifico ha già risposto con la consueta verve l’amico e collega Michele Simonetti Federspiel, spiegando bene tra l’altro come la mostra “La Gran Vera” si inserisca in una progettazione più ampia (cui ho contribuito in qualità di direttore dell’Istituto Ladino e del Museo ladino), la quale coinvolge da decenni associazioni, istituzioni ed enti locali, nel comune intento di far conoscere non solo un momento cruciale della storia regionale ed europea, ma anche un territorio ricco di memorie e potenzialità che va da Bocche alla Marmolada.

Si parla tanto, specie in questa fase così dolorosa, di creare opportunità per un turismo sostenibile, a integrazione dell’offerta turistica che già connota la nostra valle e l’intero comparto dolomitico: ora, dopo la forzata stasi dovuta alla pandemia, sarebbe il caso di riprendere il lavoro e concretizzare senza ulteriori indugi e ripensamenti le varie fasi in cui si articola il progetto.

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Ebbene, anche la proposta di Garavelli andrebbe inserita in una prospettiva più ampia, senza dover per forza sopprimere una realtà che come potenziale “sezione ” del Museo Ladino di Fassa ha già dimostrato di potersi autofinanziare. Ora nel “piano generale” del Museo, concepito oltre 40 anni fa insieme con l’amico Cesare Poppi, è pur presente una sezione dedicata alla “Storia del Turismo e dell’Alpinismo”, prevista a Campitello, per la quale esiste già una concreta idea progettuale basata su una serie di studi storici e antropologici, nonché sostanziata da materiali, documenti, immagini, cimeli e testimonianze che andrebbero solo integrati con ulteriori ricerche.

Connaturata alla stessa concezione che contraddistingue il nostro sistema museale, vi è un’attenzione particolare per le dinamiche storiche, la quale intende stimolare il visitatore (locale e non) ad un confronto, anche “critico“, tra il passato e il presente, approccio del resto già messo in pratica nella sede centrale di Sèn Jan e nelle sezioni sul territorio finora realizzate.

Va da sé che, indipendentemente dagli spazi disponibili, l’esposizione andrebbe a concludersi esattamente con le tematiche del turismo e dello sport contemporanei, inclusi i cimeli delle “vecchie glorie” dell’alpinismo e dello sci, fino a quelli delle glorie (italiche e non) che hanno segnato i tempi più recenti.

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E questo senza escludere una riflessione più generale sul futuro e sul delicato equilibrio ambientale che il turismo di massa e un’idea di sviluppo senza limiti rischiano di compromettere.

Un’altra bella sfida, per il post-pandemia, che non riguarda solo l’Istituto Ladino, ma alla quale sono chiamati principalmente i responsabili delle amministrazioni locali, le associazioni sportive e professionali (guide alpine e accompagnatori del territorio), nonché l’intero comparto del turismo fassano.

Fabio Chiocchetti – (già direttore dell’Istituto e del Museo Ladino di Fassa)

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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